Archivi tag: Daniele Colognesi

ALLE RADICI DEL SOCIALISMO ITALIANO: LELIO BASSO, UN SOCIALISTA RIGOROSO

di Daniele Colognesi, coordinatore della rubrica ‘L’ideologia Socialista’

La vita
Trentanove anni fa, il 16 dicembre 1978, muore a Roma Lelio Basso, grande dirigente socialista, avvocato, giornalista, parlamentare e intellettuale marxista democratico.

Lelio Basso nasce il 25 dicembre del 1903 a Varazze (SV) da una famiglia di insegnanti d’orientamento liberale, ma a soli 13 anni si trasferisce a Milano dove avviene la sua prima formazione culturale nel prestigioso liceo “Giovanni Berchet” in cui insegna il socialista Ugo Mondolfo che lo sprona alla lettura di Marx. Lelio prosegue gli studi, a partire dal 1921, all’Università di Pavia dove s’iscrive alla facoltà di giurisprudenza, aderendo contemporaneamente al gruppo studentesco del Partito Socialista Italiano. Inizia subito ad approfondire la teoria marxista, ma si avvicina pure al liberal-socialismo di Piero Gobetti e scrive su “Rivoluzione Liberale”. Coltiva anche gli studi di storia delle religioni e subisce la forte influenza del pensiero del protestantesimo liberale tedesco. Dal 1923 al 1927 le sue collaborazioni giornalistiche si allargano rapidamente coinvolgendo un gran numero di riviste socialiste e di sinistra: dalla “Critica sociale”, a “Il Caffè”, all’ “Avanti!”, a “Coscientia”, al “Quarto Stato” ecc. Nel 1925 si laurea con una tesi su “La concezione della libertà in Marx” e poco dopo, nonostante le prime intimidazioni fasciste, supera l’esame di procuratore e diviene avvocato.
Continua a leggere ALLE RADICI DEL SOCIALISMO ITALIANO: LELIO BASSO, UN SOCIALISTA RIGOROSO

TRE AUSTRIACI GENIALI: LA SOCIALDEMOCRAZIA VIENNESE TRA KANT E MARX

di Daniele Colognesi, coordinatore della rubrica ‘L’ideologia Socialista’

Alle radici del socialismo europeo

Gli inizi: dalle origini alla fine dell’Impero

Dopo inizi piuttosto frammentati e litigiosi, il 1° gennaio 1889 nasce il Partito Socialdemocratico dei Lavoratori d’Austria (SDAPÖ) per opera, principalmente, di Victor Adler. Infatti, pochi giorni prima, durante il congresso di Hainfeld, era stata accettata una Dichiarazione d’Intenti scritta da lui stesso (insieme al famoso teorico Karl Kautsky) con un’impronta essenzialmente marxista. Sempre nel 1889 il partito si dota di un giornale, l’”Arbeiter Zeitung”, e si affilia alla Seconda Internazionale partecipando al Congresso di Parigi. Sviluppatosi velocemente nelle zone più industrializzate dell’Impero Austro-Ungarico, il partito si batte in modo coraggioso per l’estensione del diritto di voto agli operai e, dieci anni dopo, nel 1899 si dota di un nuovo programma (il programma di Brno/Brünn) che prevede la riforma dell’Impero e la costituzione di uno stato democratico federale, trovando così il consenso anche dei socialisti triestini di etnia italiana che avevano dato vita nel 1897 a una “Sezione Italiana Adriatica del Partito Operaio Socialdemocratico d’Austria”.
Continua a leggere TRE AUSTRIACI GENIALI: LA SOCIALDEMOCRAZIA VIENNESE TRA KANT E MARX

UN GRANDE SOCIALISTA DIMENTICATO: JULIJ MARTOV

di Daniele Colognesi, coordinatore della rubrica ‘L’ideologia Socialista’

Unione di lotta per l’emancipazione della classe operaia
Unione di lotta per l’emancipazione della classe operaia, San Pietroburgo, dicembre 1895. Da sinistra a destra, in piedi: A. L. Mal’čenko, P. K. Zaporožec, A. A. Vaneev; seduti: V. V. Starkov, G. M. Kržižanovskij, V. I. Ul’janov (N. Lenin) e J. O. Cederbaum (J. Martov).

