Border Tax Gatti socialismo Trump

LA RIFORMA FISCALE DI TRUMP

di Renato Gatti

Attenti alle border taxes

La riforma fiscale di Trump, quella per fare gli USA “great again” viene commentata soprattutto per la riduzione della corporate tax dal 35 al 20%, si parla qui della tassa federale cui si aggiungono le imposte locali (statali, contea).
La cosa, tuttavia non è così semplice stante la complessità della tassazione delle companies statunitensi, comunque quello che è generalmente accettato è che la riduzione del gettito fiscale diminuirà di 1.400 miliardi di dollari nei prossimi 10 anni. Tale crollo verrebbe tuttavia compensato dall’aumento del PIL generato dalla riforma: un aumento di almeno il 3% per le stime governative, ma del solo .08% secondo il Congressual Budget Office.

Inoltre la rivisitazione della tassazione delle persone fisiche, che prevede una complicatissima riforma delle deduzioni e aliquote, viene stimata favorire i redditi più alti, penalizzando quelli più bassi.
La filosofia che sta dietro a questa riforma è quella cara alle destre di tutto il mondo, secondo cui incentivare imprese e persone ricche produce un benessere diffuso su tutta l’economia e su tutti i cittadini.

Personalmente non condivido, e con me molti osservatori economici, questa filosofia, essendo invece più vicino allo “Stato innovatore” alla Mariana Mazzuccato, che è un soggetto indispensabile nella promozione di innovazione e sviluppo, più di quanto lo sia il lasciar briglie sciolte al privato.

Ricordo inoltre che la riduzione della corporate tax, così come è avvenuto per la riduzione dell’IRES in Italia dal 27.5% al 24%, si basa sulla “speranza” che questi maggiori fondi a disposizione del capitale si tramutino in maggiori investimenti produttivi, speranza che potrebbe essere azzerata dalla propensione del capitale di investire in finanza. Ragione per la quale preferisco, in Italia, agire sull’ACE anziché sull ‘Ires.

Ma la vera notizia, se confermata, che sta dietro alla riforma trumpiana è quella di “camuffate forme di border taxes”. Che significa?
Ci sono due differenti versioni di queste border taxes (o accise o meglio imposte che colpiscono beni e servizi importati, insomma misure di antico stampo protezionista in una parola dazi): una alla Camera e una al Senato; più severa quella alla camera, più moderata quella al Senato. Vediamole:

  • L’Excise tax prevista dalla Camera colpirebbe con una aliquota del 20% la vendita di beni e servizi negli USA effettuate da un gruppo straniero tramite una controllata locale;
  • Quella al Senato, definita come “Base erosion antiabuse tax” BEAT,  è una tassa del 10% a fronte di pagamenti intercompany con la sola eccezione degli acquisti di beni merce.

Al di là dei tecnicismi la filosofia di questo provvedimento rischia di portarci indietro di secoli nella concorrenza internazionale, reintroducendo una spirale perversa di dazi e controdazi che andrebbero a scassare ulteriormente questo già scassatissimo mercato mondiale.

I provvedimenti di Trump, dalla provocazione su Gerusalemme alla riforma fiscale, fanno temere in un peggioramento notevole del livello di coesistenza disegnandoci un futuro per nulla tranquillizzante.

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