Bettino Pilli politico, civile e sociale

BETTINO PILLI E IL SUO IMPEGNO POLITICO, CIVILE E SOCIALE

di Marco Moriconi

Medico dei poveri e maestro di virtù civili, così potrebbe essere essenzialmente ricordata la figura di Bettino Pilli. Nato a Seravezza (Lu) nel 1862 da Carlo Domenico e Rosa Mattei, penultimo di otto fratelli. Aveva cominciato ben presto a manifestare interessi politici con un’iniziale formazione democratico-mazziniana passando poi alla lettura delle dottrine del socialismo umanistico ed utopistico francese da Saint-Simon a Fourier, approdando al socialismo militante grazie anche all’influsso del fratello che dopo la laurea in legge si era trasferito a Milano e lo aggiornava sugli sviluppi del movimento operaio e del nascente socialismo a livello lombardo e nazionale. Già dopo l’alluvione che aveva duramente colpito Seravezza nel 1885, poco più che ventenne, fu scelto come segretario del Comizio popolare seravezzino costituito nel 1886: con lungimiranza Pilli cercò di dare priorità alla tutela del territorio ed alla sicurezza della popolazione, soprattutto a quella che viveva lungo i corsi d’acqua, visto che l’industria del marmo, cave ed opifici in rapido sviluppo, vi scaricavano fanghi e detriti. Nel frattempo Pilli si era laureato in medicina e chirurgia a Pisa accettando subito dopo l’incarico di medico condotto nel vicino paese di Vallecchia.

Nel 1889 fu tra i fondatori della Società Operaia Mutuo Cooperativa di Seravezza, con sede a Riomagno: nell’agosto 1892 la rappresentò a Genova nella Sala Sivori al congresso costitutivo del Partito dei Lavoratori Italiani quale unico membro versiliese tra i delegati delle trecento società operaie. L’anno precedente era stato eletto nel Consiglio Comunale nelle file dei democratici e nel 1894 fece la sua prima esperienza come assessore. Nel gennaio di quello stesso anno a Carrara la polizia intervenne contro una manifestazione di solidarietà con i moti dei Fasci siciliani, guidata dagli anarchici e composta in gran parte da cavatori, uccidendo nove lavoratori e ferendone molti altri.

Crispi concedette i pieni poteri al generale Heusch che proclamò lo stato d’assedio in tutta la Lunigiana, arrestò centinaia di persone e le fece processare dai tribunali militari che emisero pesanti condanne. A Massa polizia ed esercito uccisero due dimostranti e ne ferirono diversi altri. Le manifestazioni si propagarono anche nella vicina Versilia: il 19 gennaio a Seravezza ci furono scontri ed ancora un morto e parecchi feriti. Pilli che nel 1892 era divenuto presidente della Società Operaia sostenne con temperamento i tempi aspri dello stato d’assedio che aveva portato all’interruzione dell’attività dello stesso sodalizio il quale poté riprendere la piena attività solo qualche anno dopo. Anche a Milano vennero proclamati scioperi di solidarietà contro la repressione crispina. In tutta Italia dilagava la riprovazione per la feroce repressione e il movimento operaio si rafforzò ulteriormente. Con le elezioni del 1895 per la prima volta entrarono in Parlamento esponenti del Partito Socialista Italiano.

Nel 1897, dando prova di notevole spirito organizzativo, Pilli programmò un convegno interprovinciale sul tema degli infortuni sul lavoro che ebbe larga risonanza anche a livello nazionale. L’anno dopo con un piccolo ma determinato gruppo di socialisti, tra i quali Luigi Salvatori, ancora giovane studente di legge, diede vita al primo periodico socialista del comprensorio, “Versilia Nova”. Sempre nel 1898 e di nuovo nel 1899 venne candidato alle elezioni politiche suppletive ma non risultò eletto. Il 1° maggio 1899, data scelta di certo per il suo valore simbolico, venne fondata la Pubblica Assistenza Croce Verde di Vallecchia e Pilli non poté non essere tra i promotori ed animatori. Il dottore ne curerà l’ambulatorio e sarà a lungo vice-presidente. Luoghi di ritrovo e di circolazione delle idee, concretizzazione pratica del principio di solidarietà collettiva, come poi anche le Case del popolo, questi istituti, dotati di edifici semplici e di scarne strutture, furono tuttavia di fondamentale importanza nei paesi di allora.

