Socialismo è ora

RISPOSTA, LETTERA APERTA SU “QUALE SINISTRA”

di Giandiego Marigo

Compagni radical-socialisti, Movimento Radical-Socialista,

rispondo con fatica alla vostra perorazione e richiesta. “Quale sinistra”?

Ne ho scritto moltissimo, forse persino troppo e, sinceramente, il rivedere un Accrocchio Elettoralistico, finalizzato al raggiungimento del fatidico 5% o peggio destinato ad un’alleanza forzata e predestinata con il PD mi nausea e mi umilia.

Mi sono buttato avanti, dopo i miei lunghi anni di militanza nella Sinistra Extraparlamentare ed in DP, ho vissuto la parabola del Movimento Viola, di quello referendario sul Nucleare e sull’Acqua, ho partecipato attivamente e con ruolo alla parentesi nefanda dell’Altra Europa con Tsipras. Ho persino indagato le reali possibilità di essere d’area pur lavorando con M5S, candidandomi alle regionali lombarde. Ed ora?

Per carità, lo premetto, uso me stesso, non già come esaltazione dell’Ego, ma come metafora d’una parabola che molti hanno vissuto, in un modo o in un altro.
I nomi stessi dei leader in gioco dicono molto. Bersani, D’Alema, Pisapia, Civati, Fassina, Ferrero, Vendola e dalle catacombe rimbomba persino l’intervento saltuario di Bertinotti, pur con qualche inserto interessante qua e là trovo questo quadro devastante e sintomatico.

Quale sinistra? La domanda mi pare piuttosto: A questo punto ha ancora qualche senso parlare di sinistra?
Oppure le incrostazioni hanno raggiunto un livello tale da definire questo termine come “inadeguato a descrivere un’area”? Forse preferirei sentir parlare di Socialismo, forse!

Non questa quindi, non la sinistra di chi, a suo tempo rinnegò l’idea stessa, aderendo ad una “Vocazione Maggioritaria” che era, palesemente, direzionata alla frantumazione ed alla eliminazione anche fisica della pluralità e della cosiddetta Sinistra Radicale.

Non con coloro che tentennarono ed aderirono al SI in fase referendaria, accettarono e votarono il Job Act, l’abolizione dell’Art.18, ogni bruttura e difforma, salvo poi accorgersi d’essere fra i “rottamati”, o che funzionarono da supporter alla parabola neoliberista del PD.
Preferisco grandemente continuare a camminare nel deserto.

L’Area di Progresso e Civiltà deve svilupparsi dal basso, facendo della partecipazione, della condivisione solidale, da una visione realmente altra, orizzontale, circolare e che faccia del “Controllo democratico dal basso” la sua arma vincente ed il metodo d’espressione.
Non è il nostro caso, direi, in quest’unione che diviene urgente ora, che si avvicinano le elezioni, mentre lo era da anni ed anni e per tutto il tempo è stata implorata, richiesta e perseguita da molti, mentre alcuni degli interpreti principali della leadership funzionavano da ostacolo e freno affascinati, come ora, per altro dalla certezza delle loro poltrone stando vicino al PD.

Sinistra è, ammesso che abbia ancora senso chiamarla così: lontano dal PD! E non per scelta elettoralistica, ma per pratica politica di lungo corso.
É Antiliberista, anticapitalista, Socialista. Plurale e Solidale, attenta alla spiritualità ed all’aspetto più squisitamente “umano” dell’alternativa sistemica.

Non dico nulla di nuovo, in realtà, nulla che non sia stato scritto, detto, ripetuto milioni di volte. Nulla che non sia, oggi, del tutto utopistico, irreale e lontano dal “pensiero elettoral-strumentale” delle segreterie e delle lobbies che fremono per il Marasma Elettorale.

Appelli? Quanti ne abbiamo vissuti, da intellettuali più o meno conclamati (generalmente ben pagati e riconosciuti) da giovani figli di padri illustri, da fratelli, cugini e parenti prossimi d’eroi morti, da gruppi d’amici al bar? Quanti?
Eppure siamo ancora qui a domandarci Quale sinistra?

Mentre l’Europa e l’Euro ci massacrano, umiliandoci, impoverendoci, facendo di noi una sottospecie di colonia, perchè colonizzati lo siamo da sempre.
Non sono un NO EURO, non penso che si possa limitare la tematica ad una moneta facendone slogan d’utilità, il discorso è complesso, articolato, ma tutta quella fetta di sinistra che si riconosce in questo slogan non va assolutamente abbandonata.
Molti sanno, non l’ho mai nascosto e l’ho dichiarato anche in fase di costituzione della segreteria che io sono nella direzione di Convergenza Socialista, partito piccolo, in fasce, ma forse iniziare dall’ABC è l’unica strada rimastaci.
Ha senso organizzare, sperare, investire in una Sinistra assolutamente dubbia, che corre il rischio concretissimo (per esperienze precedenti e ricorrenti) una volta eletta o immediatamente dopo di “rappresentare unicamente gli interessi degli eletti? E di farsi quindi i casi propri, forse anche con coscienza, ma sicuramente con discreta certezza?

Io credo, e finisco questa risposta che pubblicherò anche sul sito di Convergenza, che sia giunto il momento di ricominciare a parlare di Socialismo, a spiegare l’ABC dell’alternativa sistemica, a domandare anche a noi stessi perchè siamo qui e cosa ci stiamo a fare se siamo del tutto impotenti e disarmati, costretti ad alleanze suicide, obbligati ad accontentarci di quel che c’è del meno peggio, senza mai poter definire quello che vediamo al di là dell’orizzonte.

Ammucchiate elettorali, quindi, No Grazie!

Fanno solo male attraversare il deserto, lo dico da tempo, ma per trovare la “Terra Promessa” anche se le certezze difettano ed è un atto di fede.
Esserci però, davvero, nei territori, prendendosi la responsabilità e definendosi per quello che siamo, Socialisti!
In Europa i partiti socialisti rappresentano la speranza, creiamo un’area socialista forte, che valga la pena invece di perderci in alchimie elettorali ed in condivisioni dubbie, con personaggi vocati al voltagabbana post elettorale (per lunga esperienza in quell’azione).

Agli scrittori d’appelli, più o meno in buona fede, io dico: Se vi fosse stata la minima volontà reale a ricostruire un’area di sinistra forte e rappresentativa, se questo fosse realmente negli interessi dei leader convenuti e che oggi ci ripresentate “riscaldati” questo sarebbe già semplicemente successo…da tempo!

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