Alberto Moravia fratelli Rosselli socialismo fascismo

ALBERTO MORAVIA E LA FAMIGLIA ROSSELLI

di Marco Moriconi

Voglio segnalare un testo passato forse un pò sottotono riguardo al suo valore ed interesse, uscito per l’editore Bompiani, una raccolta di lettere che Alberto Moravia (1907-1990) indirizzò alla zia Amelia Rosselli e ad altri familiari, nel periodo 1915-1951. Il libro, curato da Simone Casini, contiene anche le prime poesie scritte da Moravia.

L’autore era legato per nascita ai fratelli Rosselli, Carlo e Nello, uccisi a Bagnoles-de-l’Orne il 9 giugno 1937 da formazioni locali di estrema destra, su ordine proveniente dai vertici del fascismo, in particolare da Galeazzo Ciano. Con i cugini, con la zia Amelia (1870-1954) e con tutta la famiglia, Moravia intrattenne un costante carteggio, qui raccolto con circa sessanta lettere.
Anche attraverso questi documenti ci è dato di capire che Amelia svolse un ruolo importante se non decisivo nella formazione umana ed intellettuale del giovane Moravia. Gran parte di queste missive furono scritte mentre l’autore si trovava ricoverato in sanatorio a Cortina d’Ampezzo e ci rendono l’immagine di un giovane adolescente molto sensibile e già in fase di formazione letteraria e culturale, favorita anche dalle copiose letture durante la lunga convalescenza.

Qui si situano i primi esercizi poetici di Moravia, che possiamo trovare nella raccolta. Qui vediamo quali letture lo interessavano e tutto faceva presagire il futuro di grande scrittore che lo aspettava, un caposaldo ineludibile della cultura italiana del Novecento. La meticolosa opera di analisi critica e di contestualizzazione storica operata dal curatore offre interessanti spunti di riflessione. Anche alla luce del fatto che la corrispondenza fra zia e nipote è andata in gran parte perduta, l’analisi fatta da Casini è doppiamente meritevole, riuscendo a fornirci un quadro assai chiaro delle personalità e del pensiero dei due interlocutori principali del carteggio.

Le missive della zia, che aveva conosciuto molto bene nella sua infanzia romana, erano per il giovane motivo di grosso conforto, sia dal punto di vista umano che letterario. A lei infatti, scrittrice già affermata in campo letterario e teatrale, inviava i suoi primi esercizi poetici e i suoi primi racconti e a lei anticipò l’intenzione di scrivere il romanzo Gli indifferenti, pubblicato poi nel 1929, a sue spese, con l’editore Alpes di Milano.

Nel 1927 scriveva così alla zia: “Tu sei stata in un certo modo la mia ispiratrice: ancora quando ero piccolo tu mi hai incoraggiato a continuare per questa via, e se ho fatto qualche progresso lo debbo in gran parte a te”.

Il rapporto tra i Moravia e i Rosselli ha sempre sollecitato l’interesse della critica storica e letteraria più attenta. Quantomeno singolare è il fatto che nella stessa famiglia e nello stesso periodo, maturano una delle maggiori esperienze letterarie e una delle maggiori esperienze politiche del Novecento italiano. Con queste lettere emerge un lato dello scrittore non troppo approfondito e forse sorvolato dallo stesso Moravia, visto che fu uno degli intellettuali italiani che, forse proprio per poter continuare a scrivere, non aderì mai pienamente alla dittatura fascista né partecipò alla lotta antifascista, lotta a causa della quale invece i cugini Carlo e Nello furono assassinati.

Nel 1935 Moravia scrive tre lettere a Mussolini e a Ciano, recentemente pubblicate, in conseguenza di una stretta politica del regime che aveva ridotto per lui gli spazi di espressione in campo editoriale e giornalistico. Siamo quindi in presenza, se non ad un allineamento al regime, almeno ad un atto di deferenza e di riposizionamento verso la politica culturale dello stesso, anche se non si trattò di consenso vero e proprio e men che meno di adesione ideologica. Di fatto rinunciò a qualsiasi forma di opposizione ed anzi collaborò con istituzioni culturali e periodici vicini al regime.

Dalla corrispondenza emerge il ritratto di un giovane malato che guarda ai due cugini con una certa dose di invidia. Anche rispetto alla lotta politica emerge il sentimento contraddittorio nutrito da Alberto verso i due cugini: i Rosselli gli apparivano «ingenui», non «attuali», «illusi e ottocenteschi e con un sacco di idee generose ma poco pratiche nella testa», affermando che gli facevano «un effetto strano, come di gente veramente per bene e per questo destinata ad andare a gambe all’aria».

Moravia descrive la famiglia Rosselli come una famiglia di cultura ebraica e liberalsocialista, con un proprio stile di vita identitario, mentre della propria, i Pincherle, scrive: “casa nostra invece era come un porto pieno di vento. Entrava tutto, anche il fascismo”.

Amelia Rosselli, la madre profondamente ferita dall’assassinio dei figli, che si sforza di comprendere fino all’ultimo l’atteggiamento contraddittorio del nipote-scrittore, dopo anni di silenzio da parte di Alberto, scrisse all’interno delle proprie memorie, quando nel 1943 si trovava ancora in esilio negli Stati Uniti, di non aver chiaro se l’adesione al fascismo di Alberto fosse motivata da “debolezza” o da “opportunismo”. Parole piene di amarezza e di riprensione, pur scritte al nipote prediletto.

Moravia dal canto suo, dopo la Seconda Guerra Mondiale, cercò di nuovo l’amata zia e giustificando il suo lungo silenzio, ammise la propria mancanza di “coraggio”. Amelia non rispose, considerando evidentemente e a ragione questa missiva assai tardiva ed insufficiente. Un atteggiamento non esemplare, quello di Moravia, tuttavia non isolato in un periodo in cui raccomandazioni e compromessi erano all’ordine del giorno. Moravia del resto era un controllato speciale, e per vari motivi: come intellettuale, come scrittore, come ebreo, come cugino dei Rosselli. In ogni caso il rapporto con la zia fu ristabilito appieno, mentre altri familiari di Carlo e Nello Rosselli scelsero di non incontrare Alberto.

Il libro in questione offre degli strumenti ulteriori per un ripensamento profondo dell’opera moraviana e rende in modo dettagliato ed equilibrato l’immagine di un Moravia nei confronti del quale si può provare al contempo biasimo e comprensione umana e politica.

Alberto Moravia, Lettere ad Amelia Rosselli. Con altre lettere familiari e prime poesie (1915-1951) – Bompiani, 2010, pagine 361

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