Julij Martov, contro la guerra e la dittatura

Introduzione

Quest’anno, il 2017, sarà denso di ricorrenze di centenari, in quanto il 1917 fu un vero punto di svolta nella storia mondiale, in modo particolare per la Russia. È infatti l’anno di due importanti rivoluzioni: quella di Febbraio e quella di Ottobre, accadute in realtà, rispettivamente, il 13 marzo e il 7 novembre a causa dell’uso del vecchio calendario giuliano nella Russia zarista. Ora, se quel che resta del movimento comunista internazionale celebra comprensibilmente gli eventi dell’Ottobre bolscevico e il loro principale ispiratore, Vladimir I. Ul’janov (ossia N. Lenin), è invece abbastanza curioso che noti intellettuali liberal-socialisti italiani abbiano deciso di animare un convegno (sponsorizzato dalla rivista Mondoperaio) in ricordo della Rivoluzione di Febbraio e di uno dei suoi massimi interpreti: Aleksandr F. Kerenskij, arrivando a definire quest’ultimo “uno di noi”. Ricorderei en passant ai nostri intellettuali soltanto il “piccolo” episodio della cosiddetta “controffensiva di luglio di Kerenskij” contro le truppe austro-tedesche, voluta fortemente dal nostro per accreditarsi presso l’Intesa (e gestita malamente dal gen. Aleksej A. Brusilov): 60.000 perdite in 19 giorni di combattimenti (1-19 luglio 1917). Niente male davvero per un governo “socialisteggiante”!
Continua a leggere UN GRANDE SOCIALISTA DIMENTICATO: JULIJ MARTOV

LA TRASFORMAZIONE DEI VALORI IN PREZZI: UNA LUNGA CONTROVERSIA MARXISTA

di Daniele Colognesi, coordinatore della rubrica ‘L’ideologia Socialista’

Ladislaus von Bortkiewicz (San Pietroburgo, 1868 – Berlino, 1931), il primo economista a mettere in discussione seriamente (nel 1906) la trasformazione dei valori in prezzi proposta da Karl Marx nel III libro de “Il Capitale”.
Ladislaus von Bortkiewicz (San Pietroburgo, 1868 – Berlino, 1931), il primo economista a mettere in discussione seriamente (nel 1906) la trasformazione dei valori in prezzi proposta da Karl Marx nel III libro de “Il Capitale”.

La genesi del “problema della trasformazione”

La trasformazione dei valori delle merci nei loro prezzi di produzione nel quadro del sistema economico di Karl Marx venne presentata nel III libro de “Il Capitale”, pubblicato dal Friedrich Engels nel 1894, a ben undici anni dalla morte dell’autore, che, tuttavia, lo scrisse certamente tra il 1863 e il 1880. Poco dopo la pubblicazione di quest’opera, nel 1896, un noto economista universitario austriaco, Eugen von Böhm-Bawerk, formulò una critica radicale a tutto il sistema economico marxista, sostenendo che i risultati ottenuti nel I libro de “Il Capitale” e basati completamente sulla teoria del valore-lavoro, fossero in flagrante contraddizione con quelli ricavati nel III libro della stessa opera. Una famosa risposta tesa a difendere la coerenza del programma di ricerca di Marx venne redatta nel 1904 da uno dei teorici di punta del movimento operaio tedesco, il celebre Rudolf Hilferding. Tuttavia la prima analisi critica completa di ciò che sarà poi conosciuto con il nome di “problema della trasformazione”, fu effettuata dallo statistico ed economista Ladislaus von Bortkiewicz tra il 1906 e il 1907 in due saggi molto dettagliati che, sfortunatamente, non ottennero la necessaria attenzione, come invece meritavano.
Continua a leggere LA TRASFORMAZIONE DEI VALORI IN PREZZI: UNA LUNGA CONTROVERSIA MARXISTA

RIFARE L’ITALIA!

