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CHIAMATA PER L’ALTERNATIVA POLITICA IN ITALIA. COSTRUIAMO IL NETWORK PER IL LAVORO E LA GIUSTIZIA SOCIALE

NETWORK PER IL LAVORO E LA GIUSTIZIA SOCIALE

Convergenza Socialista chiama a raccolta associazioni, movimenti, partiti politici, gruppi locali, donne e uomini, interessati alla costruzione di un network per l’alternativa politica in Italia.

Su alcuni punti ‘minimi’:

Europa

In Europa dobbiamo lottare contro le politiche di austerità sin qui adottate, promuovere ed ottenere il primato della politica sulla finanza, chiedere con forza la realizzazione di un’Europa politica, non tecnocratica. E’ altresì fondamentale capovolgere profondamente l’idea di Europa, le sue funzioni, i suoi vincoli, iniziando dal Fiscal Compact e dal Patto di stabilità e crescita, dalla creazione di una rete bancaria pubblica e socialmente utile, dall’utilizzo del QUARS o altro indice qualitativo, alternativo al PIL, anche in chiave europea, come papabile indice per descrivere un nuovo modello di sviluppo basato sull’equità e sulla sostenibilità.

Italia

Ripensare le politiche di governo, locale e nazionale, in modo tale da ricostruire un welfare di “pubblica utilità” che punti sui temi di sempre con l’intento di assicurare il necessario a tutti, uomini e donne.
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DECONTRIBUZIONE PER I GIOVANI

di Renato Gatti

Si prospetta una decontribuzione per le assunzioni di giovani il cui tasso di disoccupazione risulta essere preoccupantemente alto.

Il problema è reale, anche se buona parte della disoccupazione giovanile è dovuta alla scarsa (o comunque inferiore a quella degli altri paesi europei) iscrizione all’Università; è chiaro che se più giovani si iscrivessero all’Università avremmo due effetti positivi: diminuirebbe il tasso di disoccupazione, avremmo, potenzialmente, giovani più preparti per rispondere alla domanda di lavori nuovi richiesti dalla rivoluzione 4.0, ammesso che l’istruzione univeritaria si ponga come obiettivo anche quello di formare in funzione di lavori futuri, spesso ignoti allo stato attuale.
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BLOCCO STORICO E BLOCCO SOCIALE

di Renato Gatti, economista

Un sordo terremoto

Un sordo scricchiolio grave e minaccioso, come un annuncio di terremoto; un senso di disaffezione dapprima strisciante e poi sempre più esplicita; un’insoddisfazione profonda per un mondo che non sembra più appartenerci; un crescente individualismo che monta come rigetto di una filosofia sociale; una fuga dall’impegno collettivo; la crescita di una visione corporativa egoista e rinchiusa in sé stessa. Si sente, palpabilmente una sfiducia nell’esistente affiancata da un’incapacità di intravvedere una alternativa prospettica e che fa quindi ricadere nella reazione, nella presa di coscienza di impotenza che può sfociare solo nella disperazione o nella violenza.

Sembra il disegno di un disagio psichico ma, a ben vedere è lo scollamento tra la realtà di un sistema esistenziale e la rappresentazione che si ha di esso. Stranieri, direi che questo termine ben delinei lo stato del comune sentirsi immersi in questo mondo: chi rinuncia perché ormai non se la sente più, chi neppure concepisce la possibilità di cambiare adeguandosi alla protesta sterile ben rappresentata da molte posizioni politiche dei nostri giorni.
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DOCUMENTO POLITICO SU LAVORO E PREVIDENZA

Roberto Spagnuolo – Dipartimento del lavoro e previdenza
Manuel Santoro – Segretario nazionale

Documento politico completo su lavoro e previdenza in pdf per la stampa

Contesto storico

Tasso di disoccupazione in Italia è al 12,4%. In crescendo dal 2008 ad oggi. La percentuale di disoccupati fino ai 24 anni di età è al 40% pari a 644-mila giovani. Tra i 25 e i 34 anni di età ci sono in Italia 877-mila disoccupati; tra i 35 e i 49 anni siamo a più di un milione. Bisogna però considerare che queste percentuali non tengono conto di chi il lavoro non lo cerca più. E’, quindi, plausibile supporre che il numero dei disoccupati sia in effetti molto maggiore. Meglio i lavoratori anziani, solo 500 mila disoccupati, che in realtà con la legge Fornero hanno difficoltà ad andare in pensione precludendo di fatto un cambio generazionale nei posti di lavoro.

