Archivi categoria: L’IDEOLOGIA SOCIALISTA

LA MONETA INCOMPIUTA

di Renato Gatti

Sto leggendo (rectius studiando) il libro, il cui titolo ho messo in testata, di quello che avrebbe potuto essere uno dei migliori assessori al bilancio del Comune di Roma, ovvero di Marcello Minenna, ma che solo dopo pochi mesi dalla nomina, ha lasciato la giunta 5 stelle per ragioni ancora poco chiare, ma perciò non meno preoccupanti.
Molto stupefaciente è il fatto che la “Premessa” di una dozzina di pagine, riporti, parola per parola, la prefazione di Romano Prodi senza neppure citarla.
Continua a leggere LA MONETA INCOMPIUTA

Annunci

LA FINTA IMPOSTA DI GRASSINI

di Renato Gatti

Sul Sole 24 Ore di venerdì 3 novembre F.A.Grassini constata che puntare sulla riduzione del debito contando su una crescita del PIL del 3% reale più il 2% di inflazione, è una vaga speranza anche perchè una crescita del 3% in presenza di azioni deflattive pare essere un ossimoro.

Peraltro incombe nei prossimi mesi il divieto alle banche di detenere titoli del debito pubblico oltre ad una certa misura e la prospettiva di un aumento dei tassi di interesse con l’attenuamento del Q.E.

Conclude il Grassini “La strada per ridurre veramente il debito pare solo quella di una patrimoniale che ponga a carico dei più benestanti l’onere della necessaria riduzione”.
Continua a leggere LA FINTA IMPOSTA DI GRASSINI

CLASSOLOGICA

di Renato Gatti

Premessa

“La storia di ogni società sinora esistita è storia di lotte di classe. Liberi e schiavi, patrizi e plebei, baroni e servi della gleba, membri delle corporazioni e garzoni, in una parola oppressori ed oppressi (…). La moderna società borghese , sorta dalla rovina della società feudale, non ha eliminato i contrasti di classe. Essa ha soltanto posto nuove classi, nuove condizioni di oppressione, nuove forme di lotta in luogo delle antiche.” (Manifesto del partito comunista – Marx ed Engels).

Una nuova disciplina economica

Nel conformismo della società attuale dominata dal pensiero unico dell’individualismo liberista è difficile leggere una critica scientifica basata sul criterio della lotta di classe, anche perchè, tra le nuove forme di lotta che testimoniano la vittoria della classe capitalistica sulle altre classi, predominano, a mio modo di vedere e senza che siano scomparse vecchie forme di sfruttamento, nuove forme di sfruttamento che vanno analizzate ed arricchite.
Continua a leggere CLASSOLOGICA

PARLIAMO DI FISCAL COMPACT

di Renato Gatti

Entro fine anno il Parlamento è chiamato a pronunciarsi sulla conversione in trattato del Fiscal Compact, esso diverrebbe quindi una norma imperativa per la regolamentazione del funzionamento dei meccanismi su cui si basa l’Unione Europea.

La trasformazione o meno in trattato peserà in modo sostanziale sul futuro degli equilibri economico finanziari del nostro Paese. Di peso enorme per il nostro Paese è sicuramente la norma più famosa del fiscal compact; quella che richiede che ogni anno si riduca del 5% l’eccesso di debito pubblico rispetto al parametro rappresentatao dal PIL.

Attenzione ciò non significa che in 20 anni il nostro debito debba tornare al fatidico 60% del PIL, perchè ridurre del 5% l’eccedenza comporta una curva asintotica.

La norma che prevede l’obbligatorietà del pareggio di bilancio è già stata recepita dal Parlamento italiano con la modifica dell’art. 81 della Costituzione anche se invece di pareggio si parla di equilibrio di bilancio.

Una norma meno nota impegna a coordinare i piani di emissione del debito con il Consiglio dell’Unione e con la Commissione europea.
Continua a leggere PARLIAMO DI FISCAL COMPACT

IL BLITZ SU BANKITALIA

di Renato Gatti

Quello che è successo con la mozione del PD sul rinnovo della carica del Governatore va esaminato, a mio modo di vedere, su due aspetti: uno di merito ed uno di metodo.

Nel merito

Il fatto che durante il mandato Visco si sia assistito al default di 10 banche (M.P.S, le 4 dell’Etruria, le 2 venete, le 3 del gruppo San Miniato) non può che farci interrogare sull’efficienza dell’attività di vigilanza cui Bankitalia è istituzionalmante tenuta. E la risposta all’interrogazione va, a mio parere, nel senso di considerare l’operato del Governatore come inefficiente.
Continua a leggere IL BLITZ SU BANKITALIA

CHE CI ASPETTA NEL 2018. I C.C.F. SONO LA RISPOSTA?

di Renato Gatti

Che ci aspetta nel 2018

Benché si parli di ripresa, debole ma ripresa, benché ancora una volta si affermi di essere usciti dal tunnel, benché segnali positivi si leggono in alcune statistiche, ma non in tutte, le preoccupazioni per il 2018 sono cupe per le seguenti ragioni:

  • Le elezioni in Germania aumentano le spinte a proseguire nell’austerità;
  • Le nuove norme sugli NPL rischiano di restringere il credito che le banche potranno erogare alle imprese;
  • La fine del Q.E. cesserà di farci aiutare da tassi di interesse vicini allo zero;
  • Le elezioni politiche italiane prospettano se non l’ingovernabilità, che non è esclusa, un governo debole e condizionato

Come conseguenza delle cupe ragioni sopra esposte, è facile prevedere la persistenza di investimenti pubblici e privati in difficoltà, consumi ancora restii a crescere, insomma se non deflazione, una deludente stagnazione.
Continua a leggere CHE CI ASPETTA NEL 2018. I C.C.F. SONO LA RISPOSTA?

