Archivi tag: Giandiego Marigo

MA DI QUALE UNITÀ SINDACALE ANDIAMO PARLANDO?

di Giandiego Marigo

Unità Sindacale, ma davvero? Perchè? Ma soprattutto per rappresentare chi?
Ormai quotidiano il contrasto fra sigle, su tematiche anche molto importanti. A Mulfredo ed a Genova la UIL e la UILM accarezza le rivalse xenofobe di un “popolo” sempre più spaventato. Dissociandosi dalla FIOM che condanna con una manifestazione a sostegno dell’accoglienza il dilagare di queste manifestazioni di palese xenofobia.

In questa dissociazione, pubblica e mediaticizzata sta tutta l’inesistenza reale di una unità fittizia che si realizza ormai solamente il 1° Maggio per l’organizzazione del Concertone.
Una parte del sindacato infatti accetta il ruolo tradunionista e forcaiolo, funzionando unicamente da cardano di collegamento fra il sistema e le sue vittime designate e guadagnando per sé ruolo e privilegi.
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IL BUE CHE DÀ DEL CORNUTO ALL’ ASINO

di Giandiego Marigo

Questa farsa del Rosatellum, perchè di farsa si tratta, ha evidenziato in modo doloroso, ma quasi esageratamente esposto lo stato delle cose. Un teatrino senza rispetto in cui i convenuti recitano la propria parte fra urli, dispetti e reciproche distorsioni della realtà, mistificazioni incrociate che denotano il medesimo stile di fondo, l'uso strumentale della politica e la “cultura del potere”.

Ebbene sì, quello che sto dicendo qui è che, nonostante i toni apocalittici e gli scontri apparentemente insanabili esiste pochissima differenza reale fra i convenuti a questa commedia.
Il titolo di questo scritto, umilmente , sintetizza il senso di quello che vado dicendo.

Perchè lo dico? Forse questo va spiegato ed io cercherò di farlo, con i mezzi di cui dispongo che sono miserelli. In quanto scrivano di poco conto e di scarsissima importanza.
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L’IMPOVERIMENTO È APPENA COMINCIATO

di Giandiego Marigo

Le cifre sono molto alte, si parla di 46 miliardi di euro nel passaggio dal retributivo al contributivo. Una cifra sensibile e molto pesante. Anche se, diciamolo, c’è sempre un margine di arbitrarietà e di mistero attorno a queste affermazioni.

C’è, però, un’altra considerazione da fare, di cui si preferisce parlare poco o nulla o forse, peggio, si preferisce non parlare affatto. Questa considerazione è “chi pagherà lo scotto” di questo risparmio, eventuale ed ipotetico?

Oggi moltissimi giovani, molti più di quanti ci piaccia pensare, si sorreggono sulla certezza di vecchie pensioni retributive degli anziani di casa. È davvero inutile nascondersi una realtà che qualsiasi anziano ultra-sessantacinquenne potrebbe narrare con dovizia. Oggi i pensionati sono un Bancomat d’emergenza per moltissime famiglie che vivono ai limiti.
Questo dato viene taciuto, non se ne parla, ma il graduale passaggio al contributivo, contribuirà in modo violento e traumatico all’impoverimento reale delle famiglie ed i tempi di questo trauma vanno via via abbreviandosi con l’avanzare dell’età dei pensionati che ancora godono di pensioni decenti.
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APPUNTI PER UN’AREA DI PROGRESSO E CIVILTA’. PARTE II

di Giandiego Marigo

L’ultimo, increscioso, episodio di Radio Popolare sommersa dalle telefonate che sostenevano che “Prima dell’invasione non esistesse la violenza sessuale”, dice tutto quel che c’è da dire sull’argomento che tratterò in questa variazione.

Quella che chiamammo sinistra conquistò, intorno agli anni 60/70, sulla scorta del percorso di alfabetizzazione ed acculturazione messo in campo da socialisti e comunisti negli anni precedenti, uno spazio, seppure embrionale, per una cultura altra, non sistemica, non necessariamente condivisa, ma originale e definibile come cultura popolare. questo spazio reale, tangibile, originale venne gradualmente perso.
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APPUNTI PER UN’AREA DI PROGRESSO E CIVILTA’. PARTE I

di Giandiego Marigo

Sono d’accordo che la tematica del “lavoro” debba essere affrontata e rimanere centrale nell’azione dell’AreA, così come concordo sulla retorica del lavoro come motore della dignità, ma non si può oggi non tener conto dell’automazione, della robotica antropomorfa, dell’Intelligenza Artificiale.