Dal lato retribuzioni, invece, gli ultimi dati Eurostat confermano che i livelli delle retribuzioni non solo non ricompensano gli sforzi dei lavoratori ma, allargando la cerchia sociale dei “poveri retribuiti”, sono sempre più insufficienti a garantire il minimo indispensabile alle famiglie. Qui va anche peggio. Essendo l’Italia sotto alla media Ue, quasi la metà dell’incremento degli ultimi anni è arrivato solo al 20% più ricco.
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POLITICA. SANTORO (CS): SE VOGLIAMO PIU’ LAVORO CI SERVE UN PIANO INDUSTRIALE

“Il tasso di disoccupazione in Italia è intorno al 12%”, commenta Manuel Santoro, Segretario nazionale del partito della Convergenza Socialista, “ed è in aumento costante dal 2008 ad oggi. La percentuale di disoccupati fino ai 24 anni di età è al 40% pari a 644-mila giovani. Tra i 25 e i 34 anni di età ci sono in Italia 877-mila disoccupati; tra i 35 e i 49 anni siamo a più di un milione. Bisogna però considerare che queste percentuali non tengono conto di chi il lavoro non lo cerca più. E’, quindi, plausibile supporre che il numero dei disoccupati sia in effetti molto maggiore. Meglio i lavoratori anziani, solo 500 mila disoccupati, che in realtà con la legge Fornero hanno difficoltà ad andare in pensione precludendo di fatto un cambio generazionale nei posti di lavoro.”

“Inoltre, le già presenti ma soprattutto future trasformazioni delle attività economiche e produttive, che porteranno l’evoluzione tecnologica a una diminuzione de facto del lavoro a disposizione aumenteranno la pressione sulla struttura sociale del nostro Paese. In un contesto di diminuzione di lavoro disponibile e di probabile guerra tra poveri che tenderebbe a un ribasso della qualità del lavoro e delle tutele associate purché si lavori, è nostro compito trovare le soluzioni giuste affinché si lavori tutti e si lavori meno, affinché la qualità del lavoro e la retribuzione associata siano soddisfacenti.”
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POLITICA. SANTORO (CS): DAL RAPPORTO EURISPES UN PAESE IN GRAVE DIFFICOLTA’

“Il Rapporto Italia 2017 dell’Eurispes testimonia le gravi difficoltà che il nostro Paese si trova ad affrontare”, commenta Manuel Santoro, Segretario nazionale del partito della Convergenza Socialista, “tenendo conto anche del fatto che la crescita del nostro Paese stenta a decollare da tantissimi anni, i quali sono stati consumati dalla nostra classe politica in liti snervanti, tra leggi elettorali e riforme costituzionali improbabili. Abbiamo perso troppo tempo e non abbiamo dato alcuna risposta ai cittadini.”

“Un primo dato che preoccupa”, continua Santoro, “è che quasi la metà delle famiglie italiane non riesce ad arrivare a fine mese, mentre il 75% delle famiglie non risparmia nulla durante l’anno. Manca il lavoro, enorme problema cronico dell’Italia, la cui mancanza certifica un ritorno dei giovani a casa dei genitori per motivi economici, per sé e per i propri figli.”

“Tempo fa dicevamo, e costantemente ricordiamo, che l’impoverimento strutturale del Paese sta modificando il rapporto generazionale. I padri aiutano sempre di più i figli; i nonni aiutano sempre più figli e nipoti. Il miglioramento generazionale, sia in termini economici che di qualità della vita, dai padri ai figli non è più realtà, e solo un cambio netto, strategico di direzione politica, in Italia e in Europa, può ristabilire un flusso sano, positivo e progressivo, in cui nel futuro si sta meglio che in passato.”

“Non deve, quindi, sorprendere che un italiano su quattro si senta povero. Se solo il 12% afferma di non conoscere direttamente connazionali ‘poveri’, mentre il 20% ne conosce molte, il 35% alcune e il 33% poche, vuol dire che tirando le somme, siamo un Paese povero. Un Paese nel quale la povertà ci ha già sommerso. Il problema è che la politica sembra sorda a queste fondamentali problematiche.”

“Il rapporto Eurispes, però, ci indica un percorso preciso”, conclude Santoro, “in quanto individua le motivazioni che sono causa maggiore di impoverimento. La perdita di lavoro, separazione oppure divorzio, la malattia propria oppure di un familiare, il gioco d’azzardo oppure la morte di un familiare. Gli indirizzi di programma per favorire l’abbattimento deciso della povertà sono, quindi, nell’azione politica su queste cause. Abbiamo bisogno di lavoro, di rivedere la legislazione sul tema della separazione/divorzio, di una sanità pubblica e gratuita, di abolire il gioco d’azzardo, di sostenere tutti, e comunque, coloro che a causa del decesso di un caro si trovino letteralmente impoveriti in modo irreversibile.”