IL SISTEMA TARGET 2

di Renato Gatti

L’antefatto

Il 20 gennaio 2017 il presidente Draghi, rispondendo ad alcuni europarlamentari italiani, dichiarò espressanmente che in caso di uscita dall’euro di uno dei Paesi membri, i saldi Target 2 avrebbero dovuto essere regolati in pieno. Nello specifico l’Italia (ovvero la Banca d’Italia) avrebbe dovuto pagare 363 miliardi di euro, la Spagna 330, la Grecia 72. La Germania, invece, risultava creditrice verso il sistema Target 2 di 720 miliardi.

Il sistema

Semplificando possiamo considerare le banche centrali dei Paesei membri come banche succursali della banca centrale BCE, per cui se un esportatore italiano deve incassare euro dalla Germania il meccanismo di contabilizzazione avviene nel seguente modo: l’esportatore italiano riceve dalla sua banca l’importo del credito; la sua banca accede al conto di liquidità infragiornaliero presso la Banca d’Italia; l’importatore tedesco paga alla sua banca che a sua volta fa contabilizzare il suo debito presso la Bundesbank.
Continua a leggere IL SISTEMA TARGET 2

MARGINALITA’ E PROGRESSIVITA’

di Renato Gatti

Premessa

La legge dell’utilità marginale decrescente afferma che l’utilità totale aumenta al consumo di dosi successive di un certo bene, ma con incrementi progressivamente decrescenti.
Il criterio della marginalità è alla base della teoria soggettivistica del valore, elaborata dagli economisti neoclassici o marginalisti, in particolare da Jevons (1871), Menger (1871), Walras (1874). Poichè l’utilità di ogni successiva unità di consumo è via via minore, il valore di un bene non è rappresentato tanto dal valore d’uso dello stesso, quanto dal suo valore di scambio, il quale dipende dai gusti del consumatore e dalla scarsità dello stesso.

I marginalisti abbandonano la teoria del valore-lavoro dei classici (Smith e Marx) sostituendola con una taeoria del valore basata sull’utilità marginale.
Continua a leggere MARGINALITA’ E PROGRESSIVITA’

IL DIVORZIO TRA TESORO E BANCA D’ITALIA

di Renato Gatti

Un passaggio nella storia italiana

Il fatto

Secondo alcuni economisti fino al 1981, l’Italia godeva di una piena sovranità monetaria nel senso che la Banca d’Italia acquistava (obbligatoriamente) tutti i titoli emessi dal Tesoro, non collocati presso gli investitori privati. Ora i titoli emessi dal Tesoro erano a tassi di interesse fuori mercato, per cui l’acquisto da parte degli investitori era ridotto ad una piccola quota mentre Banca d’Italia si faceva carico di acquistare tutto l’invenduto.

Con questo meccanismo la spesa per interessi gravava in modo minimale sul bilancio dello Stato, riuscendo nel contempo a finanziare la spesa pubblica.

Il 12 febbraio 1981 il ministro del Tesoro Beniamino Andreatta scrisse al governatore della Banca d’Italia Azeglio Ciampi una lettera che sancì il divorzio tra Tesoro e Banca d’Italia; da quel momento lo Stato dovette cercare sul mercato la collocazione dei propri titoli del debito pubblico (anche se Banca d’Italia continuò, volontariamente stavolta, ad acquistare titoli) ma il collocamento avvenne stavolta a tassi di interesse sensibilmente più alti:
interessi, debito, inflazione indici 1977-1987

Dal grafico sopra riportato si nota:

  • l’incidenza degli interessi sul Pil (serie 1 con il rombo) praticamente raddoppia nel decennio (dal 4.4 al 8.8 nel 1986);
  • il debito sul PIL (serie 2 con il quadratino) passa dal 57.9 all’88,6 (un aumento del 53%);
  • l’inflazione (serie 3 con il triangolo) scende dal 17 (con un picco del 21.2 nel 1980) al 4.7 nel 1987.

Continua a leggere IL DIVORZIO TRA TESORO E BANCA D’ITALIA

DUE CONSIDERAZIONI SUL SOVRANISMO

di Renato Gatti

Confesso di essere abbastanza ignorante in fatto di “sovranismo” ed in particolare sulle sue idee fondanti e sulle conseguenti proposte politiche. Mi pare tuttavia di poter capire la richiesta di:

  • non farsi comandare da una burocrazia non eletta ma incaricata dal finanz-capitalismo;
  • riprendersi la sovranità monetaria;
  • ridare piena concretezza alla nostra Costituzione limitando la cessione di sovranità pur prevista, a certe condizioni, dall’art. 11 della costituzione.

Condivido in pieno il primo punto mentre non condivido gli altri due punti, sono cioè disponibile alla moneta unica ed alla cessione di sovranità semprechè il potere deliberante sia assegnato al Parlamento europeo democraticamente eletto, togliendo i poteri alla commissione fatta dai capi di stato o di governo. La ragione principale sta proprio in questo ultimo punto che costituisce la mia prima considerazione.
Continua a leggere DUE CONSIDERAZIONI SUL SOVRANISMO