Da consigliere provinciale, nel 1902, rappresentò il mandamento di Vallecchia dove risiedeva da un lustro ormai, dopo aver già portato a Lucca, in precedenza, le istanze di quello di Seravezza e Stazzema. Nel biennio 1910-’12 fu tra i principali animatori delle nuove lotte sindacali dei cavatori versiliesi. Venne candidato alle elezioni del 1913 però anche stavolta senza successo: furono le prime elezioni politiche a suffragio universale maschile che sancirono il successo del “Patto Gentiloni” e che non videro un buon risultato delle sinistre. La sua attività pubblica continuò ancora per qualche anno a livello locale come assessore nella prima amministrazione a guida socialista di Seravezza (1911) presieduta da Pietro Marchi e promuovendo costantemente le istanze della classe operaia e della povera gente. Per oltre quarant’anni il suo ruolo andò ben oltre la benevola cura dei suoi pazienti, soprattutto marmisti, cavatori, braccianti, elargendo consigli e servizi alle loro famiglie, essendo il medico una delle poche persone istruite del paese. Si spostava a piedi per sentieri e mulattiere e dove poteva con il calesse tirato dal suo fidato cavallo. Erano i tempi in cui oltre alla presenza di pochi ospedali la sanità pubblica era essenzialmente rappresentata dai contratti di condotta tra lo Stato e questi volenterosi medici che, con scarse dotazioni e pochi farmaci, interpretavano il proprio lavoro come una vera e propria laica missione.

Nella sua lunga attività politica e professionale si batté per la riduzione della giornata lavorativa, soprattutto per donne e fanciulli, per una vita più dignitosa sul lavoro, per il miglioramento delle condizioni igieniche delle abitazioni e dell’alimentazione delle classi meno abbienti, per la loro assistenza sanitaria, per sostegni materiali agli alunni più poveri. Si occupò con accortezza delle malattie professionali diffuse tra i cavatori e gli operai dell’industria del marmo e come già ricordato della prevenzione degli infortuni, sostenendo con forza la necessità di una legge nazionale per la prevenzione dei rischi, per la tutela della salute del lavoratore, per periodiche ispezioni sui luoghi di lavoro, per l’assicurazione obbligatoria degli operai a carico dei padroni e per l’indennità in caso di invalidità permanente o morte.

Nel 1925 giunto all’età del pensionamento l’amministrazione comunale di Pietrasanta, nonostante le rigidità del Ventennio, volle tributare al medico di Vallecchia una pubblica riconoscenza con una toccante cerimonia alla presenza delle scolaresche, di larga parte della cittadinanza, di associazioni e amministratori di tutta la Versilia. Il “dottore dei poveri” era certamente stimato anche da chi non faceva parte della cerchia dei suoi interessi ideologici e sindacali. Aveva vissuto con un tenore di vita modesto, “francescano” come fu detto, invecchiando senza essersi arricchito nonostante avesse sposato la nobildonna Olga Tomei Albiani. Si spense serenamente nella sua casa in località Belvedere a Vallecchia alla vigilia del secondo conflitto bellico, nell’autunno del 1939. Ma la sua gente non lo dimenticò e appena poté ricostruì l’edificio della Pubblica Assistenza distrutto dal passaggio del fronte e nel 1950 vi pose un busto in marmo con un’epigrafe dettata dall’amico Enrico Pea, monumento che ancora oggi domina l’ingresso del Centro Civico a lui intestato: “Questa lapide / a ricordo dell’apostolato di un medico / è atto di sterile formalità / ove non sia termine e sprone ai venturi / ad emulare le virtù civili / di cui / Bettino Pilli / fu maestro in vita”. Nel suo romanzo “Solaio” (Sansoni, Firenze, 1941) lo scrittore versiliese aveva riecheggiato la sua figura quando racconta di un giovane medico che trasportato dal suo cavallo svolgeva con dedizione il suo compito tra gli abitanti del paese, nella zona collinare sovrastante Vallecchia. Nello stesso 1950 l’amico e compagno Pietro Marchi ebbe a scrivere di lui parole significative e riconoscenti: “Un temperamento come il suo, portato per natura ad una missione di vero e proprio apostolato verso i suoi simili, non poteva non sentirsi affascinato dall’allora incipiente socialismo, che Egli concepiva e sentiva come forza di elevazione e di progresso in tanta parte del popolo, lasciato dalla borghesia in uno stato di deplorevole arretratezza. […] Il dottor Bettino Pilli, che fu soprattutto il medico dei poveri e degli infelici, non poteva non sentirsi attratto dalla dolorosa miseria testimoniata dai lavoratori e non poteva non sentirsi pienamente solidale con essi”.

Nel 2009 in occasione del 70° anniversario della morte e nel 2012 in quella del 150° della nascita di Bettino Pilli si sono tenute commemorazioni in suo onore alla presenza delle autorità cittadine e dei nipoti.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...