Evasione fiscale

LA SCONCERTANTE POSIZIONE DI RISORGIMENTO SOCIALISTA

di Renato Gatti

“Uno dei tratti più fumosi ed ingannevoli dei vari discorsi pronunciati al Teatro Brancaccio nella kermesse del 18 giugno (comune ai discorsi di Montanari, Falcone, Fratoianni, ecc.) è questa insistente litania, ripetitiva ed ossessiva, verso la lotta all’evasione fiscale, la revisione delle aliquote e l’introduzione di una tassa patrimoniale, bla bla bla.
Erano discorsi che potevano avere un senso negli anni ’80, non certo oggi che abbiamo l’IVA al 22% e siamo entrati in una drammatica spirale di recessione, de-industrializzazione e crollo del PIL, tutto a causa delle scellerate politiche di austerità imposteci dalla Troika!
Paradossalmente, se oggi lo Stato mettesse in atto un regime di maggiore repressione fiscale, tutto ciò non farebbe altro che peggiorare ancora di più i dati drammatici della nostra recessione, contribuendo a fare chiudere ancora un bel po’ di aziende.
L’evasione fiscale non c’entra un tubo con il crollo del nostro PIL e parlarne in modo così ripetitivo è funzionale ad un’unica cosa: nascondere al popolo le vere ragioni della crisi.
Noi socialisti siamo gente seria, dobbiamo dire le cose come stanno al nostro popolo, dobbiamo spiegare che le politiche di austerità della U.E. avevano come obiettivo deliberato quello di portarci in recessione…..altro che lotta all’evasione fiscale!
Basta con la fuffa dei sinistrati, macchiette funzionali ai Poteri forti che hanno distrutto questo Paese!”

F.to Giuseppe Angiuli

Quella sopra riportata è la posizione di Risorgimanto Socialista secondo cui, occorre dire al popolo che l’evasione fiscale è una insistente litania, ripetitiva ed ossessiva e che se lo Stato mettesse in atto un regime di maggior repressione fiscale non farebbe altro che far chiudere un bel po’ di aziende.

Ricordo l’articolo di Stefano Fassina “L’evasione di sopravvivenza”, articolo in cui l’allora vice-ministro dell’economia giustificava l’evasione fiscale per permettere ai contribuenti tartassati di non cadere nella povertà più disperata. Criticai quell’articolo sostenedo che: o le imposte sono vessatorie e riducono alla fame ed allora un vice-ministro si dà da fare per renderle tollerabili o l’intervento di Fassina era una istigazione a delinquere.

Siamo seri l’evasione fiscale è uno dei fondamentali più malefici della nostra economia:

· fa mancare introiti alle casse dello Stato vietando di fatto investimenti produttivi che con un moltiplicatore > 1 farebbero crescere il PIL ( ma Angiuli sostiene che “L’evasione fiscale non c’entra un tubo con il crollo del nostro PIL”);

· crea un insopportabile senso di ingiustizia tra i percettori di redditi da lavoro e pensione che pagano le imposte fino all’ultimo centesimo, mentre altre categorie riducono illegalmente il loro contributo fiscale;

· genera una concorrenza sleale che distorce il mercato e penalizza le imprese più oneste.

Se poi parliamo di imposta patrimoniale non si può non considerare che il sistema di capitalismo finanziario che stiamo vivendo, genera strutturalmente spostamento di ricchezza dagli outsidera verso gli insiders; tutte le transazioni finanziarie spostano ricchezza e non ne generano, secondo lo schema marxiano D-D’ contrapposto allo schema D-M-D’; laddove in quest’ultimo schema al maggior denaro D’ corrisponde maggior ricchezza non monetaria, cosa che invece non succede nel primo schema. Recentemente pare, secondo l’ISTAT, che la maxi-distribuzione rappresentata dagli 80€ abbia abbassato l’indice Gini (lasciando però i poveri ancora più poveri) indice che tuttavia sta ancora al di sopra della quota 30.

Una vera patrimoniale sulle grandi ricchezze, cioè su quei renditieri che hanno una bassa propensione ai consumi (preferendo l’esportazione di € all’estero per paura del ritorno alla lira) potrebbe contribuire a trovare risorse per le casse statali, ridurre sotto 30 l’indice Gini e migliorare di molto il ratio debito/PIL sia nel caso che la patrimoniale andasse a ridurre il debito (si diminuisce il numeratore) sia nel caso che la patrimoniale andasse in investimenti produttivi facendo alzare il PIL (si incrementa il denominatore).

Venendo alle cause della nostra recessione io ho una tutt’altra visione:

· la produttività a zero da decenni ha reso non competitive le nostre imprese (190.000 fallimenti) che non hanno investito in innovazione in un periodo rivoluzionario come questo di industria 4.0. Le imprese innovatrici lavorano bene, competono ed esportano (la nostra bilancia commerciale è positiva); ma sono medio-grandi imprese; il nanismo delle nostre imprese (molto più frequente che nella media europea) vieta l’innovazione e spinge a lavori di scarso valore aggiunto ricercando competitività nei bassi salari, nella evasione contributiva e fiscale;

· il sistema bancario sta facendo acqua da tutte le parti e non è colpa del bail-in ( quello eventualmente combatte l’azzardo morale di banche speculatrici) ma della banco-dipendenza delle imprese, dello sciopero dei capitali che fuggono all’estero, della presunzione dei governanti (in particolare Monti) di poter fare a meno degli aiuti europei;

· il governo con il ministro Padoan ha fatto crollare gli investimenti pubblici, al contrario della Spagna che va sì in deficit, ma perché fa investimenti produttivi che fanno alzare il PIL in maniera tale da ridurre l’indice del debito. Potremmo dire politica hooveriana vs, politica keynesiana;

· il governo ha bellamente ignorato le indicazioni di V.Visco per combattere l’evasione (tranne per quel che riguarda lo split payment) per l’arroganza e la presunzione di chi ha governato nei gloriosi 1.000 giorni;

· la riduzione dell’Ires fatta dal governo, è fatta nella speranza che rendendo più attraenti gli investimenti produttivi (che poi non è vero, ma è troppo lungo da spiegare) i capitalisti reinvestano i dividendi. Ma allora invece di sperare confidando nella magnanimità del capitalista che il regalo di minor Ires si tramuti in maggiori investimenti, perché non si contratta il trade-off “meno imposte = più investimenti”; lo strumento c’è si chiama ACE (una volta, ai tempi dell’inventore V.Visco si chiamava Dual Income Tax) ma il governo Gentiloni ha massacrato questo strumento che ora non è più attrattivo (e già lo era modestamente);

· abbiamo visto che la bilancia commerciale è in positivo, ma il target 2 supera i trecento miliardi, c’è da pensare che la fuga dei capitali sia tale da annullare i benefici di chi ben lavora ed intraprende. E i capitali non fuggono solo per paura delle tasse, temono soprattutto di veder dimezzate le loro ricchezze dal ritorno alla lira che Angiuli auspica.

Sono finiti i tempi del socialismo con l’imposta unica personale e progressiva, ora siamo arrivati ai risorgimentalisti che esaltano l’evasione fiscale.

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