Socialism

WHAT IS SOCIALISM?

di Renato Gatti

“… a system of society based upon the common ownership and democratic control of the means and instruments for producing and distributing wealth by and in the interest of the whole community”.
The socialist party of Great Britain 1904.

Premessa
Affronto il tema lanciato da Manuel Santoro non da economista, titolo che mi si condece nell’introdurre i miei articoli, ma da appassionato di economia. Economia intesa, tuttavia, non come grande elaborazione di calcoli marginalistici sui parametri del mercato, ma come rapporto tra la produzione e la distribuzione della ricchezza prodotta con le conseguenze nei rapporti sociali (parlando di ricchezza prodotta escludo a monte la legittimità di considerare la rendita come elemento dell’economia).

Ho fatto cenno ad una economia intesa come elaborazione di calcoli marginalistici sui parametri del mercato perchè nel senso comune oggi dominante quello è ciò che si intende per economia: una scienza al servizio del capitalismo vissuto come unico ed insostituibile ambiente in cui operare.

Non è bastata la crisi del 29, non sono bastate le innumerevoli crisi e guasti creati dal capitalismo, non è bastata la crisi che dal 2007 ci sta trascinando verso cupe prospettive di conflitti e di degenerazione della civiltà, non bastano le continue e purtroppo non finite crisi bancarie (7 solo in Italia nell’ultimo lustro, e non è finita); tutto ciò non è bastato ed ancora il capitalismo è insito nel nostro bagaglio culturale, indiscusso, accettato a prescindere anche da chi avrebbe interesse a combatterlo e contrastarlo.
La mia convinzione è che lo sbocco cui guardare con determinazione è il socialismo, socialismo o barbarie, e qui Manuel ci pone la domanda: What is socialism?

La componente filosofica
Da non filosofo, accenno solo quella che nella mia filosofia è la posizione in cui collocare il socialismo. Nel rapporto uomo natura il pensiero socialista si pone come quella eredità dell’illuminismo che pone l’uomo nella posizione di dominare la natura; un razionalismo che dà dignità all’uomo e lo pone come forgiatore del suo destino opponendosi all’elemento non-umano. La Dea Ragione vs. la subordinazione al fato. Da questo punto di partenza ne deriva la mia predilezione per una politica economica fondata sulla programmazione vs. la sottomissione al Dio Mercato, alla superiorità degli animal spirits, alla provvidenzialità delle mani più o meno invisibili.

La componente economica
Sono marxianamente convinto che la struttura della società sia il “modo di produzione” e conseguentemente il “modo di redistribuzione” della ricchezza prodotta. L’etica, la morale, le leggi sono la parte sovrastrutturale che sono contemporaneamente prodotto e produttori del modo di produzione e di redistribuzione.

Mai come in questi nostri anni la componente Dea Ragione rappresentata dalla scienza (mai così rivoluzionaria come in questo secolo e nel precedente) sta sconvolgendo il “modo di produzione”; parlo dell’avvento della digitalizzazione, dell’internet of things, delle stampanti 3D, dei big data, della robotizzazione, delle macchine che si parlano tra di loro, delle macchine che producono nuove macchine, dell’intelligenza artificiale etc. parlo in sintesi della rivoluzione 4.0.

La letteratura è piena di industria 4.0, ma il 99% degli articoli sono dedicati ad esaminare, giustamente, le nuove rivoluzionarie tecnologie, dalla customerizzazione della produzione, alla rete che collega l’antica catena di montaggio, ora trasformata in comunità di robots, a tutte le catene di montaggio della filiera dell’indotto e delle produzioni e servizi collaterali; fino al matrimonio tra scienza e impresa, vedasi ad esempio il recente incontro tra l’INFN e le imprese produttrici per trovare una reciproca ricerca/offerta di sinergie tecnologiche.

Quando si parla degli aspetti occupazionali da un lato si prospetta una serafica soluzione per cui i posti di lavoro creati rimpiazzeranno quelli distrutti (con la stampa meccanica hanno perso lavoro centinaia di amanuensi ma hanno trovato lavoro migliaia di tipografi), da un altro lato si parla di cifre terrificanti ovvero del 50-60% dei posti di lavoro distrutti (come non vedere che l’home banking ci ha allontanato dallo sportello bancario e da chi dietro di quello lavorava?).

Per conto mio, non volendo affrontare un’algebra tra posti creati e posti distrutti, sono certo che è in corso una rivoluzione nel modo di lavorare tale per cui i non digitalizzati, i non informatici, i manuali ma anche quelli a scarso valore aggiunto intellettuale saranno emarginati per lasciar posto a lavoratori formati all’insegna della tecnoscienza.

Ma non si parla mai di “modo di redistribuzione”, si fanno aborti come gli 80 €, o come la decontribuzione, o i bonus alle puerpere ai contrabbassisti e ai padroni di cani bassotti, ma non si affronta il tema nel suo cuore. Neppure il reddito di cittadinanza proposto dal M5S risponde alla richiesta di un approccio sistemico al “modo di redistribuzione”, limitandosi ad un aiuto ai poveri secondo le leggi dell’economia sociale di mercato.
E dico di più: dobbiamo affrontare una ipotesi di lavoro, come quella della scomparsa del lavoro salariato, come una prospettiva di medio termine ma che è già attualmente e non da oggi, in cammino.

A mio parere il socialismo oggi è affrontare il tema di un modo di produzione senza lavoro salariato per disegnare un modo di redistribuzione della ricchezza prodotta che sia frutto dell’intelligenza umana e non frutto della logica spietata del capitale.

Se lasciamo che le cose vadano per la loro strada senza intervento della Dea Ragione, le multinazionali, il capitalismo monopolista possiederà tutti i robots, possiederà tutti i mezzi di produzione che a quel punto sarà il solo capitale essendo scomparso il lavoro salariato, e da quella posizione il capitale sarà il tiranno che distribuirà a suo piacere ed interesse il frutto della produzione. Scenario da incubo (barbarie). Per non dimenticare che scomparendo il lavoro salariato finirà il capitalismo stesso divenuto sovranismo, e finirà pure la creazione di plusvalore. Il capitale non se ne approprierà più perche tanto è già tutto suo.

Concludo ricordando che questo tema è già stato affrontato da Marx, Ricardo, Sylos Labini ma soprattutto dal Nobel dell’economia James Meade, il quale nelle sue conclusioni propone quel system of society based upon the common ownership and democratic control of the means and instruments for producing and distributing wealth by and in the interest of the whole community, che abbiamo chiamato: socialismo.

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