Convergenza Socialista socialismo sinistra partito socialista Capitalismo Socialismo

BONUS O INVESTIMENTI. METODO SCIENTIFICO E COMUNICAZIONE MEDIATICA

di Renato Gatti

L’era berlusconiana ci ha lasciato, oltre a risultati politici ed economici discutibilissimi e problematici, una eredità culturale che ha segnato un mutamento nel senso comune del nostro Paese. Tale eredità si connota, a mio parere, su due componenti che sono complementari l’una con l’altra: la personalizzazione della politica e la cultura della comunicazione.

Queste due componenti sono divenute costanti culturali nel pensiero e nel senso comune, in modo tale per cui oggi sono entrati nei paradigmi del nostro modo di pensare e soprattutto non sappiamo, ma direi meglio, non ci pensiamo neppure di sottoporre a critica.

Oggi parliamo sempre più di leaders e sempre meno di idee e programmi di cui questi leaders sono portatori, e la “comunicazione” è divenuta lo strumento quasi unico nel processo di ricerca del consenso, in particolare di quello elettorale. Un leader che comunica bene, che ha un suo stile di comunicazione è la premessa per la fondazione di un partito politico al di là e prima dei suoi programmi.

Ben altra è la cultura politica cui, personalmente, amerei far riferimento, una cultura che guarda ai fatti con approccio scientifico, con metodo scientifico ovvero con approccio sperimentale dei fatti che si vogliono analizzare e sui quali esprimere un giudizio.
Porto ad esempio i bonus da 80 € erogati dal governo Renzi; con grande comunicazione sono stati presentati come l’elemento essenziale per far ripartire la domanda interna che, con virtuosa spirale, avrebbe migliorato la produzione, l’occupazione, il PIL e abbassato il deficit ed il debito.
Nella realtà nell’ultima relazione di Banca d’Italia (cfr. Riquadro a pagg. 76-77), si stima che solo il 40% di tale intervento si sia tradotto in consumi.
Visti gli scarsi risultati gli 80€ nella comunicazione renziana hanno cessato di essere l’elemento essenziale per risolvere i problemi del paese e sono diventati, sempre con grande effetto comunicativo, “la più grande operazione di redistribuzione del reddito mai attuata”.

Recentemente è stato pubblicato il libro di Roger Penrose “Numeri, teoremi & minotauri”, il titolo inglese è forse più esplicito: ”Fashion, faith and fantasy in the new physic of the universe”; un libro difficile ma che in sostanza cerca una risposta alla domanda: è davvero possibile che una disciplina rigorosa come la fisica, in cui dovrebbero contare solo il potere esplicativo delle teorie e il confronto delle loro predizioni con l’esperimento, sia terreno di mode, di fedi e di fantasie.
Se la fisica sta così, immaginate come stanno discipline meno severe come l’economia, per non parlare della politica.
Proprio a proposito di bonuses voglio invece segnalare il Rapporto Nens (Nuova economia nuova società – rivista diretta da Bersani e Vincenzo Visco) del dicembre 2016 intitolato ANDAMENTI E PROSPETTIVE DELLA FINANZA PUBBLICA ITALIANA.

Il lavoro ha l’obiettivo di costruire uno scenario di politica economica e fiscale alternativo a quello proposto dal governo, in cui vengono azzerate alcune poste, come i famosi 80 euro, e vengono invece previsti investimenti produttivi ad elevato moltiplicatore. La strategia del governo si è infatti ispirata sostanzialmente a riduzione delle imposte, tagli alla spesa pubblica, tagli agli investimenti in un contesto di stagnazione e deflazione. Soprattutto la sua azione ha puntato sulla fiducia che i suoi interventi producessero maggiori consumi e di conseguenza maggiori investimenti. Si è attuata l’eterna manovra che spera di ottenere certi risultati dagli incentivi regalati, senza puntare decisamente a contrattare, fare trade-off tra obiettivi e incentivi.

La strategia alternativa si è invece costruita su tre effetti simulati partendo da: a)smaltimento progressivo delle clausole di salvaguardia; b) revoca di vari interventi del governo Renzi; c)introduzione di efficaci misure antievasione; d) aumento degli investimenti sia a livello centrale che ad opera dei comuni.
Com’è noto, negli ultimi tempi sia il Fondo Monetario Internazionale, che l’OCSE, che economisti importanti come Summers, hanno consigliato una politica di investimenti pubblici in infrastrutture come strumento per uscire dalla crisi. Questa strategia è chiaramente alternativa a quella adottata dal governo italiano.

Tralascio le note metodologiche che il rapporto segnalato ha adottato, voglio solo sottolineare che il calcolo degli effetti moltiplicativi indotti dalla contromanovra si sono basati sull’uso dei moltiplicatori fiscali dinamici riportati in Locarno, Notarpietro e Pisani (Banca d’Italia WP n. 943 del 2013).

Un approccio scientifico che ha dato evidenza ai seguenti effetti:
1. A fine 2018 la crescita cumulata del PIL si sarebbe attestataad un livello di +5,9%, mentre quella attualmente considerata raggiungibile sfiora appena il 4%;
2. L’indebitamento netto per il 2017 si collocherebbe all’1,8%,mentre quello atteso dal governo prevede di attestarsi al 2,3%;
3. Il debito pubblico scenderebbe al 127% del PIL, almeno 2,5 punti in meno della stima governativa.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...