Archivi tag: Europa

ALCUNE BREVI CONSIDERAZIONI SU CONVERGENZA SOCIALISTA

di Manuel Santoro

Convergenza Socialista (CS) è un progetto politico strategico, di lungo periodo, poichè il suo ‘core business’ (se vogliamo proprio usare un termine in voga negli ambienti imprenditoriali) è la rifondazione del socialismo italiano. CS, quindi, non è una associazione culturale ma un partito politico che parte (sempre come ‘core business) dai territori, dai comuni e dai municipi.

Altra questione è relativa alla collocazione. CS si è sempre definita socialista e di sinistra. La questione ‘di sinistra’ è orami chiusa essendo CS aderente ufficialmente al Forum europeo delle forze progressiste organizzato dal Partito della Sinistra Europea. Non è più necessario ricordare che siamo di sinistra in quanto cosa ovvia visto la nostra collocazione in Europa.
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PARLIAMO DI FISCAL COMPACT

di Renato Gatti

Entro fine anno il Parlamento è chiamato a pronunciarsi sulla conversione in trattato del Fiscal Compact, esso diverrebbe quindi una norma imperativa per la regolamentazione del funzionamento dei meccanismi su cui si basa l’Unione Europea.

La trasformazione o meno in trattato peserà in modo sostanziale sul futuro degli equilibri economico finanziari del nostro Paese. Di peso enorme per il nostro Paese è sicuramente la norma più famosa del fiscal compact; quella che richiede che ogni anno si riduca del 5% l’eccesso di debito pubblico rispetto al parametro rappresentatao dal PIL.

Attenzione ciò non significa che in 20 anni il nostro debito debba tornare al fatidico 60% del PIL, perchè ridurre del 5% l’eccedenza comporta una curva asintotica.

La norma che prevede l’obbligatorietà del pareggio di bilancio è già stata recepita dal Parlamento italiano con la modifica dell’art. 81 della Costituzione anche se invece di pareggio si parla di equilibrio di bilancio.

Una norma meno nota impegna a coordinare i piani di emissione del debito con il Consiglio dell’Unione e con la Commissione europea.
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CHE CI ASPETTA NEL 2018. I C.C.F. SONO LA RISPOSTA?

di Renato Gatti

Che ci aspetta nel 2018

Benché si parli di ripresa, debole ma ripresa, benché ancora una volta si affermi di essere usciti dal tunnel, benché segnali positivi si leggono in alcune statistiche, ma non in tutte, le preoccupazioni per il 2018 sono cupe per le seguenti ragioni:

  • Le elezioni in Germania aumentano le spinte a proseguire nell’austerità;
  • Le nuove norme sugli NPL rischiano di restringere il credito che le banche potranno erogare alle imprese;
  • La fine del Q.E. cesserà di farci aiutare da tassi di interesse vicini allo zero;
  • Le elezioni politiche italiane prospettano se non l’ingovernabilità, che non è esclusa, un governo debole e condizionato

Come conseguenza delle cupe ragioni sopra esposte, è facile prevedere la persistenza di investimenti pubblici e privati in difficoltà, consumi ancora restii a crescere, insomma se non deflazione, una deludente stagnazione.
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CATALOGNA. SANTORO: SOSTENIAMO LO SCIOPERO GENERALE CONTRO LE VIOLENZE DELLA POLIZIA

”Dopo gli eventi di pura violenza da parte della Guardia Civil contro centinaia di persone inermi durante il referendum per l’indipendenza di domenica, Convergenza Socialista sostiene e supporta lo sciopero generale di oggi proclamato in Catalogna da una quarantina di sigle sindacali per ‘la grave violazione del diritto e delle libertà’, commenta Manuel Santoro, Segretario nazionale del partito della Convergenza Socialista.

“E’ stato sconvolgente assistere alle violenze della polizia mandata sul campo dal Governo reazionario e conservatore di Madrid contro uomini e donne, giovani e anziani, palesemente inermi e pacifici. Il nostro è un atto di accusa forte contro il Governo Rajoy e la sua completa incapacità di gestire una situazione così delicata.”

“Mi chiedo ancora come sia stato possibile mandare all’ospedale quasi novecento persone in un sola giornata di pacifica espressione democratica e affermare spudoratamente che la Guardia Civil e la Policia Nacional hanno esercitato ‘in modo proporzionale le funzioni a difesa della legge’. Solo con questo atto violento, Rajoy dovrebbe dimettersi”, continua Santoro.

