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IL DOCUMENTO DI RISORGIMENTO SOCIALISTA

di Renato Gatti

confronto con il documento Fassina

Premessa
In questi mesi di mutamenti geo-politici e di elezioni in Francia, Germania e Italia, ci si interroga sulle scelte strategiche a lungo termine, ed in particolare sul futuro dell’Europa e dell’euro; il Sole 24 Ore per iniziativa di Zingales ha aperto una raccolta di pareri e studi di tutti gli economisti proprio su questo argomento. E’ un argomento di non poco conto visto che stiamo parlando della costruzione dell’Europa cui ci siamo dedicati da 50 anni a questa parte, costruzione che dà evidenti segni di crisi e segnali di possibile implosione.

Gli interventi sul Sole 24 ore nella loro grande maggioranza indicano, anche da parte di chi ha sempre giudicato un errore la costruzione di una moneta unica in mancanza dei presupposti indicati da Mundell per un’area valutariamente ottimale, che l’uscita dall’euro sarebbe, al punto cui siamo arrivati, un’operazione sbagliata e molto pericolosa per il nostro Paese.

Il documento Fassina
In un mio precedente articolo, apparso su Convergenza socialista, prendevo in esame la proposta Fassina che riassumo molto sinteticamente in tre punti:
• Stante la impostazione mercantilista cui è sfociata l’Unione Europea, non rimane che puntare prioritariamente su un piano A;
• Il piano A consiste in ricercare revisioni dei trattati che puntino a mutare la sostanza mercantilistica dell’Unione creando: l’introduzione di standard sociali ed ambientali, una vera unione bancaria, un scissione tra banche d’affari e non, inserendo la piena occupazione nello statuto della BCE, adottando la golden rule di Delors, creando meccanismi keynesiani che compensino eccessi di bilancie commerciali positive con carenze di bilancie negative, investimenti pubblici con moltiplicatore > 1.
• In mancanza di questi mutamenti, puntare su un divorzio amichevole che tuttavia non continui il mercantilismo con altri mezzi ovvero con la svalutazione competitiva, ma ricerchi una nuova cooperazione ispirata alle condizioni minime per un keynesismo 2.0.

Il documento di Risorgimento Socialista
Il documento di Risorgimento socialista (d’ora in poi RS) si differenzia dal documento Fassina su due punti fondamentali. Se infatti l’analisi sulla deriva mercantilista presa dall’Europa germanizzata, coincide con l’analisi di Fassina, i punti di differenziazione sono:
a) la strategia è molto diversa
b) la soluzione proposta differisce notevolmente da quella (invero un po’ fumosa) di Fassina.

Vediamo il punto a)
Il punto di partenza del documento di RS è che “siamo di fronte ad un probabile scenario di progressiva disgregazione dell’euro, che potrà anche essere rallentato da qualche apertura del (possibile) nuovo Governo socialdemocratico tedesco, ma che potrebbe non essere invertibile per assenza di interventi sufficientemente coraggiosi”. Insomma il piano A di Fassina è dato per spacciato, al punto che non vale neppur la pena di provarci dovendo, al contrario, dedicarsi a “come gestire, in forma negoziale, una possibile autocombustione dell’euro, mettendo a punto, a livello interno, le opportune contromisure per limitare gli effetti dello shock da fuoriuscita sulla domanda aggregata e sui movimenti di capitale, ed all’esterno, gli accordi necessari per ripagare i saldi Target 2 e la quota di debito pubblico detenuta da soggetti esteri, e per mantenere un meccanismo di cooperazione monetaria europea più adattabile alle esigenze dei singoli Stati”.

Siamo cioè di fronte ad una procedura “concorsuale”, non alla dichiarazione di fallimento ma all’apertura di un “concordato preventivo” con obiettivi che richiedono una compiacenza improbabile da parte dei Paesi creditori e per parte nostra comporta “conseguenze sociali pesanti, soprattutto per i ceti sociali più fragili. Non sarà una passeggiata. Ci saranno forti fughe di capitali (…) e fenomeni di fiammata inflazionistica legati ad iniziali super-svalutazioni”.

Quindi sul fronte strategico per RS è inutile lottare per un piano A, ma serve soltanto evitare i danni di un divorzio amichevole, che comunque non sarà una passeggiata.