Il socialismo contro la crisi del Paese

Discorso di Filippo Turati alla Camera dei Deputati
a cura di Daniele Colognesi


Presentiamo nelle pagine che seguono il lungo discorso pronunciato da Turati il 26 giugno del 1920 davanti alla Camera dei Deputati. Si tratta di un documento importante che, riletto quasi un secolo dopo, nonostante le profonde trasformazioni del Paese, si rivela ancora attuale, soprattutto nel metodo. Allora come oggi c’è una nazione, l’Italia, praticamente allo sbando: economicamente, socialmente, politicamente e moralmente; un paese che potrebbe ritrovare la strada maestra mediante la collaborazione (anche se solo temporanea) tra le sue classi sociali produttive: i lavoratori, i tecnici e quella parte dell’imprenditoria ancora sana e innovatrice.

È quindi uno dei testi più significativi della tradizione socialista italiana ed è ispirato al metodo della pianificazione e delle riforme di struttura, condivise dai lavoratori con i settori più dinamici e moderni del mondo imprenditoriale e delle professioni tecniche. Un sottile filo rosso lo lega idealmente alle elaborazioni di Rodolfo Morandi della fine degli anni ‘40 e ai programmi socialisti del primi governi di centro-sinistra. Nell’idea di Turati l’importanza del discorso traspare subito dal suo titolo, che è quanto mai emblematico e destinato a essere più volte ripreso da altri: «Rifare l’Italia!».
Continua a leggere RIFARE L’ITALIA!

L’ATTUALITA’ DI TURATI

di Manuel Santoro, segretario nazionale

Ci sono alcuni spunti interessanti emersi dai due interventi, di Colognesi e di Bagnoli, su Filippo Turati pubblicati sulla nostra rubrica. Interventi che mi permettono alcune riflessioni.

Inizio, prima di tutto, ringraziando Paolo Bagnoli per aver contribuito alla discussione sul messaggio tuttora attuale di Turati e, auspicando una proficua collaborazione in futuro, voglio chiarire con chi legge che apprezzo di Bagnoli la schiettezza umana e la chiarezza politica, qualità abbastanza scarse nel mondo socialista odierno ma del tutto necessarie se si ha l’obiettivo di una seria ‘rifondazione’ del socialismo italiano. Sarà forse che reputo non rinviabile intavolare relazioni politiche con persone serie e lavoratrici, dalla dialettica chiara e dalla progettualità precisa, che con me condividono l’avversione per i doppiogiochisti e i furbetti. Il mio senso di responsabilità mi indica sempre la via, e il mio quotidiano lavoro politico ha un unico obiettivo. Rianimare il socialismo italiano, renderlo politicamente e organizzativamente autonomo, e il problema si pone in quale direzione e con chi.

Il primo e ineludibile punto sul quale organizzare un ragionamento è racchiuso in una semplice domanda. Cosa è il socialismo, quali sono i suoi obiettivi politici e sociali.
Continua a leggere L’ATTUALITA’ DI TURATI

LA “PROFEZIA” DI TURATI DEL 1921: IL SOCIALISMO CONTRO LA VIOLENZA POLITICA

di Daniele Colognesi, Dipartimento sulle politiche per l’università e la ricerca

brevissima introduzione al discorso di Filippo Turati al XVII Congresso Nazionale del Partito Socialista Italiano

Nel gennaio del 1921 si svolge a Livorno il famoso XVII Congresso Nazionale del Partito Socialista Italiano, quello che segnerà la scissione dei cosiddetti “comunisti puri” di Antonio Gramsci e Umberto Terracini (de “L’Ordine Nuovo” di Torino) e di Amadeo Bordiga (de “Il Soviet” di Napoli), con la conseguente nascita del Partito Comunista d’Italia. Ciò che può facilmente sorprendere il lettore è il fatto che lo scontro maggiore non avviene tra i futuri comunisti e l’ala “destra” riformista di Filippo Turati e Claudio Treves, ma tra i primi e i cosiddetti “socialisti comunisti” di Giacinto Menotti Serrati. Questi ultimi erano gli eredi della vecchia “sinistra” massimalista del PSI e detenevano l’egemonia del partito già dal XIII Congresso Socialista di Reggio Emilia del 1912. Entrambi i gruppi volevano all’adesione del PSI alla Terza Internazionale (il Komintern) e si definivano “marxisti rivoluzionari”: erano favorevoli a una presa del potere con mezzi violenti, come in Russia, e alla successiva instaurazione di un sistema di governo di tipo sovietico.
Continua a leggere LA “PROFEZIA” DI TURATI DEL 1921: IL SOCIALISMO CONTRO LA VIOLENZA POLITICA

