Piero Gobetti

L’ARCHIVIO DI PIERO GOBETTI. TRACCE DI UNA PRODIGIOSA GIOVINEZZA

di Marco Moriconi

Piero Gobetti, nato nel 1901 a Torino, morto a Parigi nel 1926, è stato uno dei personaggi più significativi e forse uno dei più studiati del Novecento italiano. Il suo archivio personale è conservato nella città natale presso il Centro Studi Piero Gobetti, sito in via Antonio Fabro 6, già abitazione di Piero e Ada Prospero, casa che acquistarono nel 1924 e dove nacque il figlio Paolo (28 dicembre 1925). Casa da cui Piero partì all’inizio di febbraio del 1926 per l’esilio parigino e che fra il 1943 e il 1945, divenne uno dei punti di riferimento dell’antifascismo torinese e una delle sedi clandestine del Partito d’Azione.

Il Centro Studi è stato fondato nel 1961 per iniziativa della moglie, del figlio, della nuora Carla e di alcuni amici di Piero. L’archivio storico è nato contestualmente alla fondazione del Centro Studi, a partire dalle carte di Piero Gobetti che ne costituiscono tuttora il nucleo storicamente più rilevante. Nel corso degli anni esso si è tuttavia arricchito di diversi altri fondi, frutto di donazioni e di acquisizioni, relativi a personalità di spicco dell’antifascismo, a movimenti ed organizzazioni politiche e sindacali. Lo stesso Norberto Bobbio ha affidato al Centro Gobetti, di cui è stato fondatore e primo presidente, la sua biblioteca di studio e le sue carte. Un archivio che costituisce una fonte documentaria di prim’ordine per lo studio e la valorizzazione della figura e dell’opera gobettiana e più in generale degli aspetti culturali e politici del ristretto e particolare periodo storico che va dalla fine della Grande Guerra all’inizio della dittatura fascista. Figura simbolo di un liberalismo progressista, dal carattere eterodosso, Gobetti era dotato di una sensibilità particolare verso il riscatto delle classi lavoratrici, estimatore di Antonio Gramsci e del giornale socialista e poi comunista “Ordine Nuovo”, con aperture verso il movimento operaio, insolite per un liberale, proponendo per il suo pensiero e il suo programma politico il concetto di rivoluzione liberale, oggi considerabile un vero e proprio ossimoro.

L’archivio comprende numerose lettere, quaderni, taccuini di appunti, ritagli di giornale con articoli e recensioni, oltre a materiale editoriale vario. Molti sono i documenti riguardanti le tre riviste che il giovane liberale fondò e diresse tra il 1918 e il 1926: “Energie Nove”, “Il Baretti” e la più nota “La Rivoluzione Liberale”. Il fondo testimonia la ricchezza e molteplicità di interessi, quelli dello scrittore, dello studioso, del politico Gobetti: storia, con particolare attenzione al periodo risorgimentale, filosofia, politica, arte e teatro, bolscevismo e cultura russa. Il suo saggio storico-politico più noto e più influente, riprende il titolo di una sua rivista: La rivoluzione liberale. Saggio sulla lotta politica in Italia, pubblicato nel 1924 dall’editore bolognese Cappelli, esito maturo delle numerose esperienze giornalistiche dei primi anni Venti. Nel 1923 fondò la “Piero Gobetti Editore” che pubblicherà, nei soli due anni di presenza sul panorama editoriale, quasi 90 titoli. Emergono inoltre i numerosi rapporti che, nonostante la brevità della sua vita, riuscì ad intrattenere con diversi personaggi della cultura e politica contemporanea. Significative, dal punto di vista umano ed intellettuale, le risultanze del rapporto epistolare con Ada, sposata nel 1923.

Controllato dal fascismo, su direttive emanate dallo stesso Mussolini, («Prego informarmi e vigilare per rendere nuovamente difficile vita questo insulso oppositore di governo e fascismo»), più volte percosso, sottoposto a diverse perquisizioni dell’abitazione, a ripetuti sequestri delle proprie carte e dei propri periodici, più volte arrestato nel biennio 1923-’24, nonostante avesse manifestato in precedenza una ferrea volontà a non espatriare e scritto “rimarrò in Italia fino all’ultimo, sono deciso a non fare l’esule”, nel febbraio del 1926 è costretto a partire da solo per Parigi, lasciando a Torino la moglie e il figlio di appena un mese di vita. Anche a causa delle violenze subite poco dopo il suo stato di salute si aggrava, soffre di scompensi cardiaci, si ammala di bronchite e muore in ospedale. E’ stato sepolto in un cimitero di parigino.

