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DUE CONSIDERAZIONI SUL SOVRANISMO

di Renato Gatti

Confesso di essere abbastanza ignorante in fatto di “sovranismo” ed in particolare sulle sue idee fondanti e sulle conseguenti proposte politiche. Mi pare tuttavia di poter capire la richiesta di:

  • non farsi comandare da una burocrazia non eletta ma incaricata dal finanz-capitalismo;
  • riprendersi la sovranità monetaria;
  • ridare piena concretezza alla nostra Costituzione limitando la cessione di sovranità pur prevista, a certe condizioni, dall’art. 11 della costituzione.

Condivido in pieno il primo punto mentre non condivido gli altri due punti, sono cioè disponibile alla moneta unica ed alla cessione di sovranità semprechè il potere deliberante sia assegnato al Parlamento europeo democraticamente eletto, togliendo i poteri alla commissione fatta dai capi di stato o di governo. La ragione principale sta proprio in questo ultimo punto che costituisce la mia prima considerazione.

La nazione europea

Le proposte dei sovranisti, insieme ai comportamenti dei vari governi, Macron in primis, anche sotto la pressione delle imminenti consultazioni elettorali, ripropongono il pericolosissimo scenario dell’Europa degli Stati.

In un mondo che si sta disegnando con potenze continentali, anche l’Europa era ed è pensata come una istituzione continentale, e ciò non tanto per adeguarsi, il che ha pur un senso, ai modelli emergenti quanto per prendere coscienza di ciò che l’Europa degli stati ha rappresentato nell’ultimo secolo. Due guerre mondiali sono state la conseguenza causale inevitabile dell’Europa degli stati, hanno rappresentato il tragico fallimento di visioni nazionaliste e protezioniste, il suicidio politico di una prospettiva egemonica, più sul piano della forza della cultura che non sulla cultura della forza, della civiltà europea.

Ripercorrere la strada dell’Europa degli stati è una scelta suicida che renderà il nostro continente non un nuovo soggetto culturalmente egemone, ma un museo di vecchie testimonianze se non un territorio per nuove colonizzazioni.

Il sovranismo italiano

Altro è poi considerare quel che può succedere nel nostro paese, una volta riacquistata (e sorvoliamo sulla considerazione a quale prezzo) la sovranità monetaria e decisionale.

Torneremo alle condizioni in cui eravamo prima dell’adesione alla UE, con un centro destra dominante ed istituzioni imprenditoriali spinte a richiedere politiche protezionistiche visto che la nostra sovranità monetaria porterà alla coniazione di una lira svalutata. La svalutazione della lira porterà ad una perdita del potere d’acquisto dei salari e delle pensioni, e nel contempo spingerà le imprese a scegliere di utilizzare mano d’opera a basso costo piuttosto che investire in tecnologia. Nel breve termine il basso costo del lavoro aiuterà le nostre esportazioni, ma nel lungo termine il nostro modo di produzione, invece di inseguire l’innovazione, la tecnologia 4.0, la digitalizzazione, si troverà arretrato rispetto a paesi più disponibili all’innovazione, relegndoci a poche nicchie di produzione ad alto contenuto artigianale.

Pensare invece ad un modo di produzione che libera dal lavoro, e nel contempo costruire un modo di redistribuzione che superi il parametro del lavoro, persegue il doppio obiettivo di essere competitivi senza sfociare in un regime neofeudale: questa mi pare l’orizzonte socialista da perseguire.

Seguendo l’indicazione sovranista poi, la Costituzione sarà rielaborata sul modello Renzi: più autoritarismo, più decisionismo e meno dialettica politica, per difendere gli interessi nazionali dalla colonizzazione sia essa tedesca o cinese.

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1 commento su “DUE CONSIDERAZIONI SUL SOVRANISMO”

  1. Ho letto l’articolo con interesse e vorrei proporre qualche spunto di riflessione in più, da sovranista convinto ovviamente.
    Prima di tutto una precisazione sull’articolo 11: si parla si di possibilità di “limitare” la sovranità, che non vuol dire esattamente “cedere” e soprattutto si dice “in condizioni di parità con gli altri Stati”, cosa che francamente non mi pare riflettere lo scenario attuale.

    Secondo, il tema delle guerre: sollevo due obiezioni. La prima è il fatto che, a mio avviso, questo mito dell’Unione Europea (giusto per non girarci intorno) che ci salva dalla guerra, mi pare una colossale scemenza e sono i numeri a dirlo. Basta infatti calcolare il periodo che va dall’ultimo conflitto mondiale alla nascita dell’UE, e il periodo che va dalla nascita dell’UE fino ad oggi, per rendersi conto che la pace già l’avevamo raggiunta, anche grazie alla supervisioni di altre organizzazioni internazionali che a mio avviso bastano e avanzano.
    Inoltre, sempre sul tema guerra, sarebbe bene riflettere su due punti partendo da una domanda che in parte va a contraddire anche il ragionamento precedente: siete sicuri di non essere in guerra? Io penso due cose, la prima è che non sarà l’UE a garantire la pace, ma lo faranno le tecnologie militari stesse. Oggi la guerra pensata nel secolo scorso è follia totale, e non avverrà mai, soprattutto tra paesi occidentali. La seconda cosa, è diretta conseguenza della prima, è che a conti fatti oggi siamo in guerra, semplicemente proprio per inattuabilità di una guerra militare, la guerra è diventata prettamente economica. Cioè smettiamola di prenderci in giro e diciamo chiaro e tondo che la Germania, per l’ennesima volta, si sta prendendo tutto e senza muovere un solo carro armato, altro che pace e “in condizioni di parità con gli altri Stati”! Non a caso l’America, dopo aver fondamentalmente foraggiato la nascita dell’UE per fare blocco occidentale contro l’Unione Sovietica, adesso con Trump ha capito che l’UE si sta trasformando in una nuova Germania a tutto tondo, il che non è molto rassicurante, ed ecco la proposta dei dazi, mica sono scemi.

    In più ci sarebbe tutto un discorso culturale da approfondire, un pensiero per cui l’Europa è per natura un frullato di storie e culture completamente diverse, ed è proprio questo che dà forma all’identità europea. Un progetto di Unione Europea a stampo neoliberista dove ogni singola cultura viene poco a poco schiacciata e messa in secondo piano avrà vita breve. L’Italia, la Francia, la Germania, la Svezia, non sono gli staterelli americani che erano nati l’altro ieri e si sono confederati, qui il contesto è completamente differente.

    Infine, spesso si fa confusione fra sovranismo e ritorno al passato. Io credo che le cose non stiano esattamente così. Il sovranismo deve essere visto semplicemente come un cambio di rotta. Come quando si è in auto e si sbaglia strada, per cui magari è necessario tornare un attimo indietro per poi però prendere il percorso giusto, mica per stare fermi. Il sovranismo indica una strada che dal globalismo torna inizialmente al sovranismo, per poi imboccare la strada dell’internazionalismo, che è cosa ben diverse dal globalismo attuale e non è neanche la situazione di Europa degli Stati, che si potrebbe considerare al massimo un internazionalismo immaturo stroncato sul nascere.

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