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LE STRATEGIE DEL PD

di Renato Gatti

Due interessanti articoli sono apparsi oggi, 7 luglio, uno sul Sole 24 Ore, l’altro su La Repubblica. Entrambi gli articoli disegnano la strategia economica del prossimo quinquennio da intendersi anche come punti fondamentali della campagna elettorale per le prossime elezioni. L’articolo de Il Sole parla del libro “Avanti” di Matteo Renzi, segretario del PD, l’articolo de La Repubblica parla delle decisioni di palazzo Chigi, ovvero della coppia Gentiloni-Padoan.

In comune c’è il condivisibile obiettivo di opporsi alla trasformazione in Trattato del famoso “fiscal compact”. Come noto il fiscal compact, padre dell’austerità, oltre a ribadire i parametri di Maastricht impone ai paesi membri con un debito superiore al 60% del PIL (oggi come oggi, quasi tutti) di ridurre detto ratio di un 5% l’anno. Ora il ratio debito/PIL si riduce sia diminuendo il numeratore, sia aumentando il denominatore; chiaramente gli effetti sono diametralmente opposti: se si agisce sul debito si mette in moto un processo deflazionista che tende se non a diminuire a tenere fermo il PIL, se invece si agisce sul PIL si mette in moto un processo virtuoso di ripresa del paese. Praticamente il primo è un modello Hooveriano, il secondo un modello Keynesiano.
Ambedue le strategie scelgono di agire sul denominatore ovvero sull’aumento del PIL. Ma dove le due strategie differiscono è sul come operare per aumentare il PIL.
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LA VITTORIA DEL NO E’ UNA NECESSITA’ STORICA PER IL NOSTRO PAESE

Manuel Santoro, Segretario nazionale

Il Financial Times con la penna di Wolfgang Münchau afferma che la vittoria del NO al referendum del 4 Dicembre sulla riforma Costituzionale aprirebbe le porte all’uscita dell’Italia dalla zona euro. Una affermazione certamente curiosa ma palesemente irrazionale visto il chiaro obiettivo da parte dell’autore di innescare una spirale di paura, confusione, ‘shock’, sia nei lettori del Financial Times che nel popolo italiano. Il pezzo, ripreso dai maggiori quotidiani italiani, è la prova della crescente distanza tra i popoli ed i mercati. Giornalisti e giornali evidentemente non riescono ancora a comprendere i radicali processi di cambiamento in atto.

Münchau dovrebbe, però, porsi una domanda. A cosa e a chi serve l’euro in questa Unione Europea?
Domanda sicuramente retorica per l’autore ma non per i lettori dell’articolo.

Lasciamo, comunque, da parte l’euro e ritorniamo sui temi principali. Il referendum Costituzionale e la legge elettorale.

Il quotidiano ‘La Repubblica’, oltre a riprendere l’articolo del Financial Times, ci ricorda dei timori della finanza mondiale, delle preoccupazioni dei ‘liberals’ di clintoniana-obamiana-sorosiana memoria, delle paure di Confindustria.
Ma non hanno ancora imparato nulla dalla vittoria di Farage con il Brexit e di Trump? Non hanno ancora compreso le motivazioni dietro l’avversità crescente di milioni di donne e uomini alle politiche neoliberiste e globaliste? Pare di no.

E’ proprio la campagna per il SI delle grandi multinazionali, dei governi liberal, dei media mainstream, delle grandi banche, dell’establishment e dell’élite a rendere ancora più forte la necessità della vittoria del NO per il nostro Paese. Il Referendum del 4 Dicembre sarà la ‘Stalingrado’ della nostra democrazia ed è fondamentale votare NO.