Archivi tag: Costituzione

IPOCRISIA COSTITUZIONALE

di Renato Gatti

Domanda preliminare

Ma se nel 2011 abbiamo cambiato la costituzione introducendo all’articolo 81 il pareggio di bilancio, come mai lo stesso viene rinviato al 2018 dal ddl per la legge di stabilità 2016? Perché per cinque anni successivi non rispettiamo la Costituzione? Ma le leggi finanziarie in deficit sono anticostituzionali?

I lavori preparatori della Costituzione

Il quarto comma dell’art. 81 della Costituzione recitava: “Ogni altra legge che comporti nuove o maggiori spese deve indicare i mezzi per farvi fronte”

Questa norma fu proposta da Luigi Einaudi preoccupato dalla facilità con cui il parlamento avrebbe potuto approvare spese senza la necessaria copertura. L’on. Vanoni appoggiò questa norma perché garanzia della tendenza al pareggio di bilancio. Ma la formulazione iniziale “deve provvedere ai mezzi necessari per fronteggiare” le nuove o maggiori spese, fu modificato per non invalidare ogni legge che non provvedesse ai mezzi di copertura. La modifica fu proposta da Bozzi che più genericamente modificò il testo in “indicare i mezzi per farvi fronte”. Quindi non “provvedere” ma “indicare”
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SANTORO (CS): COSTITUZIONE, INFORMAZIONE E MIGRAZIONE. TRE PUNTI DA PORTARE AL GOVERNO

“Il nostro obiettivo è incentivare riforme strutturali socialiste”, commenta Manuel Santoro, Segretario nazionale del partito della Convergenza Socialista, “che annullino l’imposizione delle politiche di austerità e promuovano il primato della politica sulla finanza. E’ per noi fondamentale capovolgere profondamente l’idea di Europa, le sue funzioni, i suoi vincoli, iniziando dal Fiscal Compact e dal Patto di stabilità e crescita, sino ad arrivare alla creazione di una rete bancaria pubblica e socialmente utile, e all’utilizzo di un indice di qualità, e non solo di quantità come il PIL, che ci permetta di descrivere un nuovo modello di sviluppo basato sull’equità e sulla sostenibilità.”

“In una Italia che cade a pezzi e in una Europa incerta sui passi da compiere”, continua Santoro, “è nostro compito ripensare le politiche di governo locale, nazionale ed europeo in modo tale da ricostruire un welfare di ‘pubblica utilità’ che punti ad assicurare il necessario a tutti, uomini e donne. Riforme appunto strutturali ma socialiste, atte cioè a incentivare un progressivo potenziamento della funzione e del ruolo del pubblico nella nostra società.”

“Ci sono tre problematiche importantissime da affrontare nel nostro tempo”, continua Santoro, “a iniziare dall’applicazione della Costituzione italiana e dalla salvaguardia della tenuta democratica di questo Paese. Quando si piegano le maglie delle regole democratiche viene meno la possibilità di giocarsi la partita politica su basi eque così come viene meno la possibilità che offerte politiche alternative abbiano la possibilità di emergere, di essere valutare e discusse e, infine, di approdare nelle istituzioni. Modificare le regole democratiche “ad partitum” e disattendere al dettato costituzionale evitando di attuare importanti articoli costituzionali rendono la società italiana sempre più succube dei più forti, cioè di una netta minoranza di individui che va combattuta con decisione sul terreno politico.”

“La seconda barriera che impedisce il corretto flusso democratico nella nostra società è nell’informazione, tv e giornali, in mano a pochi individui, parte dei poteri forti. Punto questo legato al primo poiché senza una multipolarità dell’informazione e una trasparenza netta dei canali informativi, senza una chiara legge sui conflitti di interesse che spezzi il connubio potente-editore, il Paese rimane bloccato in un mondo chiuso, spesso censurato e senza verità. Considerare la verità e la trasparenza elementi scomodi rende inevitabile l’impossibilità di emersione di alternative politiche che proprio questo giochino vorrebbero rompere.”

