Archivi tag: capitale

MONETA, DEBITO E DERIVATI. LA TRANSIZIONE DI FASE IN ATTO NEL CAPITALISMO

di Manuel Santoro

Il mondo sta cambiando velocemente e nuovi scenari si aprono davanti a noi. L’involuzione del capitalismo moderno è stato rapido e molto doloroso per miliardi di esseri umani. La metamorfosi ancora in atto del capitalismo dalla sua fase produttiva a quella finanziaria è stata un cambio di paradigma che ancora la sinistra non riesce ad assorbire. Il capitalismo è divenuto post-capitalismo o neo-liberismo e si avvia ad assumere i connotati dell’ipercapitalismo, vale a dire salire da un contesto prettamente economico, globalizzato e uniformato, in cui la politica cerca ancora di sopravvivere e di non genuflettersi completamente ponendo resistenza, al controllo diretto delle masse. La via è spianata poichè testimoniamo non solo una crescente accumulazione di ricchezza in pochissime mani, ma una concorrenza su singoli prodotti, a livello globale, tra pochissime realtà multinazionali oppure un assoluto regime di monopolio mondiale. Non mi riferisco solo ai beni di consumo come, per esempio, i cellulari, ma al cibo, alla farmaceutica, alle risorse disponibili nel pianeta.

Quando il capitalista era l’imprenditore, egli usava il proprio capitale per per finalità produttive e il risultato era la produzione di un bene reale. Nel tempo il capitalista/imprenditore è stato travolto, il suo portafoglio prosciugato, e il suo capitale veicolato dai canali della produzione in quello della finanza. E’ emersa, quindi, la figura del nuovo capitalista per eccellenza, colui che detiene oggi il capitale che autogenera attraverso l’uso degli strumenti finanziari. Questo capitale non produce beni ma altro capitale il quale non ha barriere, confini. E’ globale.
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BLOCCO STORICO E BLOCCO SOCIALE

di Renato Gatti, economista

Un sordo terremoto

Un sordo scricchiolio grave e minaccioso, come un annuncio di terremoto; un senso di disaffezione dapprima strisciante e poi sempre più esplicita; un’insoddisfazione profonda per un mondo che non sembra più appartenerci; un crescente individualismo che monta come rigetto di una filosofia sociale; una fuga dall’impegno collettivo; la crescita di una visione corporativa egoista e rinchiusa in sé stessa. Si sente, palpabilmente una sfiducia nell’esistente affiancata da un’incapacità di intravvedere una alternativa prospettica e che fa quindi ricadere nella reazione, nella presa di coscienza di impotenza che può sfociare solo nella disperazione o nella violenza.

Sembra il disegno di un disagio psichico ma, a ben vedere è lo scollamento tra la realtà di un sistema esistenziale e la rappresentazione che si ha di esso. Stranieri, direi che questo termine ben delinei lo stato del comune sentirsi immersi in questo mondo: chi rinuncia perché ormai non se la sente più, chi neppure concepisce la possibilità di cambiare adeguandosi alla protesta sterile ben rappresentata da molte posizioni politiche dei nostri giorni.
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INTERVENTO SULLA ‘CARTA PER UN NUOVO STATO SOCIALE’

di Mariano Musicò

Cari amici e compagni di CS, a mio modesto avviso, lo stato sociale disegnato in questo modo, cioè “lo Stato che dovrà tornare a essere il principale erogatore e controllore dei servizi essenziali, come la sanità, l’istruzione, l’elettricità, il gas, l’acqua, l’ambiente, ecc” non sarebbe un “nuovo” stato sociale ma una mera ripetizione della prima repubblica.
Inoltre ponendo sotto il controllo dello stato i principali mezzi di produzione del paese lo “stato” non sarebbe “sociale” ma “padrone in quanto proprietario”. In parole povere se identifichiamo lo stato come strumento del “socialismo” non facciamo altro che negare il socialismo commettendo gli stessi errori commessi dal socialismo mondiale da Lenin in poi.
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NON PIU’ UN CONFLITTO TRA CLASSI MA UN CONFLITTO TRA LIVELLI

di Manuel Santoro

In Italia, ed in Europa, un nuovo modello politico e sociale è possibile. Un modello aperto, inclusivo, democratico, plurale, meritocratico, paritario ed accogliente di tutte quelle idee, idealità e programmi che si sviluppano nel nome della giustizia sociale e della solidarietà umana. Un modello radicalmente riformista che sfoci nella definizione di un Nuovo Stato Sociale. Un modello che sappia valorizzare e perseguire con saggezza un ancoraggio forte con i cittadini, con le comunità, con la società intera nei suoi mille rivoli. Un modello che sappia ricercare costantemente un rapporto privilegiato con la base, e dalla base, comprendere i problemi ed i bisogni reali della società.
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DAL SOCIALISMO SUDAMERICANO AL SOCIALISMO EUROPEO. LA NOSTRA STRADA

di Manuel Santoro

Sino a pochissimi anni fa criticare il socialismo europeo era considerato, dai socialisti stessi, un’eresia, un affronto inconcepibile e impensabile. Si veniva tacciati come estremisti e come antieuropeisti.

Esattamente come pochissimi anni fa, e sicuramente con più coraggio di allora, continuiamo a criticare con forza il defunto socialismo europeo e ricerchiamo i semi primordiali, gli spunti iniziatori di una sua rifioritura sulle basi di un socialismo protagonista e non succube del grande capitale e della grande finanza. Questo perché vogliamo bene all’idea di Europa e agli europei.
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