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LA PROPAGANDA DELLA RIDUZIONE DELL’IRES. UN CONFRONTO CON L’ACE

di Renato Gatti

L’IRES è l’imposta sui redditi delle società di capitale, l’IRPEF è l’imposta sui redditi delle persone fisiche. Se una persona fisica riceve un dividendo già tassato con l’IRES quel dividendo è calcolato ai fini dell’IRPEF solo per il suo 49,72%. Supponiamo che la persona fisica abbia un’aliquota IRPEF marginale del 43%, e allora siamo in grado di calcolare l’effetto finale fiscale, seguendo il seguente schema:

Aliquote 1
Aliquote

Supponiamo che una SPA faccia utili per 500.000€ (senza effetto ACE come spiegheremo successivamente) l’IRES che l’impresa paga è di 137.500€ per un netto di 362.500€.
I 362.500€ distribuiti (supponiamo ad un azionista unico) entrano nel calcolo IRPEF dell’azionista per il suo 49.72% ovvero per 180.235€ su cui si applica l’aliquota marginale IRPEF del 43% per una imposta pari a 77.501€ e quindi un utile netto imposte di 284.999€.
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DAVOS. SANTORO (CS): IL FUTURO DELL’EUROPA E’ NELLA STABILIZZAZIONE DEL LAVORO

“Il ministro Padoan ha affermato a Davos che il problema dell’Europea è l’Europa stessa”, commenta Manuel Santoro, Segretario nazionale del partito della Convergenza Socialista, “punto che mi trova completamente d’accordo anche se poi, discorrendo delle ‘riforme strutturali’ intraprese dal Governo Renzi, oggi Governo Gentiloni, è emersa tutta la distanza politica su provvedimenti che continuiamo a considerare di destra.”

“Dobbiamo essere chiari su due punti”, continua Santoro. “E’ vero che i problemi europei risiedono sia a Bruxelles che a Francoforte, ma è altrettanto vero che il lavoro svolto dal Governo Renzi ha promosso politiche liberiste e di destra, e ha caldeggiato in questi anni di legislatura una insensata flessibilità precarizzando il mondo del lavoro nei suoi diversi comparti. Basti pensare al Jobs Act, alla cancellazione dell’articolo 18 dello statuto dei lavoratori, ai contratti a tutele crescenti, ai voucher, ecc.”

“Certamente il nostro Paese ha bisogno di crescita economica ma essa deve essere perseguita con un parallelo incremento della qualità della vita delle persone. E’ irricevibile l’equazione secondo la quale la crescita economica deve essere inseguita a qualsiasi costo. A discapito del valore della vita umana, come se donne e uomini fossero pacchi da poter spedire e ricevere in nome di una flessibilità forzata e non voluta. Usando il ricatto del lavoro, o meglio, usando la mancanza di lavoro in un contesto di feroce svalutazione interna.”

“Sono questi elementi di progressiva ma sostenuta precarizzazione non solo nel campo del lavoro ma nella vita quotidiana”, continua Santoro, “ad alimentare l’insoddisfazione della classe media, la disillusione per il futuro e la delusione per le prospettive di vita. Questo processo di impoverimento in atto deve essere fermato, non solo in Italia ma in Europa.”

“Dico quindi che la visione dell’Europa deve essere diversa, alternativa a quella promossa dallo stesso Padoan e dai Governi Renzi/Gentiloni. Dico”, conclude Santoro, “che la stabilizzazione, non la precarizzazione, dovranno essere il futuro delle politiche economiche e del lavoro dei Paese avanzati.”