DAVOS. SANTORO (CS): IL FUTURO DELL’EUROPA E’ NELLA STABILIZZAZIONE DEL LAVORO

“Il ministro Padoan ha affermato a Davos che il problema dell’Europea è l’Europa stessa”, commenta Manuel Santoro, Segretario nazionale del partito della Convergenza Socialista, “punto che mi trova completamente d’accordo anche se poi, discorrendo delle ‘riforme strutturali’ intraprese dal Governo Renzi, oggi Governo Gentiloni, è emersa tutta la distanza politica su provvedimenti che continuiamo a considerare di destra.”

“Dobbiamo essere chiari su due punti”, continua Santoro. “E’ vero che i problemi europei risiedono sia a Bruxelles che a Francoforte, ma è altrettanto vero che il lavoro svolto dal Governo Renzi ha promosso politiche liberiste e di destra, e ha caldeggiato in questi anni di legislatura una insensata flessibilità precarizzando il mondo del lavoro nei suoi diversi comparti. Basti pensare al Jobs Act, alla cancellazione dell’articolo 18 dello statuto dei lavoratori, ai contratti a tutele crescenti, ai voucher, ecc.”

“Certamente il nostro Paese ha bisogno di crescita economica ma essa deve essere perseguita con un parallelo incremento della qualità della vita delle persone. E’ irricevibile l’equazione secondo la quale la crescita economica deve essere inseguita a qualsiasi costo. A discapito del valore della vita umana, come se donne e uomini fossero pacchi da poter spedire e ricevere in nome di una flessibilità forzata e non voluta. Usando il ricatto del lavoro, o meglio, usando la mancanza di lavoro in un contesto di feroce svalutazione interna.”

“Sono questi elementi di progressiva ma sostenuta precarizzazione non solo nel campo del lavoro ma nella vita quotidiana”, continua Santoro, “ad alimentare l’insoddisfazione della classe media, la disillusione per il futuro e la delusione per le prospettive di vita. Questo processo di impoverimento in atto deve essere fermato, non solo in Italia ma in Europa.”

“Dico quindi che la visione dell’Europa deve essere diversa, alternativa a quella promossa dallo stesso Padoan e dai Governi Renzi/Gentiloni. Dico”, conclude Santoro, “che la stabilizzazione, non la precarizzazione, dovranno essere il futuro delle politiche economiche e del lavoro dei Paese avanzati.”

IL LAVORO, TRA SPECCHIETTI FINANZIARI E INVESTIMENTI ECONOMICI

di Roberto Spagnuolo, Dipartimento sulle politiche del lavoro e pensioni

Gli ultimi dati Eurostat* confermano che i livelli delle retribuzioni non solo non ricompensano gli sforzi dei lavoratori ma, allargando la cerchia sociale dei “poveri retribuiti”, sono sempre più insufficienti a garantire il minimo indispensabile alle famiglie. Qui va anche peggio. Essendo l’Italia sotto alla media Ue, quasi la metà dell’incremento degli ultimi anni è arrivato solo al 20% più ricco. È chiaro come le politiche del lavoro sino ad ora abbiano sposato soluzioni eccessivamente liberali, per attirare i capitali d’investimento delle multinazionali con forme di speculazione sul lavoro vendute come opportunità. Una scelta dolosamente miope che ricerca la competitività perduta solo dove è più facile trovarla: vincolando in basso oneri finanziari e giuridici del lavoro, quest’ultimi espressi anche dal diritto di partecipazione alla gestione ed ai risultati aziendali. Multinazionali che, passato il favore fiscale, lasciano agli Stati la gestione del dopo.

Sembra che l’unico specchietto per i capitali possa essere solo un alto e sicuro (!) margine di profitto, indipendentemente dalla sua stabilità e affidabilità nel tempo e dal mezzo per crearlo, in una visione dell’economia reale decantata politicamente e istituzionalizzata nella sua tutela finanziaria, grazie soprattutto al rigore fiscale imposto dall’Europa.

Eppure gli strumenti per dare una natura diversa al profitto creato, più economica che finanziaria, esistono e parlano di qualità del capitale umano, della sua istruzione di base perseguita dai migliori docenti e della formazione professionale continua e concreta, perché basata su reali esigenze del mercato nazionale e sulle relative opportunità offerte dalle nostre specifiche eccellenze. Tali strumenti parlano della condivisione dei rischi e dei guadagni, per dare un margine di flessibilità organizzativa durevole nel tempo e congruo ai tempi; parlano in termini di premialità d’iniziativa, innovazione e impegno nel lavoro ordinario.

Tuttavia, in assenza di una politica che vada nella direzione di tali obiettivi, valorizzando il merito di ogni contributo alla crescita economica e sociale, come vera ricchezza su cui investire e far investire, gli specchietti per i capitali continueranno a ricercare strumenti di competitività centrati solo sui costi assoluti. Infatti, è noto che i ritorni positivi degli investimenti fatti per valorizzare il capitale umano e i prodotti e servizi offerti, maturano in tempi più lunghi di un mandato elettorale ma, di contro, sono anche decisamente più brevi di una vita di lavoro sottopagato.

