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Prima i lavoratori

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Il Socialismo, con le sue lotte e le sue battaglie politiche e sociali, vive oggi in Convergenza Socialista. Partito Socialista e membro del Forum europeo delle forze progressiste.

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Servono riforme di struttura

Il decreto dignità è niente più che un timido tentativo di inversione di rotta rispetto alle politiche degli ultimi anni. Ma sicuramente pochino rispetto alle riforme strutturali di cui ha bisogno questo Paese (e l’Europa).

Ad iniziare dalla ‘pubblicizzazione’ (contrario di privatizzazione) dell’intero sistema bancario, dal ritorno in mano pubblica, quindi politica, della leva monetaria e dalla riduzione graduale dell’orario di lavoro a 20 ore settimanali a parità di salario.

Alcune proposte ‘Made in Convergenza Socialista’.

Salvini lo si batte nel portafoglio

Non riusciremo a battere Salvini sul terreno del conflitto/confronto tra diverse razze oppure tra diversi “status” giuridici, oppure tra diverse nazionalità.

Questo tratto di linea politica non aiuterà l’emersione nel paese di un consenso alternativo.

Dobbiamo evitare di essere messi all’angolo e di inseguire la retorica salviniana di uno scontro razziale.

Salvini lo si batte nel portafoglio, sul terreno cioè del conflitto tra classi sociali, facendo capire a chi lavora, a chi è precario oppure a chi cerca lavoro che la Lega non farà mai i loro interessi e in un conflitto tra interessi diversi preferirà sempre il capitalista al lavoratore.

Manuel Santoro

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Il versamento della quota (20€) può essere effettuato tramite:

▪ bollettino postale, versando la quota tessera sul C/C postale n. 1025587443 intestato a Convergenza Socialista, indicando, in modo leggibile, Nome, Cognome, luogo e data di nascita, indirizzo postale ed e-mail

▪ bonifico bancario IBAN: IT39B0760114600001025587443 intestato a Convergenza Socialista, indicando nella causale del versamento: “Quota tesseramento 2018”

▪ il sistema di pagamento PayPal (vedi link: https://convergenzasocialista.com/adesione/)

Stai cercando il socialismo, l’unica alternativa di struttura alla ferocia del capitalismo e alla centralità del capitale? Hai voglia di ritornare a fare politica tra la gente, nei territori, nelle sezioni di partito?

Convergenza Socialista (C.S.) è un partito politico socialista, autonomo ed indipendente da qualsiasi altro soggetto politico ed è membro del Forum europeo delle forze progressiste e si colloca in Europa insieme al Partito della Sinistra Europea.

Il socialismo è la sinistra. Esso è struttura, è corpo e anima insieme. E’ l’antitesi, ideologicamente intesa, del capitalismo.

Rifondare il socialismo partendo dagli insegnamenti dei padri del socialismo, inteso in senso largo, senza dogmatismi significa ricostruire anche la sinistra.

La nostra via è l’internazionalismo socialista. Non il sovranismo, il populismo di sinistra oppure il globalismo liberale.

Osservare moltissimi socialisti e persone di sinistra rifugiarsi nel sovranismo, per opportunità politica e per sfogo populista, è desolante e a tratti squallido.

Pochi anni addietro abbiamo avviato il percorso della costruzione di una soggettività politica e partitica del tutto slegata dalle beghe del residuale socialismo italiano, e lo abbiamo fatto non per saccenteria o egocentrismo ma per la semplice presa di coscienza che avviare un discorso socialista richieda oggi spostarsi su un terreno del tutto nuovo, lontano dalle macerie del socialismo italiano, e cominciare a lavorare dalle fondamenta per la costruzione di una soggettività che sia nuova seppur incameri l’insegnamento fatto di lotte, vittorie e sconfitte, dei decenni passati.

Avevamo capito alcuni anni fa che se il socialismo è la necessaria alternativa alla centralità del capitale, le soggettività politiche che in Italia ed in Europa si definivano socialiste erano ormai poco più che inutili aiutanti di quel mondo liberal-globalista che da diversi decenni si è andato instaurando ovunque. L’idea stessa del socialismo in quanto alternativa era stata tradita dall’interno e in modo definitivo.

Ora si tratta di ricostruire.

Il socialismo è l’alternativa al capitalismo. Il socialismo è un sistema della società che si basa sulla proprietà comune e sul controllo democratico dei mezzi e degli strumenti di produzione e di distribuzione della ricchezza nell’interesse dell’intera comunità (Partito Socialista del Regno Unito, 1904).”

La nostra opposizione

Ora che il nuovo Governo è al lavoro si deve continuare nel nostro lavoro di costruzione di una alternativa socialista con più vigore e forza.

La nostra opposizione dovrà essere costruttiva, programmatica, e dovrà puntare a ristabilire rapporti con le classi meno abbienti ad iniziare dai precari, dai lavoratori salariati e pensionati, non dimenticando che manca il lavoro ed esso deve essere creato assolutamente. E’ prioritario ridurre notevolmente l’esercito industriale di riserva.

Dovremo rispolverare termini arcaici ma attuali come coscienza di classe e lotta di classe, e spiegare al pezzo d’Italia che vive in miseria, tra pensioni minime e lavoro precario, che le ricette di Lega e M5S, così come ieri di Pd e Forza Italia, non sono mai state a loro vantaggio ma a vantaggio delle classi più ricche. Dovremo riprenderci le classi sociali meno abbienti e divenire il loro punto di riferimento.

