Convergenza Socialista socialismo sinistra partito socialista CS Nuovo Stato Sociale euro mese

STEFANO FASSINA E L’EURO

di Renato Gatti

Premessa

“Un paese che si trovi in posizione di creditore netto rispetto al resto del mondo dovrebbe assumersi l’obbligo di disfarsi di questo credito, e non dovrebbe permettere che esso eserciti nel frattempo una pressione contrattiva sull’economia mondiale e, di rimando, sull’economia dello stesso paese creditore. Questi sono i grandi benefici che esso riceverebbe, insieme a tutti gli altri, da un sistema di clearing multilaterale. Non si tratta di uno schema umanitario filantropico e crocerossino, attraverso il quale i paesi ricchi vengono in soccorso ai poveri. Si tratta, piuttosto, di un meccanismo economico altamente necessario, che è utile al creditore tanto quanto al debitore”
J.M.Keynes Activities 1940-1944 pp. 276-77

L’articolo di Fassina

Il Sole 24 Ore di sabato 20 maggio titola (travisandolo) l’articolo di Stefano Fassina “Necessario un piano B per il divorzio amichevole”.
Questo articolo si divide in tre sezioni: la prima di analisi del sistema euro, la seconda di proposte politiche per correggere i trattati (piano A), la terza l’indicazione di un divorzio amichevole (piano B). Dalla lettura, che finalmente chiarisce, a me almeno che finora ero in dubbio sulle posizioni di Fassina, l’approccio dell’economista al tema “euro sì euro no”, argomentato e gerarchico: c’è un piano A e in assenza un piano B, e non come titola il sole, la primaria necessità di un piano B.

La prima sezione

Non a caso, in premessa, ho riportato un passo anti-mercantilistico di Keynes. “Il mercantilismo – scrive Fassina – fonda la crescita della propria economia sulla domanda altrui. Tutti cerchiamo la domanda altrui, le nostre esportazioni, attraverso la svalutazione interna, in particolare del lavoro”.
Ora la domanda altrui la cerchiamo anche con una maggior competitività dei nostri prodotti, competitività che deriva non necessariamente dalla svalutazione interna del lavoro, ma anche e soprattutto, dalla maggior produttività. Ne deriva che, salvo le purtroppo poche eccezioni italiane, se nel nostro Paese il capitale da produttivo diventa finanziario; se l’imprenditore, anche per mancanza di capitali, non investe in produttività, che vuol dire innovazione e tecnologia; se lo Stato non interviene con investimenti pubblici su quelle infrastrutture strategiche per sviluppare la tecnologia (banda larga per esempio) c’è poco spazio per trovare la domanda altrui, ma al contrario sarà la domanda nostra a rivolgersi ad altre economie. E la risposta sarà la svalutazione del lavoro.

Uscire dall’euro per poter attirare la domanda altrui tramite svalutazione del cambio è l’illusione degli economisti da bar, che sottostimano le conseguenze di una rincorsa di svalutazioni competitive che necessariamente sfocia in una guerra non solo economica; che non realizzano che la svalutazione competitiva è una droga che aggrava il male, perchè evita di affrontare il nocciolo della bassa produttività e che poco a poco emargina il Paese dai commerci mondiali; che non dicono che la svalutazione del cambio della moneta agisce in primis su salari e pensioni realizzando, per altra strada, ancora e sempre la svalutazione del lavoro.
Che l’Europa e l’euro oggi siano disegnati in modo da favorire anzichè moderare, come predicava Keynes in premessa, il mercantilismo, mi pare una tesi totalmente condivisibile.
Meno condivisibile la posizione di Fassina quando afferma che “ci auto-narriamo come “peccatori” a fronte dei “santi” al centro del continente. Insistiamo su problemi interni, veri ma di secondo ordine, per spiegare le nostre misere performance.” La fuga del capitale dal mondo produttivo, l’ignavia dell’imprenditore che cerca la commessa “sicura” anzichè ricercare il rischio della sfida, la misera filosofia politica e l’incapacità dei governi di questi ultimi anni, la mancanza di una proposta forte del mondo sindacale e del lavoro in genere, sono, a mio parere problemi interni di primaria e non secondaria rilevanza.
Le proposte Fassina le elenca nella seconda sezione.

La seconda sezione

Elenco, con brevi commenti le proposte che Fassina fa e che potrebbero costituire l’agenda politica di una sinistra che finalmente può ritrovare un campo di comune interesse su cui operare nel politico.

  • Introduzione di standard sociali e ambientali agli scambi di merci e servizi e blocco del Ceta e Ttip.
    Nella ricerca della domanda altrui i paesi mettono in atto manovre finalizzate a rendere (ai limiti della correttezza) più competitive le proprie merci. Si chiamano dumping che possono essere sociali, regolamentari ma anche e soprattutto fiscali; basti pensare ai comportamenti dell’Irlanda nei confronti delle multinazionali dell’on-line.
  • Riscrittura dello statuto della Banca centrale europea sul modello della Federal Reserve degli Stati Uniti.
    Ciò significa di porre tra gli altri obiettivi della Banca quello della piena occupazione, e significa anche avere nella BCE la banca di ultima istanza.
  • Applicazione di un meccanismo finanziario punitivo per i saldi commerciali positivi, come tratteggiato da Keynes nel 1943.
    Fassina si riferisce non solo a quanto riportato in premessa, ma anche a meccanismi di riequilibrio che tendano a smussare l’eccesso di esportazioni a favore dei paesi maggiormente importatori.
  • Inserimento di una golden rule nelle regole di finanza pubblica.
    La golden rule di Delors prevede che gli investimenti pubblici (con moltiplicatore >1), non siano conteggiati nel deficit. Ciò permetterebbe di perseguire un rigoroso pareggio nelle spese correnti ma non ostacolerebbe la ricerca di maggior PIL, maggior produttività, maggior occupazione, minor debito ottenibile con investimenti pubblici produttivi.
  • Completamento equo dell’Unione bancaria.
    Che significherebbe mettere su giusti binari la soluzione degli NPL, mutualizzazione del debito, del bail-in.
  • Realizzazione di una conferenza europea per la sostenibilità dei debiti sovrani, come fatto per la Germania, dopo la II guerra mondiale.
    Ricercare cioè strade diverse da quella seguita con la Grecia.

Aggiungerei l’impostazione di un piano europeo di intervento programmatorio finalizzato alla convergenza dei fondamentali di tutti i Paese aderenti.

La terza sezione

Riporto, para para, le parole di Fassina.
In assenza di correzioni (quelle proposte nella sezione precedente), per evitare il naufragio del Titanic Europa occorre provare a negoziare, come da ultimo scrive Joseph Stiglitz, un piano B per il divorzio amichevole per tutti gli sposi, senza rotture unilaterali, della moneta unica.
L’obiettivo non è continuare il mercantilismo con altri mezzi: la svalutazione della moneta invece che del lavoro.
Non è neanche la chiusura autarchica.
L’obiettivo è un sentiero pro-labour di integrazione della Ue, una cooperazione tra Stati meno regressiva e la ricostruzione delle condizioni minime per un keynesismo 2.0.”

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...