“Ultimo punto”, conclude Santoro, “consiste nella presa di coscienza che viviamo in un mondo globalizzato in guerra. Non mi riferisco solo alle guerre finanziarie e valutarie occulte ai più, ma a veri conflitti armati, piccoli e meno piccoli, causati da interessi economici e geopolitici vari e noti, i cui effetti sono morte, miseria, fughe ed emigrazioni forzate. Grandi migrazioni forzate, poiché necessarie, effetto di guerre che sono a loro volta effetto degli interessi economici e geopolitici di nazioni, spesso, lontane e immuni dagli effetti delle proprie azioni. Se la causa è l’interesse economico e geopolitico di pochi e uno degli effetti finali è la migrazione di massa, il nostro dovere non è quello di attaccare gli effetti ma la causa che rende il mondo meno vivibile, meno sicuro. L’errore politico e strategico da evitare sta proprio nel prendercela con i poveracci, con chi chiede aiuto. Dovremmo, invece, contrastare con forza coloro che, lontani e dietro le quinte, destabilizzano Paesi, pianificano soluzioni, organizzano gruppi armati, per i propri interessi e contro gli interessi delle collettività del pianeta.”

LETTERA APERTA ALL’ON. SPERANZA

di Filippo Russo, Relazioni con le Associazioni

Caro Onorevole, Lei ha dato prova di grande coerenza politica rinunciando al prestigioso incarico di capo gruppo del PD alla Camera dei Deputati, quando non ha più potuto condividere le scelte della direzione del suo partito. Lei è un politico verso cui provo grande stima, e mi spiace d’essere in disaccordo con Lei in merito al giudizio su Renzi; questi è ai suoi occhi, suppongo, un uomo di Sinistra che sta commettendo alcuni errori, io invece considero l’attuale capo di governo un cinico che agisce con la stessa fredda determinazione dei generali golpisti dell’America Latina degli anni “70, generali che erano in buoni rapporti con Gelli, il quale aveva il conto corrente bancario della P2 presso la Banca Etruria. Per Lei il segretario del suo partito è figlio di un lungo ed accidentato percorso politico che dal PCI, attraverso diverse tappe (e tante sconfitte), ha condotto all’attuale PD, io invece considero Renzi figlio “naturale” di Gelli, Cossiga e Berlusconi, un uomo che solo per comodità, ha indossato la casacca del PD, perciò non mi stupisco che egli vada a braccetto con Verdini ed Alfano, mi stupisce che Lei stia ancora ai suoi ordini ai suoi ordini.
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MALAFEDE ED INGENUITÀ

di Filippo Russo, Relazioni con le Associazioni

Cos’hanno in comune Flash, Superman ed un renzista in buona fede? Sono tre personaggi di pura fantasia. Il ministro, faccia d’angelo, Del Rio dichiara che fare propaganda per l’astensione ai referendum abrogativi è “ammesso dalla Costituzione”, peccato che sia vero il contrario, così come ha chiarito anche il Presidente della Consulta: la Costituzione prevede l’annullamento del referendum abrogativo per mancanza di quorum solo come ipotesi residuale, solo nel caso che il requisito fosse giudicato spontaneamente dagli elettori di scarso interesse, fermo restando il divieto della propaganda astensionista, come per ogni altro momento elettorale; non a caso l’annullamento del referendum non esclude la possibilità di reiterarlo, conseguenza non ammessa in caso di vittoria del No. Invece sono comparsi manifesti del PD che invitavano all’astensione ed in RAI oltre i Ministri anche i giornalisti davano notizie false e messaggi fuorvianti.
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QUANDO IL FINE CONTA PIÙ DEL MEZZO: IN COSTITUZIONE METTIAMO GLI INTERESSI INVECE DEI VALORI

di Roberto Spagnuolo, Dipartimento sulle politiche del lavoro

Diversi sono i dibattiti sulla riforma della Carta, diversi sono i punti di riferimento per giustificare un sì o un no al referendum. Tra le ragioni messe a confronto per il no sono degne di nota quelle che riconoscono nella Costituzione un mettere a fattore comune i valori di una società, per cui la modifica degli stessi non può non passare per una fase interlocutoria all’interno di una comune area politica, che consenta di esprimere nuove basi condivise per la convivenza civile e sociale. Basi espresse sempre in valori e non in interessi. Attuare i valori e principi così fissati è un problema che riguarda il funzionamento dei meccanismi istituzionali. Se i meccanismi posti a garanzia della divisione e bilanciamento dei poteri divengono più vischiosi, il problema non è il valore posto sulla Carta ma la procedura che lo attua attraverso la legge ordinaria e i regolamenti delle Camere. Se occorre un intervento anche sulla Carta, tale decisione deve essere presa in comune tra maggioranza ed opposizione, per dare continuità dinamica al valore in evoluzione con la società o abbandonandolo se la società non vi si riconosce più. Il rischio, o piuttosto l’obiettivo, è usare la scusa del pragmatismo decisionale per sostituire valori e principi sociali con interessi contingenti, legati a questioni di governabilità cioè a dinamiche più politiche e amministrative che costituzionali.
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LA VIOLAZIONE DELLE LIBERTA’ E DEI DIRITTI (parte 4 di 5)