Vediamo il punto b)
Mentre Fassina, in caso di fallimento del piano A, persegue un divorzio amichevole che tuttavia non continui il mercantilismo con altri mezzi ovvero con la svalutazione competitiva, ma ricerchi una nuova cooperazione ispirata alle condizioni minime per un keynesismo 2.0., RS fa una ben diversa proposta.

La proposta riprende quella di Oskar Lafontaine per un ritorno ad un sistema analogo a quello dello SME; in sostanza l’introduzione di fasce di oscillazione dei cambi delle monete tornate nazionali; ma l’ampiezza della fascia sarebbe del 15% per i paesi in difficoltà e del 3% per i paesi in salute. Al di là dei tecnicismi si ripropone una svalutazione competitiva (che Fassina definisce come perseguimento del mercantilismo con altri mezzi) controllata con una moneta virtuale di riferimento, l’ECU così come lo era il BANCOR di Keynes. La differenza delle bande di oscillazione “impedirebbe alla Germania di neutralizzare le svalutazioni competitive fatte dai Paesi in disavanzo commerciale mediante parallele svalutazioni del marco”.

Quindi la proposta di RS è quella delle svalutazioni competitive italiane in un accordo che vieterebbe alla Germania di attuare svalutazioni parallele.

Ma la proposta, e RS lo riconosce nella conclusione del suo rapporto, ha un limite. “Con gli equilibri di potere attuali in Europa (la proposta di RS) è improponibile. Tuttavia ciò non esime chi oggi si trova all’opposizione di cercare una possibile soluzione ad una situazione che appare senza via d’uscita. (…) Si tratta, per certi versi, di una obbligazione morale”.

Conclusione
A mio parere la lotta politica non può limitarsi alla ricerca di evitare il peggio e limitare gli effetti dello shock, sta invece nella ricerca di cambiare l’ordine delle cose verso la soluzione che riteniamo migliore e che a mio avviso è quella di un socialismo del XXI secolo. Il piano A di Fassina contiene obiettivi di sistema non solo monetari ma che riguardano l’economia reale, penso alla golden rule di Delors, e che Fassina descrive come una nuova cooperazione ispirata a un keynesismo 2.0.

Ma proprio con riguardo a strumenti non solo monetari, vorrei notare che la Germania ha raggiunto una egemonia mercantilistica attuando l’agenda 2010 basata su: deflazione salariale, austerità nei conti pubblici e pressione sul rialzo della produttività totale dei fattori. Un piano che ricorda il “Protocollo Ciampi” in cui si concordava la moderazione salariale a favore di investimenti in produttività con l’ausilio di una politica governativa congrua allo scopo. Il risultato fu che i salari si bloccarono e sono ancora bloccati, ma sul fronte degli investimenti per la produttività, zero assoluto. Da lustri la nostra produttività è se non negativa adagiata sullo zero. Ma non è allora la nostra incapacità di attuare i protocolli, la fuga dei capitali verso lidi finanziari anziché produttivi, l’ignavia di una certa imprenditoria ad essere alla base della nostra crisi e non l’euro?

Vorrei ancora sottolineare che il nostro Paese ha una bilancia commerciale positiva (grazie a quelle imprese che hanno investito in tecnologia e innovazione) per cui se abbiamo problemi nella bilancia dei pagamenti (il nostro debito Target 2 è di 300 miliardi) tali problemi non nascono dalla bilancia commerciale ma dai movimenti di capitale. Non è allora il capitalismo finanziario il vero cancro del nostro sistema?

Inoltre se guardiamo al mio recente articolo “Bonus o investimenti” possiamo essere ragionevolmente convinti che una politica economica fondata sugli investimenti a moltiplicatore >1 non ci condannerebbe ad una crescita da prefisso telefonico, ma potrebbe costituire una vera uscita dal tunnel. Sarà presto per trarre conclusioni, ma i dati Istat sembrano confermarlo, ma azioni mirate sull’economia reale, parlo dei provvedimenti Calenda su iper ammortamenti e industria 4.0, hanno generato un balzo del +19% nel fatturato della meccatronica e del 3% nell’industria.

Ma allora in pieno show dell’economia 4.0 perché non porci obiettivi di economia reale anziché dare tutta la colpa alla Germania e all’Euro, e cercare strade improbabili in politiche monetarie?

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