Archivi tag: capitalismo

EINAUDI, ECONOMISTA LIBERALE NON LIBERISTA

di Renato Gatti

L’eguaglianza dei punti di partenza

Einaudi parte dal principio democratico per cui ogni soggetto deve avere le stesse opportunità nella gara della vita, nessuno deve partire con l’handicap e nessuno deve partire avvantaggiato. “Partendo dalla premessa che solo una minoranza degli eletti può giungere sino ai posti di comando, (è altrettanto vero che) sarebbe ben diverso se la selezione degli eletti potesse farsi tra l’universale degli uomini”.

Ma il principio dell’eguaglianza dei punti di partenza presupporrebbe che ogni nuovo nato parta in condizioni uguali, tutti nudi e senza differenza di mezzi al momento della nascita per lasciare che la competizione selezioni, darwinianamente, il più adatto a ricoprire i ruoli in cui eccelle.

Einaudi respinge questo egualitarismo perché questa soluzione annullerebbe il lavoro fatto dalla famiglia a favore dei propri discendenti e scoraggerebbe l’iniziativa dei singoli perché tutto quanto da essi creato sarebbe poi disappropriato e vanificato.
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SOCIALISMO E COSTITUZIONE

di Manuel Santoro

La lunga via al Socialismo, la cui essenza vive nella consapevolezza di essere strategicamente alternativo al Capitalismo, è un processo riformatore, graduale, evoluzionista della società. Un percorso che necessariamente dovrà attraversare fasi intermedie, popolate di lotte politiche e sociali, di scontri, di vittorie e di sconfitte.
E’ mia convinzione che la prima di questi innumerevoli passaggi verso il Socialismo debba essere l’applicazione assoluta della nostra Costituzione nella vita reale delle persone attraverso l’azione legislativa, iniziando proprio dalla questione “sociale”.

La solidarietà economica e sociale è, nella Costituzione italiana, “dovere inderogabile” dello Stato nei confronti dei suoi cittadini e lo Stato ha il dovere di “rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che…impediscono il pieno sviluppo della persona umana” (Art 3), così come “ogni cittadino inabile al lavoro e sprovvisto dei mezzi necessari per vivere ha diritto al mantenimento e all’assistenza sociale” (Art. 38).

Verso il Socialismo, quindi, passando dall’applicazione assoluta della nostra Costituzione attraverso l’azione legislativa.

MONETA, DEBITO E DERIVATI. LA TRANSIZIONE DI FASE IN ATTO NEL CAPITALISMO

di Manuel Santoro

Il mondo sta cambiando velocemente e nuovi scenari si aprono davanti a noi. L’involuzione del capitalismo moderno è stato rapido e molto doloroso per miliardi di esseri umani. La metamorfosi ancora in atto del capitalismo dalla sua fase produttiva a quella finanziaria è stata un cambio di paradigma che ancora la sinistra non riesce ad assorbire. Il capitalismo è divenuto post-capitalismo o neo-liberismo e si avvia ad assumere i connotati dell’ipercapitalismo, vale a dire salire da un contesto prettamente economico, globalizzato e uniformato, in cui la politica cerca ancora di sopravvivere e di non genuflettersi completamente ponendo resistenza, al controllo diretto delle masse. La via è spianata poichè testimoniamo non solo una crescente accumulazione di ricchezza in pochissime mani, ma una concorrenza su singoli prodotti, a livello globale, tra pochissime realtà multinazionali oppure un assoluto regime di monopolio mondiale. Non mi riferisco solo ai beni di consumo come, per esempio, i cellulari, ma al cibo, alla farmaceutica, alle risorse disponibili nel pianeta.

Quando il capitalista era l’imprenditore, egli usava il proprio capitale per per finalità produttive e il risultato era la produzione di un bene reale. Nel tempo il capitalista/imprenditore è stato travolto, il suo portafoglio prosciugato, e il suo capitale veicolato dai canali della produzione in quello della finanza. E’ emersa, quindi, la figura del nuovo capitalista per eccellenza, colui che detiene oggi il capitale che autogenera attraverso l’uso degli strumenti finanziari. Questo capitale non produce beni ma altro capitale il quale non ha barriere, confini. E’ globale.
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KEYNES OGGI

di Renato Gatti

Il presente contributo non vuole certamente essere un compendio dell’opera di Keynes, ma vuol cercare di indicare alcune vie di approccio alle problematiche presenti nella situazione economica attuale, figlia della crisi del 2007, che rappresenta il culmine della crisi del sistema del capitalismo nella sua fase finanziaria.

Premessa

La Teoria generale di Keynes venne pubblicata nel 1936, quando ancora erano pienamente in atto le conseguenze del “Giovedì nero” e della Grande depressione. Il reddito nazionale degli Stati Uniti crollò e la disoccupazione raggiunse livelli estremamente alti.