*fonte: rapporto Oxfam

ARTICOLO 18. SANTORO (CS): CON IL NO DELLA CONSULTA UNA OPPORTUNITA’ MANCATA

“Purtroppo il referendum sull’Articolo 18 dello Statuto dei lavoratori non si farà in quanto il quesito referendario è stato ritenuto inammissibile dalla Corte Costituzionale”, commenta Manuel Santoro, Segretario nazionale del partito della Convergenza Socialista, “e con questo passaggio si infrange la speranza di milioni di italiani che avevano colto nello sforzo della CGIL un barlume di speranza”.

“Senza il referendum sull’Articolo 18”, continua Santoro, “molto probabilmente il voto referendario sugli altri due quesiti non ci sarà poiché penso che si metterà comunque mano in Parlamento per modificarne il quadro legislativo.”

“Anche il Governo è consapevole che soprattutto la questione voucher così com’è impostata non funziona e va modificata”, continua Santoro. “Il quesito sull’articolo 18, invece, era senza dubbio quello più importante e sarebbe stato molto probabilmente accolto dalla Consulta se non si fosse introdotto nel testo normativo l’abbassamento della soglia da 15 a 5. Soglia minima di dipendenti in azienda per avere diritto al reintegro in caso di licenziamento illegittimo.”

“Si parla difatti di referendum ‘creativo’, de facto propositivo, e non abrogativo come previsto dalla Costituzione. Attenderemo comunque le motivazioni della Consulta per valutare appieno il giudizio emerso nella giornata di ieri. E, altresì, un peccato aver perso l’opportunità di votare su questo fondamentale passaggio del Jobs Act avendo raccolto oltre 3 milioni di voti.”

“Il ripristino dell’Articolo 18 dello Statuto dei lavoratori” conclude Santoro, “avrebbe consentito di fermare l’impennata dei licenziamenti economici e ripristinare il reintegro in caso di provvedimento illegittimo. Il ripristino dell’Articolo 18 ci avrebbe permesso di invertire la rotta, allontanandoci quindi da una precarizzazione del lavoro sempre più ossessiva e avviarci su un percorso di stabilizzazione del lavoro come parte fondante della vita di ogni individuo.”

LAVORO. SANTORO (CS): PORTIAMO IL PARTITO TRA I GIOVANI

“Le nostre nuove generazioni, i nostri giovani hanno bisogno di soluzioni politiche che riportino il lavoro e la speranza nella quotidianità delle loro vite”, commenta Manuel Santoro, Segretario nazionale del partito della Convergenza Socialista, “per lo più che gli ultimi dati dell’Istat ci dipingono un Paese in affanno, con un numero di occupati in calo”.

“Sono soprattutto i giovani a essere colpiti da una incapacità politica di mettere in campo soluzioni vere, di lungo periodo che ci permettano di riprendere un cammino di crescita e di evitare che le nuove generazioni vengano bruciate nelle loro speranze, nel loro futuro. Senza lavoro non c’è mutuo per acquistare una casa, non c’è possibilità di mettere su famiglia. Senza lavoro non si è disposti ad avere figli”, continua Santoro, “ e soprattutto, senza lavoro la pressione economica ricade sui padri e in molti casi sui nonni i quali si vedono costretti a dover contribuire al mantenimento delle famiglie dei loro figli e nipoti”.

“L’aumento dei posti di lavoro si concentra secondo i dati Istat tra gli over 50”, continua Santoro, “mentre i giovani contribuiscono ad accrescere il numero dei disoccupati portando l’indice di disoccupazione al 39,4% dal 37,6% di Ottobre. Le problematiche da affrontare sono certamente diverse. Abbiamo il problema dei voucher il cui uso continua ad aumentare in maniera impressionante e sul quale pende il possibile referendum; la questione seria dell’alto indice di disoccupazione giovanile; l’aumento dei licenziamenti”.

“E’ importante, quindi, concentrare l’azione politica del partito sui giovani, cercando soluzioni reali, proponendo riforme strutturali di lungo periodo. Auspico che gli altri partiti evitino di rincorrere facili messaggi spot, riforme di basso profilo e per fini elettoralistici. Dobbiamo coinvolgere le nuove generazioni ad un dialogo per il futuro, il loro futuro, e possiamo farlo solo se la politica ritornerà ad essere terreno di confronto serio e pragmatico”.

“In questa direzione vanno i nostri sforzi”, conclude Santoro, “e nei prossimi mesi ascolteremo proprio loro, i giovani, con l’obiettivo di avvicinarci sempre più alle loro necessità, ai loro bisogni. Non li lasceremo soli”.