Codogno bassa lodigiana Marigo

LETTERA APERTA SUL LODIGIANO

Giandiego Marigo, referente Convergenza Socialista di Codogno (LO)

Le statistiche ci consegnano la verità matematica di un Lodigiano con una incidenza tumorale maggiore persino della Terra dei Fuochi, ma il silenzio ipocrita di un racconto, condiviso, super partes e sotto ogni bandiera, fatto di terra nostra, sana, ubertosa e vivificante accoglie questa verità.

Mentre l’area grigia di retro sagrestia, interpretata di volta in volta dalle diverse finte fazioni che la contraddistinguono, oggi con la Lega, ci prospetta un futuro privatizzato e finanziario anche per la sanità.

Silenzio e mistificazione, la verità è altra.

Un’agricoltura fondata sula chimica, un effetto ombrello che ci regala molto del PM10, il PM5 ed il PM2,5 milanese, acque contaminate, trascurate, i residui mai sanificati di un passato industriale e nucleare fortemente inquinante, una logistica selvaggia che aumenta a dismisura la mole di traffico che attraversa il territorio, un Grande Fiume lasciato in un angolo e mai veramente valorizzato, sino ai treni pendolari a gasolio sulla tratta Cremona-Pavia.

La sensibilità ecologica e la cultura del biologico, per quanto finta e di maniera possa essere in questo sistema, per modaiola che sia, non ci tocca se non di striscio, preferendo il pavese ed il Piacentino per esprimersi al meglio.

Il silenzio delle istituzioni, dell’associazionismo del volontariato, dei giornali locali di riferimento, dell’onnipotente (nel lodigiano) area curiale è tremendamente rumoroso e ha l’odore della dimenticanza, della condanna ad essere dependance di una ex provincia più importante, sia essa la Cremona-Pavia piuttosto che la grande Milano.

Una cultura falsamente contadina, che non conosce nemmeno i propri riferimenti storici ed etici, affidandosi completamente alla speculazione edilizia e all’agricoltura industriale e a una valorizzazione del territorio del tutto formale ed unicamente dichiarata, ma non praticata.

Certo nessuna di queste concause è realmente scatenante, come non lo sono i numerosi bruciatori che producono energia sporca che popolano l’ex provincia. Fatto sta che questo territorio appare condannato a percentuali di incidenza del cancro sempre più alte e perdonate il vegano che è in me di stigmatizzare anche la cultura dell’allevamento e della carne, con tutti i suoi eccessi fra queste concause.

Forse è giunto il momento, perdonatemi il modo giusto di porre per il nostro caso è un “sarebbe giunto il momento”, di reagire, di far sentire la voce non formale e di facciata di un lodigiano altro, con una visione di futuro diversa dall’agricoltura industriale, l’allevamento intensivo, la logistica e la produzione di energia.

Una visone che comprenda la parte ludica ed il reale elogio unito alla pratica della bellezza di questo territorio. Che sappia valorizzare, nel senso dell’appartenenza ad un contesto e della salvaguardia le immense potenzialità naturalistiche e territoriali di questo pezzo di mondo. Che superi le ipocrisie formali dell’apparenza, dietro alle quali si nasconde un egoismo ed una insensibilità più che provinciali.

Non ci si confonda chi scrive ama non potrà essere liquidato con un’alzata di spalle, l’incidenza tumorale è reale, incombente ed è lì a dimostrarci qualche cosa a dirci che stiamo sbagliando.

Chi scrive è anche convinto che oltre alle cause fisiche ed ambientali esistano delle concause sottili, spirituali e somatiche all’incidenza dei tumori ed al loro procrearsi. Questo non lo dice solo lo scrivano stolto che stende queste righe, ma lo affermano insigni scienziati e ricercatori. È convinzione diffusa di molte scuole di medicina più o meno alternativa che sia ed allora, forse, qualche domanda sul “dove stiamo andando”, fatta con serietà e rivolta al cambiamento si deve pur porsela.
Domanda e cambiamento, però, non gli innumerevoli, ininfluenti, formali tavoli sul territorio che molto dicono, altrettanto è promettono , ma che tanto poco fanno quindi, ma una volontà collettiva e se si vuole super partes (anche se chi scrive non crede nella neutralità) di cambiare, che investa la regione e le sue follie privatistiche e tecnicizzate, che ci riconsegni un territorio a misura d’essere vivente e non solo qui!

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