“Sosteniamo, quindi, lo sciopero generale di oggi”, conclude Santoro, “e ci saremmo aspettati un atto d’accusa nei confronti di Madrid anche dai leader europei, dalla Commissione europea, dal Consiglio e dal Parlamento europeo. Ma essi tacciono sulle violenze. Evidentemente, la violenza è parte integrante del modus operandi dell’establishment europeo.”

DUE CONSIDERAZIONI SUL SOVRANISMO

di Renato Gatti

Confesso di essere abbastanza ignorante in fatto di “sovranismo” ed in particolare sulle sue idee fondanti e sulle conseguenti proposte politiche. Mi pare tuttavia di poter capire la richiesta di:

  • non farsi comandare da una burocrazia non eletta ma incaricata dal finanz-capitalismo;
  • riprendersi la sovranità monetaria;
  • ridare piena concretezza alla nostra Costituzione limitando la cessione di sovranità pur prevista, a certe condizioni, dall’art. 11 della costituzione.

Condivido in pieno il primo punto mentre non condivido gli altri due punti, sono cioè disponibile alla moneta unica ed alla cessione di sovranità semprechè il potere deliberante sia assegnato al Parlamento europeo democraticamente eletto, togliendo i poteri alla commissione fatta dai capi di stato o di governo. La ragione principale sta proprio in questo ultimo punto che costituisce la mia prima considerazione.
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SANTORO: LA MIOPIA EUROPEA. FARE GLI INTERESSI ALTRUI, NON DEGLI EUROPEI

“I ministri degli esteri degli Stati membri dell’Unione Europea hanno esteso le sanzioni alla Russia per un anno per la questione della ‘Crimea’ e Sebastopoli”, commenta Manuel Santoro, Segretario nazionale del partito della Convergenza Socialista. “Ricordiamo che in Crimea/Sebastopoli il 97,32% dei residenti decise nel 2014 di tornare a far parte della Federazione russa. Siamo o non siamo per l’autodeterminazione dei popoli? Certamente, senza alcun dubbio. In Kosovo, dopotutto, non ci sono stati strilli o isterie europee.”

“Sanzione estese, quindi, mentre si continua però a voler fare affari con Mosca. L’Italia, per esempio, importa circa il 45% di gas naturale dalla Russia ma questo, forse, Alfano non lo sa”.

“Dall’altra parte dell’Atlantico invece”, continua Santoro, “il senato americano decide di espandere il pacchetto di sanzioni alla Russia avendo come obiettivo i progetti energetici tra Russia e Unione Europea come il Nord Stream 2. Nel mirino del senato americano ci sono aziende come BASF, Shell, Engie, OMV, Wintershall, Uniper, ecc e l’obiettivo è palese. Forzare l’uscita delle aziende russe dal mercato europeo penalizzando l’Europa”.

“Che dire, quindi. Con gli americani che vogliono il totale appiattimento energetico dell’Europa”, conclude Santoro, “la nostra classe politica e dirigente impone sanzioni alla Russia, alla nazione che ci fornisce gran parte della sopravvivenza energetica”.

“Che lungimiranza! Che classe politica! Sicuramente da premio Nobel”.

FRANCIA. SANTORO: ORA DOBBIAMO BATTERE MACRON DA SINISTRA

“In Francia perde la destra nazionalista e xenofoba ma non vincono la solidarietà e la giustizia sociale”, commenta Manuel Santoro, Segretario nazionale del partito della Convergenza Socialista, “e sarei molto attento a non sottovalutare il risultato di Le Pen, la quale ha ottenuto ieri il 34% dei voti correndo contro tutti. Contro quasi tutto lo schieramento politico nazionale ed internazionale, contro la quasi totalità dei media”.

“A mio avviso sarebbe un errore politico sottovalutare, come mi pare si stia già facendo, il risultato in termini di voti di Le Pen. E’ un risultato che se non arginato potrebbe rivelarsi travolgente fra cinque anni, tenendo anche conto delle politiche reazionarie e liberiste che il neo-Presidente Macron metterà in atto in Francia. Mi aspetto tante manifestazioni, tanto dissenso, tanto malessere tra le fasce della popolazione francese meno abbienti, e questi eventi non faranno altro che accrescere la forza di contrapposizione della destra nazionalista francese.”
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SPAGNA-ITALIA 3-1: STORIA DI 1000 GIORNI