Tali tematiche sono destinate a cambiare il rapporto con il lavoro, fra le classi e la struttura stessa del potere. Questo l’èlite lo sa benissimo, anzi ne detiene le chiavi più segrete, e sta uniformando il pianeta all’iuso che ne consegue. A suo esclusivo vantaggio , ovviamente e elaborandovi attorno, come suole, teorie economiche, filosofiche e spirituali.
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LONTANO, LONTANO DAL PD

di Giandiego Marigo

Lontano dal PD è ormai una necessità anche morale ed etica. Anche se non basta a definire l’esigenza di questo momento storico.
Per definire l’immagine d’un progressista, attento alle cose dello spirito ed all’evoluzione della morale condivisa.
Lontano da una logica interna fatta di competizione, di modelli verticistici, d’uno stalinismo in salsa clericale che tutto controlla e cristallizza, d’una meritocrazia malata endemicamente di un familismo clientelare, dove la corruzione, soprattutto morale è ritenuta cronica ed irrecuperabile, quindi accettabile.

Non sto parlando solo di coloro che si definiscono comunisti, anche se oggi tale precisazione diventa dogmatismo inutile, ma di tutti coloro che sentono in sé l’esigenza d’una maturazione spirituale e morale, nonché civile dell’Umanità, quale sia la sigla e l’avverbio con cui definiscono sé stessi. Quale che sia la bandierina che hanno scelto di sventolare.
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CARTINE TORNASOLE

di Giandiego Marigo

Vi sono avvenimenti che vengono definiti “sintomatici”, che descrivono senza alcuna edulcorazione il periodo in cui avvengono.

Questo linciaggio, perchè di questo si tratta, romano ai danni di un bengalese, cittadino italiano a tutti gli effetti, perpetuato con l’assurda logica che “il diritto alla casa” fosse solo “italiano” è segno di questi tempi.

Il fatto avviene a Tor Bella Monica, quartiere popolare, case popolari. Il Bengalese in questione, in Italia da 26 anni, cittadino regolare, occupato, cardiopatico con figlio disabile, quindi nel pieno diritto ad avere un alloggio popolare viene brutalmente aggredito e malmenato, nel momento in cui si reca a prendere visione dell’appartamento assegnatogli.
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DUE CONSIDERAZIONI SUL FERVORE IN QUELLA CHE CHIAMAMMO SINISTRA

di Giandiego Marigo

È da un poco che non scrivo di politica, forse per la forte sensazione che serva a molto poco, soprattutto se fatto da intellettuali disorganici e non riconosciuti e conclamati, privi dei sacri crismi dei riconoscimenti accademici, quale io penso e nel medesimo tempo temo, di essere.

Non è una parentesi egotica, ma una considerazione seria, sembra che siamo condannati all’adorazione delle icone periodicamente sostituite, ma che abbiano in comune la caratteristica di essere passate per il video, di essere appunto “conclamate” in qualche modo, ma non è di questo che voglio parlare, anche se è una concausa del ritardo spirituale, filosofico e teorico di quella che chiamammo “sinistra”.
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RISPOSTA, LETTERA APERTA SU “QUALE SINISTRA”

di Giandiego Marigo

Compagni radical-socialisti, Movimento Radical-Socialista,

rispondo con fatica alla vostra perorazione e richiesta. “Quale sinistra”?

Ne ho scritto moltissimo, forse persino troppo e, sinceramente, il rivedere un Accrocchio Elettoralistico, finalizzato al raggiungimento del fatidico 5% o peggio destinato ad un’alleanza forzata e predestinata con il PD mi nausea e mi umilia.

Mi sono buttato avanti, dopo i miei lunghi anni di militanza nella Sinistra Extraparlamentare ed in DP, ho vissuto la parabola del Movimento Viola, di quello referendario sul Nucleare e sull’Acqua, ho partecipato attivamente e con ruolo alla parentesi nefanda dell’Altra Europa con Tsipras. Ho persino indagato le reali possibilità di essere d’area pur lavorando con M5S, candidandomi alle regionali lombarde. Ed ora?
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