Caso Embraco socialismo Governo

CASO EMBRACO

di Renato Gatti

Se sono stati dati “aiuti di Stato” alla Embraco da parte del governo italiano, evidentemente tali aiuti erano stati concordati ed autorizzati dall’Europa, essi erano quindi dati legittimamente e con uno scopo.

Ora se legittimamente l’Embraco delocalizza in Slovacchia, poco potrà fare il governo italiano per recuperare gli “aiuti” dati, anche in caso di non raggiungimento dello scopo iniziale. Se invece la Slovacchia ha mal utilizzato i fondi strutturali, bene ha fatto Calenda a chiedere la verifica europea che se dimostrasse l’abuso porterebbe a sanzioni a quel paese.

Voglio invece assumere che sia tutto regolare e che nulla possa fare il governo per recuperare gli aiuti elargiti.

Molti partiti in questi giorni richiedono che si faccia un provvedimento, una legge, che obblighi alla restituzione dei contributi concessi in caso di delocalizzazione, tale legge, tuttavia dovrebbe essere concordata con Bruxelles, proprio perché andrebbe a intaccare un contributo elargito con l’assenso di Bruxelles.

L’aiuto che un paese prevede coerentemente con le regole europee, può essere formulato come il paese ritiene di farlo: esenzione fiscale, finanziamento a fondo perduto o meno e anche la partecipazione al capitale.

Occorre ricordare che la partecipazione al capitale è un mezzo usato talora per bypassare le regole europee, ma l’Europa si è pronunciata per l’equiparazione della partecipazione alle altre forme di agevolazione (vedi appendice), ma nel caso di “aiuto” autorizzato la partecipazione al capitale è pratica ammessa.

Ora modificare tutti gli “aiuti” irripetibili in partecipazione al capitale, riesce ad evitare che l’aiuto dato possa essere abusato legittimamente dal beneficiario.

Questa proposta nasce anche da quanto ripetuto sovente dal ministro Calenda quando afferma che i soldi pubblici sono soldi dei cittadini, quindi se lo stato dà soldi pubblici ad una impresa, sta dando soldi dei cittadini che avrebbero tutto il diritto di essere compartecipanti dell’impresa beneficiata.

Ma questa proposta introdurrebbe un legittimo avvio di socializzazione delle imprese sulle orme del vecchio piano Meidner anche in vista della magmatica robotizzazione della rivoluzione 4.0. In fondo quello che scriveva Marx nel “Frammento sulle macchine”, era una nuova forma di appropriazione da parte del capitale ai tempi della robotizzazione (o produzione da parte di un automa come scriveva Marx); l’appropriazione del frutto dell’intelligenza sociale, il general intellect, e pare quindi conseguente che l’appropriazione da parte del capitale dell’intelligenza sociale veda il sociale appropriarsi del capitale.

Uno degli accorgimenti di cui gli Stati sono soliti avvalersi per aiutare le imprese nazionali e, soprattutto per preservarne i posti di lavoro- accorgimento che si è rilevato tra i più distorsivi della concorrenza – è consistito nell’acquisizione e nella partecipazione al capitale di imprese in difficoltà: acquisizione che, implicando iniezioni di capitale fresco, può, consentire alle imprese in «temporanea difficoltà» di ritrovare la necessaria concorrenzialità e, alle imprese in «crisi strutturale», di sopravvivere.

La Commissione ha preso in considerazione la partecipazione al capitale azionario di una impresa quale forma di «aiuto» sin dal 1972. Già nella «Seconda relazione sulla politica di concorrenza», aveva evidenziato come « la neutralità affermata dal Trattato (art. 222, CEE) riguardo al regime della proprietà degli Stati membri non dà a questi ultimi, per il potere che essi hanno di intervenire nella proprietà dei mezzi di produzione, la facoltà di sviluppare delle azioni che, svolte con altre tecniche di intervento, sarebbero incompatibili con gli artt. 92 e seguenti in quanto falsano la concorrenza degli scambi intracomunitari». Il Trattato aveva lasciato agli Stati membri la facoltà di creare imprese e di partecipare ad alimenti di capitale di imprese esistenti; gli Stati non possono tuttavia avvalersi di detta facoltà per aggirare il divieto di concedere aiuti di cui all’ art. 92 del Trattato. Soprattutto negli anni’80, la Commissione ha condannato l’acquisizione da parte dello Stato di quote di imprese in difficoltà in una serie di Decisioni adottate in applicazione all’art. 92. In effetti, premesso che non tutte le operazioni in cui lo Stato partecipa al capitale azionario di un’impresa sono riconducibili ad agevolazioni, risulta difficile contestare il carattere di «aiuto» in numerose operazioni attraverso le quali non si è fatto altro che iniettare, in società in difficili condizioni economiche, capitali nuovi «di cui l’impresa non deve sopportare nemmeno i costi di acquisizione».

Proprio l’assenza dei costi derivati dall’acquisizione di capitali nuovi e l’inesistenza dell’impegno alla restituzione, consentono ad un’impresa di trarre da una partecipazione dello Stato al proprio capitale un vantaggio maggiore di quanto non derivi dalla concessione, di garanzie o di prestiti al tasso di mercato. Come la stessa Corte di giustizia ha riconosciuto, «il Trattato prende in considerazione gli aiuti concessi dagli Stati o mediante risorse statali sotto qualsiasi forma. Ne consegue che non si può fare una distinzione di principio al seconda che un aiuto venga concesso sotto forma di partecipazione al capitale delle imprese. Entrambe queste forme di aiuto sono colpite dal divieto dell’art. 92, qualora siano soddisfatte le condizioni stabilite da questa norma».

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...