In questa situazione la validità della legge di Say, in base alla quale è sempre verificata l’equivalenza tra produzione e domanda e, di conseguenza, è impossibile che il sistema economico funzioni al di sotto della piena occupazione, fu messa decisamente in dubbio.
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POLITICA. SANTORO (CS): IL M5S E IL ‘NE’ DESTRA NE’ SINISTRA’. COSA SIGNIFICA? NIENTE

“Grillo dice che il M5S non è né di destra né di sinistra”, commenta Manuel Santoro, Segretario nazionale del partito della Convergenza Socialista, “ribadendo che il movimento non c’entra nulla con ‘queste categorie ideologiche’. Sarà allora di centro visto che non lo menziona. Dice anche che non è né filo-russo né filo americano. In altre parole è tutto e niente. Un perfetto democristiano moderno.”

“La mia critica al M5S è forte e netta”, continua Santoro, “non solo per quanto riguarda l’opacità della struttura organizzativa, l’antidemocraticità dei processi interni e il verticismo autoritario che ha nel capo, non eletto da alcuno, il massimo e solo punto di riferimento, ma soprattutto per la superficialità politica e questo costante lavoro di svuotamento di qualsiasi impianto culturale e ideologico. Il M5S contribuisce, in altre forme, in altri modi, ma con effetti simili, all’impoverimento culturale del popolo italiano e all’annullano di punti di riferimento resi obsoleti da chi ha governato l’Italia dal dopoguerra ad oggi.”

“Mi riferisco allo strumento partito, per esempio, il quale è stato offuscato da una caccia alle streghe senza precedenti che ha visto la partecipazione di milioni di donne e di uomini letteralmente ubriachi di insensato nuovismo, da una parte, e di un ridicolo ‘sono tutti uguali’, dall’altra.”

“Guidati da forze interne ed esterne che non riuscirebbero neanche a comprendere, hanno contribuito, e tutt’ora contribuiscono, a distruggere lo strumento ‘ad hoc’ previsto dalla nostra Costituzione per far trionfare il qualunquismo sbiadito da stupidaggini e incompetenze. L’articolo 49 della nostra Costituzione chiaramente ribadisce che ‘tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale’. In partiti.”

“Vi è anche, però,” continua Santoro, “l’aspetto prettamente politico del ‘né di destra, né di sinistra’. Cosa significa? Niente. Assolutamente nulla. E’ parte di questo eclissarsi dietro idiozie preconfezionate senza alcun costrutto ideologico, con lo scopo di nascondersi, di abbandonare qualsiasi senso critico nei confronti di quello che viene detto, scritto, fatto. Ma se ragionassimo per ideologie, dire di non essere né di destra, né di sinistra significa essere compatibili con lo status quo, essere d’accordo con il profilo liberista della nostra società e operare, un po’ a destra un po’ a sinistra, per smussare o per accentuare gli effetti del capitalismo che quotidianamente viviamo.”

“L’umanità vive giorno dopo giorno all’interno di uno schema che è ideologico”, continua Santoro. “Il liberismo, il capitalismo, sono impianti ideologici e anche Grillo vive all’interno di questa gabbia ideologica. Dire, quindi, che il M5S non c’entra nulla con le categorie ideologiche non ha senso, è pura mistificazione della realtà, completa ignoranza filosofica oppure il furbo tentativo di prendere in giro le persone. Ma così facendo l’italiano non crescerà mai come essere umano e vedrà i suoi giorni futuri pieni di un crescente degrado culturale e sociale.”

“Noi siamo quindi molto lontani da Grillo e dal M5S”, conclude Santoro, “nell’assetto culturale, filosofico e politico. Siamo partito e siamo socialisti, e il socialismo, cari signori, è una ideologia alternativa a quella che ci accompagna nella nostra vita.”

SOCIALISMO O COMUNISMO? OVVERO, PERCHE’ NON SIAMO COMUNISTI

di Daniele Colognesi, Dipartimento sulle politiche per l’università e la ricerca

Che cos’è il Socialismo?