di Annamaria Carrese

EFFETTI DELLA TRASFORMAZIONE DELLA POLITICA E DEL RIFORMISMO INVISIBILE

Dall’ultima parte dell’articolo precedente “La violazione delle libertà e dei diritti (parte 3 di 5):
Ora, entrambe le libertà rappresentano la base del diritto, che non è solo quello di esercitare il proprio ruolo nella società assecondando capacità, attitudini e risorse, ma anche e fondamentalmente quello di godere di pari opportunità facendo riferimento agli stessi quadri normativi, che devono essere uniformi in tutto il territorio e che non sottraggano a molti per privilegiare pochi.

Il concetto di Stato esprime l’idea di un territorio governato secondo canoni omogenei. L’attuale condizione, invece, implica una deformazione dello Stato che serve a dare rilievo alle capacità competitive di ciascun territorio che rivendichi un trattamento giuridico adeguato alle proprie specificità. Lo Stato come unità del molteplice deve assecondare un molteplice che contempla solo un accennato rimando al concetto di Stato. La riforma del Titolo Quinto della costituzione, varata dalla maggioranza di governo che nel 2001 modificò i 15 articoli della carta, mostra in maniera chiara il declassamento dello Stato.
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LA VIOLAZIONE DELLE LIBERTA’ E DEI DIRITTI (parte 3 di 5)

di Annamaria Carrese

EFFETTI DELLA TRASFORMAZIONE DELLA POLITICA E DEL RIFORMISMO INVISIBILE

Dall’ultima parte dell’articolo precedente “La violazione delle libertà e dei diritti (parte 2 di 5):
Ma non basta: osserviamo con attenzione come è cambiato il concetto di lavoro negli ultimi quindici anni e che cosa questo ha comportato a livello di percezione sociale. La costituzione repubblicana esprime con molta chiarezza come il ruolo centrale del lavoro sia in stretta connessione con i diritti di cittadinanza e di quindi di partecipazione collettiva allo Stato. Attraverso leggi ordinarie che hanno sostenuto un principio di flessibilità posto come necessario requisito per le esigenze di rapida innovazione dell’ impresa, sono state annullate le garanzie normative rispetto all’incertezza, e i diritti delle persone sono stati declassati a elementi secondari. Il vecchio diritto del lavoro contemplava un trattamento economico dignitoso, che appare oggi evidentemente troppo rigido secondo le nuove regole improntate alla flessibilità. Le tutele giuridiche si sono assottigliate per poter assecondare le strategie aziendali impostate secondo una produttività competitiva irrinunciabile in tempi di globalizzazione. La scomposizione delle figure contrattuali sostenute da tutele in sfaccettature atipiche, differenziate, adattabili, incerte e flessibili hanno ricomposto un quadro normativo non più unitario, che privilegia le esigenze dell’impresa dimenticando del tutto la persona con i suoi bisogni di sicurezza, di possibilità di costruire un progetto e un percorso di vita che contempli anche la soddisfazione che deriva dal riconoscimento delle proprie capacità.

E sempre facendo ricorso a leggi ordinarie viene cancellato il concetto di uguaglianza sancito dalla Costituzione: la legge delega n. 80 del 2003 sul fisco mostra come la proprietà acquisisca una posizione rilevante, entrando con titolo formale a far parte dei diritti fondamentali, che erano invece contenuti nella parte prima dell’ordinamento statale, quella dei diritti inviolabili riferiti alla persona. Il nuovo orientamento offre invece una precedenza valoriale alla proprietà, quindi alla libertà economica, piuttosto che al diritto di cittadinanza, cioè alla libertà politica; sancisce e riconosce le differenze di potere, cancellando in questo modo il principio secondo il quale tutti i soggetti devono essere in condizioni di eguaglianza.
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