Archivi tag: economia

IL SISTEMA TARGET 2

di Renato Gatti

L’antefatto

Il 20 gennaio 2017 il presidente Draghi, rispondendo ad alcuni europarlamentari italiani, dichiarò espressanmente che in caso di uscita dall’euro di uno dei Paesi membri, i saldi Target 2 avrebbero dovuto essere regolati in pieno. Nello specifico l’Italia (ovvero la Banca d’Italia) avrebbe dovuto pagare 363 miliardi di euro, la Spagna 330, la Grecia 72. La Germania, invece, risultava creditrice verso il sistema Target 2 di 720 miliardi.

Il sistema

Semplificando possiamo considerare le banche centrali dei Paesei membri come banche succursali della banca centrale BCE, per cui se un esportatore italiano deve incassare euro dalla Germania il meccanismo di contabilizzazione avviene nel seguente modo: l’esportatore italiano riceve dalla sua banca l’importo del credito; la sua banca accede al conto di liquidità infragiornaliero presso la Banca d’Italia; l’importatore tedesco paga alla sua banca che a sua volta fa contabilizzare il suo debito presso la Bundesbank.
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SPAGNA-ITALIA 3-1: STORIA DI 1000 GIORNI

di Renato Gatti

Premessa

Più volte il nostro paese si è trovato a confrontarsi con altri paesi europei nella governance dei fondamentali; ricordo, ad esempio, la rincorsa con il Belgio nel tentativo di riportare almeno al 100% del PIL il debito pubblico. La gara la iniziò Prodi puntando ad un lento ma costante rientro attraverso l’avanzo primario. Il Belgio oggi si ritrova un debito vicino al 100% del PIL, mentre l’Italia, nonostante l’avanzo primario, continua ad aumentare il suo debito, e nonostante il ministro Padoan, ogni volta che parla, prometta che l’anno prossimo l’indice diminuirà.
Questa volta voglio mettere a confronto cos’è successo negli ultimi anni in Italia ed in Spagna dove, a prescindere dalla causa scatenante la crisi, dal 2007 al 2013 gli andamenti dei fondamentali erano molto coerenti, ma nel triennio successivo le differenze tra i due paesi sono esplose in modo molto significativo. Il PIL per esempio è aumentato di più del 3% in Spagna mentre in Italia stenta a raggiungere l’1%. Spagna-Italia, 3-1, storia di 1000 giorni.

L’andamento del PIL

L’andamento del PIL
L’andamento del PIL

Fatto 100 il numero indice del PIL all’inizio della crisi, i due paesi hanno subito un double dip, nel 2009 e nel 2013, anno nel quale il PIL è sceso al 90%. Nei tre anni successivi la Spagna ha rockettato vero il ritorno al 100% (la Francia sta al 105, la Germania al 108) mentre il nostro paese è rimasto fermo al palo.
Quali possono essere i fattori che hanno determinato questo sensibile scarto nell’andamento dell’economia dei due paesi?
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LA MANOVRINA E IL DEF

di Renato Gatti, economista

La “manovrina” e la presentazione del DEF ci porgono l’occasione di approfondire alcune scelte fiscali che, di volta in volta, ci vengono proposte; il mio approccio tende sempre ad individuare le componenti di “classe” delle scelte fatte.

La filosofia della manovra parte da un dictat, più o meno esplicito, quello cioè del “nessuna nuova tassa” frutto del primitivismo renziano secondo cui bisogna abbassare le tasse (che secondo Padoa Schioppa erano invece un consolante segno di comunitarismo) e non, invece, migliorare il rapporto tra carico fiscale e servizi resi. Due diverse filosofie: la prima populista, la seconda illuminista.

Lo Split Payment

Esaminiamo allora lo Split Payment, uno strumento ideato da Vincenzo Visco, contrabbandato come lotta all’evasione che, al contrario, è l’imposizione di un prestito forzoso ai fornitori, prima della P.A. ora delle sue controllate direttamente o indirettamente ed anche delle società quotate.
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COME COMBATTERE LA DISOCCUPAZIONE

di Renato Gatti, economista

Rileggendo il testo di Paolo Sylos Labini “Torniamo ai classici” mi colpisce a pagina 57 il seguente passo:
“Il grafico di fig.2 riguarda le due curve (D e I/Y) (ovvero D disoccupazione, I investimenti e Y PIL) per il periodo 1921-1940, che include la Grande Depressione; il coefficiente di correlazione è ottimo: 0,88. Da notare che in quel periodo, nel 1933, la quota dei disoccupati toccò il 25%, un livello mai visto nell’intera storia economica degli Stati Uniti.”

Il grafico di cui parla il testo, è stato da me rielaborato nel senso che il grafico originario esprimeva un rapporto inverso tra andamento del rapporto tra investimenti/reddito e disoccupazione. Essendo rapporto inverso laddove il primo indice aumenta il secondo diminuisce e viceversa. La mia rielaborazione è consistita nel confrontare la variazione del primo indice VAR I/Y e la VAR D preceduta dal segno meno, in tal modo si nota più visivamente la concordanza tra le due variazioni.

Ecco il grafico rielaborato:

Grafico 1

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KEYNES OGGI

di Renato Gatti

Il presente contributo non vuole certamente essere un compendio dell’opera di Keynes, ma vuol cercare di indicare alcune vie di approccio alle problematiche presenti nella situazione economica attuale, figlia della crisi del 2007, che rappresenta il culmine della crisi del sistema del capitalismo nella sua fase finanziaria.

Premessa

La Teoria generale di Keynes venne pubblicata nel 1936, quando ancora erano pienamente in atto le conseguenze del “Giovedì nero” e della Grande depressione. Il reddito nazionale degli Stati Uniti crollò e la disoccupazione raggiunse livelli estremamente alti.

In questa situazione la validità della legge di Say, in base alla quale è sempre verificata l’equivalenza tra produzione e domanda e, di conseguenza, è impossibile che il sistema economico funzioni al di sotto della piena occupazione, fu messa decisamente in dubbio.
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L’EUROPA DEI POCHI. PRIMA ECONOMIA E FINANZA, POI LA POLITICA

di Manuel Santoro

Lasciate nel cassetto le vostre speranze sugli Stati Uniti d’Europa, sulla tanto sognata Unione politica europea. Basta leggere le 26 paginette del “Rapporto dei 5 presidenti”, relazione di Jean-Claude Juncker (presidente della Commissione europea), elaborata in stretta collaborazione con Donald Tusk (presidente del Consiglio europeo), Jeroen Dijsselbloem (presidente dell’Eurogruppo), Mario Draghi (presidente della Banca Centrale) e Martin Schulz (presidente del Parlamento europeo).
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UN’ECONOMIA PARALLELA PER UNO STATO LOWCOST

di Rainero Schembri

Appare sempre più evidente la necessità di ragionare in termini di economia parallela se s’intende attivare dei meccanismi capaci di incidere drasticamente su alcune profonde disuguaglianze sociali. Tra questi meccanismi figura ovviamente anche il reddito di cittadinanza che, nell’ambito di uno Stato Sociale (che non è uno Stato Assistenziale) dovrebbe essere collegato al diritto di eseguire dei lavori socialmente utili.
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