ALLE RADICI DEL SOCIALISMO ITALIANO: RODOLFO MONDOLFO E L’UMANESIMO MARXISTA

di Daniele Colognesi, Dipartimento sulle politiche per l’università e la ricerca

Esattamente centoquaranta anni fa, nel 1877, nasceva a Senigallia (in provincia di Ancona) Rodolfo Mondolfo, uno dei più grandi interpreti italiani di Marx e forse anche uno dei filosofi più dimenticati del secolo scorso. Era l’ultimo di quattro fratelli di una famiglia di origine ebraica; il terzo di essi si chiamava Ugo Guido (1875-1958) e fu un importante dirigente socialista vicino a Filippo Turati e a Giuseppe Emanuele Modigliani, nonché un valido professore di storia nei migliori licei del paese.

La formazione del giovane Rodolfo, sia dal punto di vista accademico che da quello politico, avviene a Firenze, proprio sulle orme di Ugo Guido, che vi si era laureato in lettere nel 1896. Infatti è in questa città che il nostro autore entra in contatto con un gruppo di studenti che si ritrovano abitualmente presso l’abitazione di Ernesta Bittanti, futura moglie di Cesare Battisti, tra i quali figurano lo stesso Battisti (all’epoca studente di geografia) e il famoso Gaetano Salvemini. Con loro e con un più vasto gruppo di giovani intellettuali fiorentini appassionati di sociologia e di storia contemporanea, Rodolfo matura un interesse per il socialismo e, infine, prende la decisione insieme a suo fratello di aderire al partito da poco formato. Contemporaneamente però studia con grande impegno sotto la guida di insegnanti di prim’ordine: Pasquale Villari per la storia, Gerolamo Vitelli per la letteratura greca antica e, forse il più influente su di lui, Felice Tocco per la filosofia e la psicologia. Sarà infatti proprio la filosofia che Rodolfo sceglierà come passione e professione di tutta la vita, laureandosi con una tesi sul sensismo di Étienne Bonnot de Condillac nel 1899.
Continua a leggere ALLE RADICI DEL SOCIALISMO ITALIANO: RODOLFO MONDOLFO E L’UMANESIMO MARXISTA

SETTANTA ANNI FA SI SPEZZAVA IL SOCIALISMO ITALIANO: SARAGAT E LA SCISSIONE DI PALAZZO BARBERINI

di Daniele Colognesi, Dipartimento sulle politiche per l’università e la ricerca

breve introduzione alla conferenza di Gaetano Arfè: “Mai così attuale la riflessione sulla scissione di Palazzo Barberini”

