Volontà divisorie e distruttive

PIU’ POLITICA, PIU’ SOCIALISMO. E’ TORNATO IL TEMPO DELLE RIFORME DI STRUTTURA

di Manuel Santoro

Il Socialismo è la sinistra. Esso è struttura, è corpo e anima insieme. E’ l’antitesi, ideologicamente intesa, del capitalismo. Sino a quando la sinistra non inizierà ad interrogarsi su 1) chi è, 2) cosa vuole fare da grande, non vedrà mai la luce. Il socialismo può certamente schiarire le menti di chi ancora pensa che non si debba menzionare per pudore o per vergogna, ma sicuramente consente di vedere con più acutezza il percorso da seguire. Dopotutto non si passa mai all’azione senza aver fatto i conti con la teoria, con il pensiero. L’azione senza un precedente pensiero compiuto e definito è come camminare al buio, senza punti di riferimenti, in un infinito ‘trial & error’. D’altro canto, il pensiero senza azione è pura accademia che non consente di conoscere la giustezza delle proprie tesi. Ma insieme, pensiero e azione, si combinano magnificamente permettendo al pensiero di aggiustarsi (fine-tuning) grazie ai riscontri dell’azione.

Se Mazzini, quindi, ci aiuta in questa parte del discorso con la formula del suo pensiero, allora potremmo continuare invocando Cartesio il quale nella prima parte del suo ‘discorso sul metodo’ afferma che “quelli che camminano assai lentamente possono progredire molto di più, se seguono sempre la via diritta, di quelli che correndo se ne allontanano”. Affermo, quindi, che l’alternativa politica in Italia e in Europa può essere costruita solo se è chiaro il progetto politico-programmatico che si vuole realizzare, solo se si identifica la ‘retta via’. Un progetto politico che prevede un insieme strutturato e ordinato di idee per il perseguimento di un modo di vivere assolutamente migliore. Il lavoro da fare non è semplice, come penso sia chiaro, ma non dobbiamo inventare l’acqua calda. Dobbiamo solo rendere attuale il pensiero che moltissimi decenni di filosofia socialista ci ha lasciato in eredità iniziando a fare una distinzione netta tra chi opprime e chi è oppresso oggi: “Liberi e schiavi, patrizi e plebei, baroni e servi della gleba, membro di una corporazione e artigiano, in una parola, oppressori e oppressi, stettero continuamente in contrasto tra loro, e sostennero una lotta mai interrotta, a volte palese a volte dissimulata,…” (K. Marx).

Se ci mettessimo seduti intorno ad un tavolo e cercassimo di immaginare un mondo migliore e, di conseguenza, quello che non va nella nostra società globalizzata, non avrebbe senso iniziare la conversazione affermando che si è contro la legge Fornero, contro il Jobs Act, contro la Buona Scuola. La contrarietà a queste ‘riforme’ liberiste è ovvia e non abbiamo certo bisogno di scomodare Marx, Gramsci, Turati, Basso. Potremmo anche sorvolare sulla definizione* stessa del socialismo, sul significato profondo del termine che tanto spaventa gli ‘oppressori’ e, purtroppo clamorosamente, tantissimi ‘oppressi’.

Potremmo, invece, come primo inizio, focalizzarci su alcuni punti che sono oggi da considerare ‘riforme di struttura’ e che sarebbero, de facto, un cambio di paradigma in Europa. Potremmo iniziare la nostra conversazione politica intorno al tavolo ricordando lo strapotere delle sovrastrutture transnazionali di tipo economico-bancario-finanziario, il danno causato dagli accordi e dai trattati iperliberisti europei, così come potremmo rimarcare la stoltezza da parte della politica di accettare un graduale svuotamento della funzione sociale degli Stati nazionali o dell’Europa. Potremmo, però, ribattere a tanto globalismo definendo alcuni punti su cui modellare una vera e chiara piattaforma politico-programmatica rivoluzionaria nel suo riformismo di sinistra e che realmente sfiderebbe lo status quo. Primo, dichiarare chiaramente che la politica monetaria deve tornare in mano alla politica; secondo, deve essere rigettata la nozione dell’indipendenza delle banche centrali se esse gestiscono la politica monetaria per conto degli stati o dell’Europa; terzo, il sistema bancario in quanto servizio di ‘pubblica utilità’ deve essere pubblico; quarto, la piena rappresentatività nelle istituzioni, a tutti i livelli e niente più burocrati/tecnocrati non eletti dai popoli. Penso che questi primi quattro punti bastino per spaventare i JP Morgan dei nostri tempi.

* socialismo è un sistema della società che si basa sulla proprietà comune e sul controllo democratico dei mezzi e degli strumenti di produzione e di distribuzione della ricchezza nell’interesse dell’intera comunità.
Partito Socialista del Regno Unito, 1904

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