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PERUGINA. SANTORO: IL CONFLITTO TRA I LAVORATORI E LA MULTINAZIONALE E’ UN AVVERTIMENTO PER LA POLITICA

”Venerdì 13 Ottobre ci sarà il confronto tra le parti per discutere della grave situazione di tagli al personale per 364 dipendenti dell’azienda umbra, e quando la lotta per il posto di lavoro è tra i lavoratori e una multinazionale la questione diventa grave, critica e richiede la presenza e l’impegno della politica, non solo nazionale ma europea”, commenta Manuel Santoro, Segretario nazionale del partito della Convergenza Socialista.

“Il problema che la politica deve affrontare non è tanto nel rapporto tra il lavoratore e la multinazionale, impari per definizione, ma nell’utilità sociale della multinazionale, di qualsiasi multinazionale. La questione è se l’esistenza stessa della multinazionale sia socialmente utile, da un punto di vista dei rapporti di lavoro, della qualità della vita per i lavoratori e le loro famiglie, per le cittadinanze stesse. E’ fondamentale ripensare la funzione sociale del lavoro e del luogo stesso di lavoro il quale ci porta, de facto, ad un ripensamento della dimensione delle aziende. La politica deve rimettere sul tavolo della discussione politica la questione di una economia a misura d’uomo.”

“La questione della Perugina, la sua acquisizione da parte di Nestlé nel lontano 1988, è stato un errore strategico per quel pezzo di territorio, il quale ora si trova a dover assorbire 364 esuberi con nuclei familiari annessi. Il costo sociale è enorme”, continua Santoro, “ e non mi pare che sia stato da grandi strateghi non aver presagito le conseguenze di una relazione ingiusta, in quanto impari, tra lavoratore-territorio e multinazionale. Oggi gli esuberi, domani forse il trasferimento dell’azienda in un Paese con un costo del lavoro molto più basso.”

“Siamo assolutamente dalla parte dei lavoratori della Perugina”, conclude Santoro, “e saremo sempre dalla parte dei più deboli contro le decisioni dei più forti. La competizione ‘bellezza’ vuole che il lavoratore o la lavoratrice torni a casa per la decisione di un CEO oppure di un consiglio d’amministrazione in Vevey, Svizzera. Io, però, non la vedo in questo modo. L’alternativa è possibile e non passa dalla parola competizione.”

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