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LAVORARE MENO, LAVORARE TUTTI. QUALITA’ DEL LAVORO E RETRIBUZIONE DI QUALITA’

Tratto dal documento politico su lavoro e previdenza del partito della Convergenza Socialista. Parte III

Si è detto che, quando si parla di qualità del lavoro, non si può prescindere da istruzione, formazione e riqualificazione che vanno legate a quel mondo fin dall’origine; salario e bisogni vanno integrati nel formare la retribuzione, mentre la qualità deve comprendere il contributo all’ambiente esterno da parte di ogni lavoratore e imprenditore, in termini di impatto positivo ambientale e sociale.

Un secondo problema si ha una volta che il lavoro comincia a emergere su scala nazionale, riguarda la possibilità di renderlo mediamente migliore nella sua evoluzione-retribuzione. A tale scopo sono decisive le anticipate esigenze di istruzione e formazione abbinate a stage aziendali, incentivati con decontribuzioni iniziali (a scalare nel tempo) per i neodiplomati e neolaureati, anch’esse oggetto di monitoraggio da parte dei centri provinciali di formazione, qualificazione e inserimento professionale. In tale contesto, lo Stato si fa garante della copertura previdenziale, sin dall’inizio della vita lavorativa e senza soluzione di continuità, anche con la previsione di contributi figurativi che diventano effettivi con l’assunzione, finanziati attraverso la rimodulazione dei criteri attuali e da attuare, in funzione dell’ottica previdenziale da coprire, di breve, medio o lungo periodo.

Redistribuire il tempo di lavoro, e di vita come conseguenza, significa anche rileggere la retribuzione, non più tanto in funzione delle energie dedicate nell’unità di tempo ma soprattutto in base ai risultati raggiunti, nella condivisione degli obiettivi dell’impresa che comprenda maggiori rischi e profitti partecipati anche dalle rappresentanze sindacali; le quali, dovrebbero poter accedere all’iniziativa gestionale e, al contempo, assumerne anche una parte della responsabilità dei risultati. Merito e retribuzione vanno pertanto ricombinati con un maggior peso del primo all’interno della seconda, ma con un impatto più che proporzionale rispetto alla diminuzione della parte fissa legata solo al tempo di lavoro. Quest’ultimo rivisto in basso come obbligo della prestazione lavorativa.

In quest’ottica, la partecipazione alla vita dell’impresa non può prescindere da una nuova visione culturale dei compiti del sindacato, non più in veste autorizzatoria delle iniziative dei singoli lavoratori ma come loro consulente, garante ad ogni livello di contrattazione, territoriale, aziendale o individuale, della libera scelta contrattuale del singolo lavoratore, purché sia sempre migliorativa del livello precedente.

La qualità del lavoro qui intesa riguarda non solo il lavoratore in quanto tale, ma anche la sua vita, quella che egli conduce in famiglia e nella società. In tale ottica, parte della retribuzione dovrà comprendere la possibilità di ottenere il soddisfacimento dei suoi bisogni sociali importanti (economia dei bisogni). Invece di denaro in busta paga, attraverso l’applicazione del welfare negoziato ad ogni livello (nazionale, territoriale, aziendale, individuale) si devono poter coprire, attraverso la mediazione, le esigenze sia del territorio sia del singolo; da quelle assistenziali, alle sanitarie, sino a quelle previdenziali. Peraltro, tale modalità retributiva negoziata, ben si lega con la definizione della produttività sociale del lavoro d’impresa, che esce così dalle mura aziendali per contribuire alla crescita locale delle attività più vicine alla realizzazione dei bisogni reali dei cittadini-lavoratori. Così facendo, cresce dal basso il contributo per la costruzione dell’indicatore di benessere nazionale qualitativamente inteso. Per un tale progetto, punto di raccordo tra istruzione, mercato del lavoro e riqualificazione professionale, sono la creazione di centri provinciali di formazione e inserimento professionale, cui è demandato l’onere di raccordare le richieste di tutte le PMI sul territorio, con i lavoratori da riqualificare per i reinserimenti, con i neodiplomati e neolaureati per i nuovi inserimenti; il tutto attraverso una banca dati locale ma condivisa con gli altri centri provinciali in una rete nazionale di domande e offerte di lavoro non soddisfatte, per offrire su diversi livelli di territorio opportunità non esistenti in loco.

L’intera rete dovrà essere raccordata a livello governativo con monitoraggi periodici dei risultati raggiunti in termini di assunzioni, riassunzioni, riqualificazioni, ecc, oltre che di costi sostenuti e contributi raccolti, al fine di valutare in modo congruo i pagamenti premiali, in ragione dei risultati raggiunti, grazie a contributi versati da imprese e lavoratori che beneficiano di tali strumenti. I valori premiali sono così valutati per l’integrazione dello stipendio base dei centri provinciali. Nasce in tal modo una rete di collocamento, formazione e riqualificazione che, partendo dal livello provinciale, arriva a coprire le PMI su tutto il territorio nazionale, sino a quello europeo, nell’ottica del rispetto del principio di interoperabilità UE dei sistemi informativi della pubblica amministrazione degli Stati membri. Per rendere più fruibili le opportunità lavorative dovranno essere incentivate quelle che comportano lunghi trasferimenti, almeno inizialmente, specie laddove sarà necessario raccordare la vita lavorativa con la famiglia.

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