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CARTINE TORNASOLE

di Giandiego Marigo

Vi sono avvenimenti che vengono definiti “sintomatici”, che descrivono senza alcuna edulcorazione il periodo in cui avvengono.

Questo linciaggio, perchè di questo si tratta, romano ai danni di un bengalese, cittadino italiano a tutti gli effetti, perpetuato con l’assurda logica che “il diritto alla casa” fosse solo “italiano” è segno di questi tempi.

Il fatto avviene a Tor Bella Monica, quartiere popolare, case popolari. Il Bengalese in questione, in Italia da 26 anni, cittadino regolare, occupato, cardiopatico con figlio disabile, quindi nel pieno diritto ad avere un alloggio popolare viene brutalmente aggredito e malmenato, nel momento in cui si reca a prendere visione dell’appartamento assegnatogli.

Howlander Dulal, parla nella sua denuncia di 4 ragazzi fra i 20 ed i 25 anni. Questo avviene il 26 giugno. Qualche mese prima a Dicembre 2016 a San Basilio a furor di popolo si era impedito ad una famiglia Marocchina con tre figli “regolare e naturalizzata” di esercitare il proprio diritto, spaventandoli sino a farli rinunciare.

Ed ancora a Gennaio 2017 gruppi di fascisti avevano impedito che un appartamento “occupato” da una famiglia romana venisse riassegnato ad una famiglia egiziana.

Fatti che riguardano Roma, in questo caso, dove l’emergenza casa ha assunto aspetti di sciagura, Ma che non si limitano solo a Roma, coinvolgendo il sentire di molti e che lasciano spazio alla demagogia più deteriore.

Però non è possibile e non sarebbe giusto liquidare la tematica solo rimarcandone l’aspetto demagogico e razzista, il problema non si ferma lì.

Di recente Unione Inquilini di Roma denuncia la scomparsa, fra un emendamento ed una modifica delle quote minime (come denunciato dal consigliere M5S alla regione Lazio Porrello) da destinare all’edilizia Sociale.

In Lombardia si assiste alla graduale dismissione delle manutenzioni ed alla destinazione di buona parte del patrimonio edilizio ad assegnazioni popolari sì, ma sottoposte alle “leggi di mercato”, cioè ad un cambio dei criteri di assegnazione. Togliendo potere ai comuni e privatizzando le strutture di servizio (per cominciare).

In tutto il paese si assiste ad un graduale, non è certamente una novità, lavacro di mani, da parte dello stato e delle sue strutture di controllo, da quel che riguarda, appunto, l’edilizia popolare.

Indifferenza ed assenza dello Stato. La realtà di una mancanza ormai annosa di reali investimenti nell’edilizia pubblica.

Fatti come quelli romani sono istigati e nutriti dalla destra sociale e dai gruppi peggiori del fascismo nostrano che a Roma, proprio nei quartieri popolari trovano humus e manovalanza, ma si inseriscono con la loro demagogia su un problema reale. Pur proponendo una soluzione deteriore, razzistica e triste ci portano all’evidenza la disperazione sociale sulla quale si innesta questa guerra fra poveri che alla destra romana ed italica sembra piacere moltissimo.

In conclusione di questo breve intervento una riflessione.

Fra le concause di tali fenomeni sicuramente va inserita la scelta liquidatoria dello Stato che “leva le mani” dalla gestione e dalla cura, ma soprattutto dalla implementazione del patrimonio edilizio pubblico.

L’abbandono, l’incuria, i disservizi dei quartieri periferici romani, che l’ipocrisia Pentastellata (che si limita alla generica denuncia in regione e si assenta totalmente nel governo locale), sembra non solo non saper risolvere, ma ancor meno voler vedere (proseguendo in questo una politica rodata e secolare)stanno evidenziando l’emergenza totale di un settore strategico, nel quale non solo non esistono politiche lungimiranti, ma che si vuole svendere, privatizzare e scaricare dalle responsabilità della Cosa Pubblica.

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