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LA PROPAGANDA DELLA RIDUZIONE DELL’IRES. UN CONFRONTO CON L’ACE

di Renato Gatti

L’IRES è l’imposta sui redditi delle società di capitale, l’IRPEF è l’imposta sui redditi delle persone fisiche. Se una persona fisica riceve un dividendo già tassato con l’IRES quel dividendo è calcolato ai fini dell’IRPEF solo per il suo 49,72%. Supponiamo che la persona fisica abbia un’aliquota IRPEF marginale del 43%, e allora siamo in grado di calcolare l’effetto finale fiscale, seguendo il seguente schema:

Aliquote 1
Aliquote

Supponiamo che una SPA faccia utili per 500.000€ (senza effetto ACE come spiegheremo successivamente) l’IRES che l’impresa paga è di 137.500€ per un netto di 362.500€.
I 362.500€ distribuiti (supponiamo ad un azionista unico) entrano nel calcolo IRPEF dell’azionista per il suo 49.72% ovvero per 180.235€ su cui si applica l’aliquota marginale IRPEF del 43% per una imposta pari a 77.501€ e quindi un utile netto imposte di 284.999€.

Recentemente il governo Renzi ha ridotto l’IRES dal 27,5% al 24% ma con decreto MEF sono proporzionalmente modificate le percentuali previste per l’imponibilità ai fini IRPEF dei proventi di capitale.
Riducendo l’IRES al 24% il dividendo aumenterà, ma al contempo aumenterà la percentuale di dividendo imponibile ai fini dell’IRPEF, percentuale stimabile nel 58.14%. Il riconteggio sarà come esposto nel seguente schema:

Aliquote 2
Aliquote 2

Quindi il netto ricavo di quel reddito di capitale NON CAMBIA dimostrando che la riduzione dell’aliquota dell’IRES è un mossa elettorale, fatta per vendersi il merito di aver abbassato le imposte.
Infatti l’imposizione IRES è solo un acconto di imposte, se diminuisce l’acconto aumenterà il saldo, ma l’effetto fiscale resta immutato.

Quindi per l’investitore, l’aver ridotto l’IRES non ha tutto quel fascino che vogliono farci credere, e quindi viene messa in dubbio l’attrattività di questa misura che assume sempre più una natura di una ulteriore manovra elettorale, tutta fumo e niente arrosto.

Se veramente si fosse voluto dare un vero vantaggio fiscale al capitalista investitore occorreva agire sull’ACE (aiuto alla crescita economica) figlia della vecchia Dual Income Tax inventata da V.Visco, affossata da Tremonti risuscitata da Monti e devirilizzata da Gentiloni.

L’ACE fa veramente diminuire il carico fiscale finale come da seguente schema:

Aliquote 3
Aliquote 3

Abbiamo conteggiato come beneficio ACE lo stesso beneficio IRES generato dalla riduzione dell’aliquota dal 27.5% al 24% (137.500-120.000=17.500), e abbiamo calcolato l’effetto fiscale finale che risulta essere 3.784€ inferiore, permettendo quindi un aumento di reddito netto di pari importo. Da notare che il tentativo del governo Gentiloni di limitare questo beneficio a soli 5 anni è stato cancellato dalla conversione in legge della “manovrina”.

Ma quel che più conta è la differente natura tra la riduzione IRES e l’ACE: la prima è una falsa agevolazione data sperando che il capitalista investa; la seconda è un contratto, un trade-off tra fisco e capitalista, per cui si concede un vero sconto fiscale se, e solo se, il capitalista investe veramente nell’impresa. Si tratta di un vero contratto in cui le due parti accedono ad uno scambio tra eguali, con pari dignità senza che, come nella riduzione dell’aliquota IRES, il fisco si presenti come un lacchè subalterno in cerca della benevolenza del capitale.

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