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Povertà Italia: dieci anni, sei governi e il doppio dei poveri assoluti

L’Istat annuncia durante l’audizione sul Def che 5 milioni di cittadini, l’8,3% della popolazione residente, vivono in condizioni di povertà assoluta, ovvero in totale mancanza delle primarie risorse per il sostentamento umano, come acqua, cibo, un tetto e il vestiario.

Dieci anni fa la percentuale era al 3,9%. Ciò significa che dal 2008 ad oggi i poveri assoluti residenti in Italia sono raddoppiati.

Certo, abbiamo sopportato gli effetti tragici della crisi sistemica finanziaria del 2008, ma di certo non siamo stati gli unici al mondo. Tutti i Paesi del globo hanno affrontato e molti risolto completamente i danni subiti nel corso di lunghi anni.

L’Italia, invece, rimane affogata. E con quali governo in questi ultimi dieci anni?

Il governo Prodi II rimane in carica sino a maggio 2008 per essere seguito dal Berlusconi IV sino al Novembre 2011.

A seguire il Governo Monti sino ad Aprile 2013. Finiscono il decennio il trio ‘democratico’ Letta, Renzi e Gentiloni.

Ed eccoci ancora più poveri di dieci anni fa.

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POLITICA. SANTORO (CS): SE VOGLIAMO PIU’ LAVORO CI SERVE UN PIANO INDUSTRIALE

“Il tasso di disoccupazione in Italia è intorno al 12%”, commenta Manuel Santoro, Segretario nazionale del partito della Convergenza Socialista, “ed è in aumento costante dal 2008 ad oggi. La percentuale di disoccupati fino ai 24 anni di età è al 40% pari a 644-mila giovani. Tra i 25 e i 34 anni di età ci sono in Italia 877-mila disoccupati; tra i 35 e i 49 anni siamo a più di un milione. Bisogna però considerare che queste percentuali non tengono conto di chi il lavoro non lo cerca più. E’, quindi, plausibile supporre che il numero dei disoccupati sia in effetti molto maggiore. Meglio i lavoratori anziani, solo 500 mila disoccupati, che in realtà con la legge Fornero hanno difficoltà ad andare in pensione precludendo di fatto un cambio generazionale nei posti di lavoro.”

“Inoltre, le già presenti ma soprattutto future trasformazioni delle attività economiche e produttive, che porteranno l’evoluzione tecnologica a una diminuzione de facto del lavoro a disposizione aumenteranno la pressione sulla struttura sociale del nostro Paese. In un contesto di diminuzione di lavoro disponibile e di probabile guerra tra poveri che tenderebbe a un ribasso della qualità del lavoro e delle tutele associate purché si lavori, è nostro compito trovare le soluzioni giuste affinché si lavori tutti e si lavori meno, affinché la qualità del lavoro e la retribuzione associata siano soddisfacenti.”
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