L’idea di “Socialismo” è assai antica, anche se il termine esplicito compare per la prima volta nell’opera del grande utopista francese Henri de Saint-Simon (1760-1825). Per questo motivo, dati anche i fiumi d’inchiostro che sono stati versati sull’argomento, è importante iniziare dalle definizioni, in modo tale che appaiano chiare e distinte nel miglior modo possibile. Credo che la descrizione di “Socialismo” più cristallina sia quella data nel 1904 dal piccolo gruppo di propagandisti noto come “The Socialist Party of Great Britain” (SPGB), ossia:
(…) a system of society based upon the common ownership and democratic control of the means and instruments for producing and distributing wealth by and in the interest of the whole community” [1].
Infatti in poche righe viene stabilito che: il Socialismo è un (1) sistema economico-sociale ancora non esistente, che prevede (2) la proprietà comune e (3) il controllo democratico dei (4) mezzi di produzione e di distribuzione (5) dei beni e dei servizi, (6) da parte dell’intera comunità umana e nell’interesse generale di essa stessa. Abbiamo aggiunto solo a “beni” anche il termine “servizi”, assente nel documento originale dell’SPGB.
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IL VOLTO FEROCE DEL CAPITALISMO SENZA REGOLE: IL ‘SISTEMA’ PRATO

di Daniele Colognesi, Referente di Convergenza Socialista di Prato e Dipartimento sulle politiche per l’università e la ricerca

Engels in Toscana?
Turni di lavoro massacranti di oltre dodici ore quotidiane, mezza giornata di riposo alla settimana, ferie pagate nulle, buste paga inesistenti o fittizie, nessun contratto di lavoro, nessun versamento contributivo, salari largamente sotto i minimi sindacali, versamenti pensionistici e previdenziali zero, sicurezza sul lavoro sommaria o assente, di sindacati neanche a parlarne, fabbriche usate anche come mense e dormitori, dove le culle dei neonati si affiancano alle macchine da cucire, alle brandine, alle scodelle sporche e alle esche topicide: il tutto per non perdere neanche un minuto di lavoro.

Qualcuno starà sicuramente pensando al grande classico del socialismo “La situazione della classe operaia in Inghilterra” di Friedrich Engels, che fotografa in maniera impietosa la dura sorte dei lavoratori industriali nella Gran Bretagna del XIX secolo.

No! Parliamo di una realtà contemporanea.
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CENNI SUL CAPITALISMO: MONETA E MERCATI GLOBALI

di Manuel Santoro

Nella bozza di programma di Convergenza Socialista, oggi in revisione ed ampliamento da parte dei Dipartimenti, vi è un passaggio a mio modo di vedere fondamentale e che richiede attenzione da parte di tutti se si vuole avere la possibilità di comprendere il prossimo futuro.

Prima di tutto dobbiamo comprendere che il nostro compito è quello di risolvere alla radice le storture di sistema che intaccano selvaggiamente l’esistenza delle fasce sociali più deboli. Questo richiede una comprensione vasta della società globalizzata e delle sue sovrastrutture. Questo significa che dobbiamo adoperarci lungo quattro direttrici:

Primo, adoperarci per una analisi completa del sistema capitalistico, oggi finanziario, e del modello di organizzazione delle società.

Fermiamoci al primo punto. Analizziamo alcuni aspetti del sistema capitalistico definendo anche cosa sia oggi l’alternativa, ossia il socialismo.
In un mondo ormai lontano nel quale il mezzo di produzione permetteva il lavoro, quindi la produzione ed il profitto, l’aspirazione socialista era nella socializzazione dei mezzi di produzione, che permettesse una precisa partecipazione di ognuno al benessere economico creato ed evitasse la concentrazione crescente del capitale in poche mani. I mezzi di produzione, tra i quali dovremmo indicare la terra e le materie prime, le macchine ed i mezzi di trasporto, erano l’obiettivo chiaro di un socialismo che mirava alla partecipazione di tutti al profitto ed alla susseguente soddisfazione dei bisogni sociali.
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NESSUNO È TROPPO VECCHIO

di Giandiego Marigo, Responsabile Politiche abitative e per gli anziani

Abbiamo avuto per centinaia di secoli società fondate sugli “Anziani”.

Il sapere, il conoscere erano preziosi e l’anziano aveva rilevanza, peso politico, sin troppo a volte, sconfinando nel paternalismo che finiva con il bloccare la società con il proprio conservatorismo ed in nome della tradizione. Sicuramente una società moderna non può fondarsi sulla tradizione orale, non può essere, quindi, una gerontocrazia. Nonostante a tratti sotto il regno di “Re Napolitano” ci sia parsa tale.

Fra questo e quello che oggi è la dismissione e l’abbandono degli anziani , però, ci sono , davvero miglia e miglia, forse anni luce.

Il capitalismo ha via via distrutto tutte le tradizioni, sostituendole con Valori a Pagamento e privatizzando sempre più ogni aspetto della vita umana. Con quella medesima arroganza e protervia piratesca con la quale il primo Uomo Accumulatore si alzò da un gruppo di uguali e piantati quattro paletti definì sua “proprietà privata inviolabile” un pezzo di terra. La medesima che li porta a brevettare i semi e ad impossessarsi dei beni comuni, come l’acqua.
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