Dovremo parlare di netto abbassamento dell’IVA, di patrimoniale, di vigorosa ridistribuzione della ricchezza. Dovremo parlare di rendere pubblico il sistema bancario, in un contesto italiano oppure europeo. Dovremo discutere ed esigere che la politica monetaria diventi strumento della politica, non indipendente da essa. Ecco alcuni dei tanti punti di programma da portare avanti.

E, soprattutto, dovremo tutti cominciare a partecipare attivamente alla vita politica e partitica se si vuole realmente cambiare in meglio, non in peggio.

La sinistra è probabilmente morta. Il socialismo no!

@ConvSocialista #socialismo #ideologiasocialista

PARLIAMO DI LAVORO? OPPURE È SOLO SCHIAVITÙ

di Giandiego Marigo

Confesso, anche se a voi interesserà forse poco, che faccio molta fatica a scrivere, in questo periodo.

L’ostinata dissennatezza dei media, impegnati nella minuta e pressante descrizione delle vicende elettorali di questo paese, mi sta sinceramente nauseando e consegnando l’impressione dell’inutilità dello scrivere d’altro.

Tutto acquisisce una chiave elettoralistica, il mondo sembra orbitare attorno a questo inutile avvenimento che non modificherà alcunché negli equilibri del vero potere visto che manca la forza di un antagonista reale a questo sistema e che il potere vero non risiede certo nel parlamento, non più, da molto tempo, forse mai.

In questi tempi di scarso ascolto io voglio parlarvi di lavoro. Già un argomento molto strumentalizzato, appunto dai portatori di vessilli, i leader inventati delle compagini in campo in questa tenzone.
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TRE OBIETTIVI SOCIALI PER IL LAVORO E LA PREVIDENZA

Tratto dal documento politico su lavoro e previdenza del partito della Convergenza Socialista. Parte IV

Persona al lavoro e previdenza della persona

Per sostenere concretamente il mondo del lavoro occorre puntare su tutti gli strumenti che tutelano il ciclo lavorativo della persona (istruzione, formazione di base, inserimento, aggiornamento professionale, formazione continua, riqualificazione). Le diverse fasi del ciclo vanno incluse, ognuna per la propria parte di contributo, all’interno della copertura previdenziale che apre e chiude l’attività lavorativa, senza soluzione di continuità grazie anche all’intervento dello Stato nei periodi di perdita del lavoro; in tali momenti la persona entra in un ciclo attivo di riqualificazione e reinserimento assistito, non passivamente, in cui anche il voucher è uno strumento la cui validità deve essere fissata in ragione della sua natura incidentale e integrativa dei periodi iniziali, finali e accidentali del lavoro, non certo strutturali dello stesso.
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LAVORARE MENO, LAVORARE TUTTI. QUALITA’ DEL LAVORO E RETRIBUZIONE DI QUALITA’

Tratto dal documento politico su lavoro e previdenza del partito della Convergenza Socialista. Parte III

Si è detto che, quando si parla di qualità del lavoro, non si può prescindere da istruzione, formazione e riqualificazione che vanno legate a quel mondo fin dall’origine; salario e bisogni vanno integrati nel formare la retribuzione, mentre la qualità deve comprendere il contributo all’ambiente esterno da parte di ogni lavoratore e imprenditore, in termini di impatto positivo ambientale e sociale.
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LAVORARE MENO, LAVORARE TUTTI. L’OBIETTIVO DELLE 20 ORE SETTIMANALI

Tratto dal documento politico su lavoro e previdenza del partito della Convergenza Socialista. Parte II

Lavoro disponibile e tempo di lavoro disponibile

Prima di tutto, occorre affrontare la mancanza di lavoro e, successivamente, la relativa stabilizzazione.
Pertanto, necessita distinguere i settori in perdita da quelli in crescita o con carenza di addetti, in particolare tra i professionali, i tecnici e i lavori sociali, per indirizzare istruzione, formazione e riqualificazione in modo personalizzato e non indifferenziato.

Creare una maggiore disponibilità del lavoro in modo trasversale a tutti i suoi comparti, significa poter offrire una maggiore possibilità di scelta al lavoratore all’inizio del ciclo lavorativo. Il lavoro potrebbe quindi partire non solo per necessità ma anche essere scelto, secondo le personali capacità, attitudini e preparazioni. Questo lo renderebbe strumento di crescita dell’uomo-lavoratore all’interno del luogo di lavoro, ma solo se abbinato a migliori tutele e retribuzioni veramente premiali.
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LAVORARE MENO, LAVORARE TUTTI. INTRODUZIONE

Tratto dal documento politico su lavoro e previdenza del partito della Convergenza Socialista. Parte I

Tasso di disoccupazione in Italia è intorno al 12% (dati 2016/2017). La percentuale di disoccupati fino ai 24 anni di età è al 40% pari a 644-mila giovani. Tra i 25 e i 34 anni di età ci sono in Italia 877-mila disoccupati; tra i 35 e i 49 anni siamo a più di un milione. Bisogna però considerare che queste percentuali non tengono conto di chi il lavoro non lo cerca più. E’, quindi, plausibile supporre che il numero dei disoccupati sia in effetti molto maggiore. Meglio i lavoratori anziani, solo 500 mila disoccupati, che in realtà con la legge Fornero hanno difficoltà ad andare in pensione precludendo di fatto un cambio generazionale nei posti di lavoro.
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