L’editore Franco Angeli ha pubblicato un meticoloso inventario di tutto il materiale presente nell’archivio in questione, sia in edizione a stampa che in formato digitale. L’opera è stata curata da Silvana Barbalato, da diversi anni collaboratrice del Centro Studi gobettiano che, quale archivista, ha curato anche la completa ordinazione del fondo stesso. All’opera è premessa la presentazione di Carla Gobetti, nuora di Piero, attuale presidente del Centro Studi, che con soddisfazione registra che alla luce di tutte le difficoltà superate per riunire tutta la documentazione, le sembra “quasi impossibile, forse un miracolo, che quelle stesse carte oggi siano tutte ordinate e catalogate, messe per bene sugli scaffali, tutelate dal deterioramento, e oggi anche descritte con tutti i crismi dell’archivistica”. E ciò è motivo di soddisfazione per tutti coloro che hanno a cuore la figura dello studioso ed una seria ricerca storiografica. Una documentazione che Ada era riuscita a salvare nascondendola accuratamente durante il fascismo, la guerra e la Resistenza. E’ presente inoltre una corposa introduzione che contribuisce ad evidenziare l’importanza di questo prezioso archivio ai fini della ricerca storica. Marco Scavino, in particolare, partendo da una disamina del fondo, opera un’analisi sullo stato attuale degli studi gobettiani, Ersilia Perona concentra invece la propria attenzione soprattutto sul carteggio. Quest’ultima studiosa aveva già pubblicato per l’editore torinese Einaudi, nel 1991, una raccolta epistolare: Nella tua breve esistenza. Lettere 1918-1926, (in appendice: Diari di Ada, 1924-1926). In anni più recenti il Centro Studi ha promosso l’edizione integrale del carteggio e sul finire degli anni Novanta ne fu affidata la cura proprio alla stessa Ersilia Perona. Nel 2003 si diede alle stampe, sempre con Einaudi, il primo dei volumi dell’edizione integrale del carteggio, relativo al periodo 1918-1922, il secondo volume di prossima uscita comprenderà l’epistolario gobettiano per l’anno 1923, infine i successivi volumi in progetto raccoglieranno le lettere degli anni 1924-1926.

Il lavoro di sistemazione ordinamento e inventariazione dei documenti, benché fosse nelle intenzioni fin dall’inizio delle attività del Centro Studi, nei primi anni Sessanta, venne impostato e avviato solo verso la fine degli anni Ottanta. Nel 2000, in previsione del centenario della nascita di Gobetti, il Centro ha promosso il definitivo riordino del fondo e la sua inventariazione informatica grazie ad un finanziamento concesso dal Ministero per i beni e le attività culturali, e nell’occasione si è proceduto ad un’attenta visione di tutta la documentazione. Basta sfogliare questo inventario per rendersi conto che non siamo di fronte ad un archivio sterminato, anzi assai frammentario e disomogeneo, consistente e ricco in alcune sue parti, meno in altre: è evidente che vi sia stata una forte dispersione delle carte. Ci sono ben pochi materiali che si riferiscono all’attività di redazione delle tre riviste (come manoscritti di articoli, bozze di stampa e menabò); lo stesso dicasi per le case editrici, non c’è quasi nessun documento che aiuti a ricostruire la realizzazione dei tanti volumi pubblicati da Gobetti, anche se spesso è la corrispondenza con gli autori a dare informazioni in questo ambito. Nondimeno la documentazione conservata ha un grandissimo valore storico ed è indubbio l’interesse che si è registrato sulla figura di questo giovane antifascista, così come la vitalità dimostrata dagli studi gobettiani negli ultimi vent’anni, malgrado la profonda crisi in cui nel frattempo è precipitata la cultura storica e il progressivo venir meno del substrato politico-culturale generale da cui, un tempo, nasceva l’interesse verso la figura di Gobetti.

La speranza è che la pubblicazione di questo inventario, e in parallelo il progetto di edizione integrale dei carteggi, diano un ulteriore slancio agli studi gobettiani, sulla base non più soltanto delle tradizionali fonti bibliografiche ma attingendo anche all’archivio in questione. Nonostante i limiti ricordati più sopra, il fondo del Centro Studi può consentire agli studiosi di fornirci uno sguardo nuovo sulla figura storica di Piero Gobetti, sul suo percorso intellettuale, sulle sue attività, sulle ragioni della sua “prodigiosa giovinezza” spezzatasi a nemmeno venticinque anni.

L’archivio di Piero Gobetti. Tracce di una prodigiosa giovinezza. A cura di Silvana Barbalato, Franco Angeli, 2010, pagine 342, brossura, 40 euro.

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