L’11 gennaio del 1947, ovvero esattamente settanta anni fa, Giuseppe Saragat saliva sulla tribuna del XXV congresso del PSIUP (il Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria) e, prendendo la parola, annunciava che di lì a poco le due anime storiche del socialismo italiano (ossia quella riformista e quella massimalista) si sarebbero di nuovo divise, come già era accaduto nel 1922 sempre a Roma. Anche questa volta il motivo profondo della scissione non era tanto nelle due diverse strategie d’azione politica, quanto nel rapporto con i comunisti: l’adesione al Komintern di Lenin nel 1922, l’unità d’azione con il PCI di Togliatti nel 1947. Da una parte si schieravano i socialisti democratici, decisi a sottrarsi all’egemonia del comunismo sovietico e a rivendicare l’autonomia e la specificità socialiste. Dall’altra i socialisti senza aggettivi, seguaci di Nenni, Morandi e Basso, sempre convinti che il bene più prezioso da salvaguardare fosse l’unità della classe lavoratrice e della sinistra, di cui il PCI guidato da Palmiro Togliatti era ovviamente una componente essenziale. Naturalmente non è possibile comprendere la tempistica della scissione se non si considera anche il quadro internazionale: da pochi mesi era scoppiata la “guerra fredda” tra blocco occidentale liberal-capitalista, guidato dagli USA e dalla Gran Bretagna, e blocco orientale comunista capitanato dall’URSS di Stalin. Il famoso discorso di W. Churchill a Fulton sulla “cortina di ferro” calata in Europa rimontava infatti a soli nove mesi prima (il 5 marzo del 1946).
Continua a leggere SETTANTA ANNI FA SI SPEZZAVA IL SOCIALISMO ITALIANO: SARAGAT E LA SCISSIONE DI PALAZZO BARBERINI

LA GRANDE RIMOZIONE. CHI HA PAURA DEL SOCIALISMO ITALIANO?

di Daniele Colognesi, Dipartimento sulle politiche per l’università e la ricerca

Il 12 novembre 1994, travolto dalle note vicende di Tangentopoli, si scioglie dopo centodue anni di vita il Partito Socialista Italiano. Scatta quasi immediatamente nella politica, nei mezzi di comunicazione, nelle scuole, nelle università ecc. il fenomeno della “rimozione del socialismo”. Cosa intendiamo con “rimozione”? Si tratta di un termine proprio della psicologia del profondo che indica un meccanismo inconscio che allontana dalla coscienza quelle pulsioni, quei desideri e quei ricordi che sono considerati inaccettabili e intollerabili dall’Io poiché la loro presenza genererebbe vergogna o ansia. Ebbene, senza tema di smentite, possiamo tranquillamente affermare che negli ultimi venti anni è stata operata una vera e propria “rimozione” al livello nazionale del socialismo e dei socialisti che non ha paragoni in nessun altro paese del mondo. Ma prima d’indagarne le cause forniamo un paio di esempi concreti.

La Resistenza senza i socialisti

Prato (Toscana), 5 settembre del 2015: anniversario della liberazione della città dalla Wehrmacht. Il prof. Giovanni De Luna, noto storico contemporaneo specializzato nell’antifascismo, è invitato dalla locale sezione dall’ANPI (Associazione Nazionale Partigiani d’Italia) a presentare il suo libro dal titolo “La Resistenza Perfetta”. È presente e prende la parola anche un altro storico, il prof. Marco Palla dell’Università di Firenze. Gli interventi dei due cattedratici sono dettagliati e interessanti; il pubblico li ascolta con visibile passione e, alla fine, pone diverse domande. Durata dell’evento: oltre le due ore. Decine e decine di nomi di personaggi della Resistenza vengono citati, famosi e meno famosi, dai comunisti Togliatti, Longo e Barbato (alias Pompeo Colajanni), alla cattolica democratica Leletta d’Isola, fino agli eroici azionisti Willy Jervis e Emanuele Artom, entrambi barbaramente trucidati dagli occupanti tedeschi. Tutto procede per il meglio e si conclude con una dura e giusta critica a un certo revisionismo storico che vorrebbe sminuire la Resistenza, quasi equiparando partigiani e fascisti nel concetto ambiguo e generico di “combattenti della guerra civile”. Ma neanche una parola sui socialisti e sul loro essenziale contributo alla lotta partigiana: Nenni, Morandi, Basso, Saragat e Pertini mai nominati, le “Brigate Matteotti” dell’indimenticabile Corrado Bonfantini totalmente ignorate; l’assassinio efferato di militanti socialisti come Bruno Buozzi, Eugenio Colorni o Mario Greppi non sembra valere quanto quello degli altri. In sintesi: una Resistenza senza i socialisti del PSIUP.
Continua a leggere LA GRANDE RIMOZIONE. CHI HA PAURA DEL SOCIALISMO ITALIANO?