di Renato Gatti

Premessa

Più volte il nostro paese si è trovato a confrontarsi con altri paesi europei nella governance dei fondamentali; ricordo, ad esempio, la rincorsa con il Belgio nel tentativo di riportare almeno al 100% del PIL il debito pubblico. La gara la iniziò Prodi puntando ad un lento ma costante rientro attraverso l’avanzo primario. Il Belgio oggi si ritrova un debito vicino al 100% del PIL, mentre l’Italia, nonostante l’avanzo primario, continua ad aumentare il suo debito, e nonostante il ministro Padoan, ogni volta che parla, prometta che l’anno prossimo l’indice diminuirà.
Questa volta voglio mettere a confronto cos’è successo negli ultimi anni in Italia ed in Spagna dove, a prescindere dalla causa scatenante la crisi, dal 2007 al 2013 gli andamenti dei fondamentali erano molto coerenti, ma nel triennio successivo le differenze tra i due paesi sono esplose in modo molto significativo. Il PIL per esempio è aumentato di più del 3% in Spagna mentre in Italia stenta a raggiungere l’1%. Spagna-Italia, 3-1, storia di 1000 giorni.

L’andamento del PIL

L’andamento del PIL
L’andamento del PIL

Fatto 100 il numero indice del PIL all’inizio della crisi, i due paesi hanno subito un double dip, nel 2009 e nel 2013, anno nel quale il PIL è sceso al 90%. Nei tre anni successivi la Spagna ha rockettato vero il ritorno al 100% (la Francia sta al 105, la Germania al 108) mentre il nostro paese è rimasto fermo al palo.
Quali possono essere i fattori che hanno determinato questo sensibile scarto nell’andamento dell’economia dei due paesi?
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POLITICA. SANTORO: LA GUERRA DIMENTICATA IN YEMEN

Mille (1000) bambini uccisi nei raid. Oltre seimila morti, 2,5 milioni di sfollati, abusi, crimini di guerra. Ospedali, scuole, fabbriche e campi profughi bombardati. Oltre 740 morti nei combattimenti.

Dov’è l’ONU? Dov’è Hollande? Dove il Regno Unito e gli USA? Dove sta l’Europa?

Non sarà forse che miliardi di dollari di armamenti all’Arabia Saudita sono venduti direttamente da UK, USA e Europa?

Nel 2016, gli Stati Uniti hanno venduto equipaggiamento militare e armi alla controparte saudita per un valore complessivo pari a 20 miliardi di dollari. Nel 2017, sino ad oggi, 1,15 miliardi di dollari. Idem, ma un po di meno, il Regno Unito.

La Francia del (pseudo) socialista Hollande ha venduto, nel 2017, armi per un valore complessivo di 455 milioni di euro all’Arabia Saudita (settimanale Le Point). La Francia, nel 2016, ha ricevuto ordini militari per un ammontare di 20 miliardi di euro, un qualcosa che ha suscitato proteste anche all’interno della nazione. Infine l’Italia con le sue tonnellate di bombe dalla Sardegna all’Arabia Saudita: bombe che servono a rifornire le Royal Saudi Air Force che sta bombardando lo Yemen senza alcun mandato da parte delle Nazioni Unite.
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SANTORO (CS): SUL DIBATTITO SU GRECIA ED EURO SONO D’ACCORDO CON GYSI

PARTITO DELLA SINISTRA EUROPEA
Dal comunicato stampa del 24 Febbraio

Gregor Gysi, Presidente del Partito della Sinistra Europea e figura di punta del partito Die Linke, dichiara che ‘l’uscita della Grecia dall’euro completerebbe la divisione dell’Europa’. Posizione che mi trova d’accordo.

Convergenza Socialista e’ un partito socialista richiedente adesione al Partito della Sinistra Europea.

Alcuni passaggi:
‘Un’uscita della Grecia dall’euro completerebbe il lavoro di Schäuble – la divisione dell’Europa, compresi i rischi imprevedibili. La Germania, tra l’altro, non ha ancora pagato un euro alla Grecia.

Pertanto, il gruppo Die Linke in Parlamento, già dall’autunno 2015, ha deciso all’unanimità che questo non era possibile per noi. La decisione presa allora esiste ancora e rimane valida.

Die Linke impiegherà tutti i suoi poteri per porre fine al governo Merkel e alla sua politica di austerità disastrosa con la quale il governo federale ha costretto mezza Europa nella miseria. La Germania e l’Europa hanno bisogno di un cambiamento di politica, verso la giustizia sociale, l’attuazione di un piano di ricostruzione e non di de-costruzione.

In Grecia, il programma di audit in corso deve essere chiuso immediatamente, se necessario, senza il FMI. La riduzione del debito a lungo termine deve essere attuata per l’intera zona euro immediatamente, in modo che anche la Grecia possa assumere di nuovo il controllo del suo destino.’