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IL SISTEMA TARGET 2

di Renato Gatti

L’antefatto

Il 20 gennaio 2017 il presidente Draghi, rispondendo ad alcuni europarlamentari italiani, dichiarò espressanmente che in caso di uscita dall’euro di uno dei Paesi membri, i saldi Target 2 avrebbero dovuto essere regolati in pieno. Nello specifico l’Italia (ovvero la Banca d’Italia) avrebbe dovuto pagare 363 miliardi di euro, la Spagna 330, la Grecia 72. La Germania, invece, risultava creditrice verso il sistema Target 2 di 720 miliardi.

Il sistema

Semplificando possiamo considerare le banche centrali dei Paesei membri come banche succursali della banca centrale BCE, per cui se un esportatore italiano deve incassare euro dalla Germania il meccanismo di contabilizzazione avviene nel seguente modo: l’esportatore italiano riceve dalla sua banca l’importo del credito; la sua banca accede al conto di liquidità infragiornaliero presso la Banca d’Italia; l’importatore tedesco paga alla sua banca che a sua volta fa contabilizzare il suo debito presso la Bundesbank.
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PIERO SRAFFA

di Renato Gatti, economista

In questo mio contributo vorrei leggere la figura di Piero Sraffa come un momento caratteristico delle lotta di classe che si è sviluppata in un contesto inusuale: quello dell’egemonia culturale. Per questo compito svilupperò il mio articolo su tre punti: la figura dell’uomo, la tematica economica e il tema egemonico.

La figura dell’uomo

Il modesto, rigoroso Piero Sraffa presenta nel suo biglietto da visita l’identificazione della sua personalità elencando le persone di cui fu amico ed ebbe rapporti di reciproca dialettica culturale.
Si laurea nel 1920 con una tesi su L’inflazione monetaria in Italia durante e dopo la guerra, tesi di cui è relatore Luigi Einaudi con cui Sraffa manterrà buoni rapporti per tutta la vita. Sraffa mantenne rapporti anche con due assistenti di Einaudi: Carlo Rosselli e Raffaele Mattioli quando fu direttore dell’ufficio provinciale del lavoro a Milano e usava frequentare ambienti socialisti.
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SOCIALISMO O COMUNISMO? OVVERO, PERCHE’ NON SIAMO COMUNISTI

di Daniele Colognesi, Dipartimento sulle politiche per l’università e la ricerca

Che cos’è il Socialismo?

L’idea di “Socialismo” è assai antica, anche se il termine esplicito compare per la prima volta nell’opera del grande utopista francese Henri de Saint-Simon (1760-1825). Per questo motivo, dati anche i fiumi d’inchiostro che sono stati versati sull’argomento, è importante iniziare dalle definizioni, in modo tale che appaiano chiare e distinte nel miglior modo possibile. Credo che la descrizione di “Socialismo” più cristallina sia quella data nel 1904 dal piccolo gruppo di propagandisti noto come “The Socialist Party of Great Britain” (SPGB), ossia:
(…) a system of society based upon the common ownership and democratic control of the means and instruments for producing and distributing wealth by and in the interest of the whole community” [1].
Infatti in poche righe viene stabilito che: il Socialismo è un (1) sistema economico-sociale ancora non esistente, che prevede (2) la proprietà comune e (3) il controllo democratico dei (4) mezzi di produzione e di distribuzione (5) dei beni e dei servizi, (6) da parte dell’intera comunità umana e nell’interesse generale di essa stessa. Abbiamo aggiunto solo a “beni” anche il termine “servizi”, assente nel documento originale dell’SPGB.
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REDISTRIBUZIONE DEL REDDITO VUOL DIRE ANCHE REDISTRIBUZIONE DEL TEMPO DI VITA

di Roberto Spagnuolo, Dipartimento sulle politiche del lavoro e pensioni

Difficoltà sono state incontrate, molte ancora non risolte, da parte del governo nel disciplinare una nuova forma di rapporto di lavoro che, grazie alla telematica, rende possibile un approccio al mondo del lavoro decisamente più intelligente: smart work, liberamente tradotto in “agile”, evidentemente per contrapporlo al suo opposto “rigido”.

Conciliare tempi di vita e di lavoro a favore dei primi, decisamente più penalizzati in termini di bisogni sociali, è stato un obiettivo sino ad oggi ricercato soprattutto per coloro che avevano particolari emergenze familiari o personali, non estendibile in via di principio a tutti i lavoratori. Quando studi accademici hanno dimostrato che ne avrebbe beneficiato anche la produttività del lavoro in termini di costi, salari e profitti (quella sociale ne beneficia già dalla mera conciliazione dei tempi), allora si è allargata la cerchia degli utenti potenziali, tra cui il pubblico impiego.
Quest’ultimo, ancora ristretto in ambiti lavorativi gerarchici e compartimentali nelle mansioni, organizzativamente e culturalmente è testimonianza di archeologia industriale.
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CONVEGNO ‘RITORNO AL SOCIALISMO’

‘Per portare avanti chi è rimasto indietro’

PER UN FORTE SOGGETTO POLITICO SOCIALISTA E DI SINISTRA

‘Ritorno al Socialismo’, primo Convegno di Convergenza Socialista, partito autonomo socialista e di sinistra
Sabato 19 Marzo 2016, dalle ore 10.30
Teatro Petrolini, Via Rubattino, 5, Roma

Relazione di Manuel Santoro, Segretario nazionale di Convergenza Socialista
Interverrà il Senatore Paolo Bagnoli, Presidente della Federazione per il Socialismo
Dibattito aperto! Siete tutti invitati ad intervenire

Ritorniamo alle politiche economiche e sociali socialiste promuovendo l’alternativa al modello neo-liberista, denunciandone il totale fallimento nel soddisfacimento dei bisogni primari dell’uomo.
Riavviamo la dialettica politica sulla centralità dell’essere umano e degli esseri viventi, dei loro bisogni e delle loro necessità.

Riattiviamo il discorso sulle riforme strutturali che abbiano al centro l’uomo e non il capitale:
· sul piano economico, rendere pubblico tutto quello che è di pubblica utilità, dalle risorse naturali ai servizi di base, incluso quello bancario;
· sul piano sociale, piena ed equa ridistribuzione della ricchezza;
· sul piano politico, la piena rappresentatività nelle istituzioni affinché nazionalizzazione equivalga a socializzazione e non sia un processo in mano a pochi.
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