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LE STRATEGIE DEL PD

di Renato Gatti

Due interessanti articoli sono apparsi oggi, 7 luglio, uno sul Sole 24 Ore, l’altro su La Repubblica. Entrambi gli articoli disegnano la strategia economica del prossimo quinquennio da intendersi anche come punti fondamentali della campagna elettorale per le prossime elezioni. L’articolo de Il Sole parla del libro “Avanti” di Matteo Renzi, segretario del PD, l’articolo de La Repubblica parla delle decisioni di palazzo Chigi, ovvero della coppia Gentiloni-Padoan.

In comune c’è il condivisibile obiettivo di opporsi alla trasformazione in Trattato del famoso “fiscal compact”. Come noto il fiscal compact, padre dell’austerità, oltre a ribadire i parametri di Maastricht impone ai paesi membri con un debito superiore al 60% del PIL (oggi come oggi, quasi tutti) di ridurre detto ratio di un 5% l’anno. Ora il ratio debito/PIL si riduce sia diminuendo il numeratore, sia aumentando il denominatore; chiaramente gli effetti sono diametralmente opposti: se si agisce sul debito si mette in moto un processo deflazionista che tende se non a diminuire a tenere fermo il PIL, se invece si agisce sul PIL si mette in moto un processo virtuoso di ripresa del paese. Praticamente il primo è un modello Hooveriano, il secondo un modello Keynesiano.
Ambedue le strategie scelgono di agire sul denominatore ovvero sull’aumento del PIL. Ma dove le due strategie differiscono è sul come operare per aumentare il PIL.
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LONTANO, LONTANO DAL PD

di Giandiego Marigo

Lontano dal PD è ormai una necessità anche morale ed etica. Anche se non basta a definire l’esigenza di questo momento storico.
Per definire l’immagine d’un progressista, attento alle cose dello spirito ed all’evoluzione della morale condivisa.
Lontano da una logica interna fatta di competizione, di modelli verticistici, d’uno stalinismo in salsa clericale che tutto controlla e cristallizza, d’una meritocrazia malata endemicamente di un familismo clientelare, dove la corruzione, soprattutto morale è ritenuta cronica ed irrecuperabile, quindi accettabile.

Non sto parlando solo di coloro che si definiscono comunisti, anche se oggi tale precisazione diventa dogmatismo inutile, ma di tutti coloro che sentono in sé l’esigenza d’una maturazione spirituale e morale, nonché civile dell’Umanità, quale sia la sigla e l’avverbio con cui definiscono sé stessi. Quale che sia la bandierina che hanno scelto di sventolare.
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POCO, POCHISSIMO SENSO

di Giandiego Marigo, Dipartimento politiche abitative e per gli anziani

È quasi grottesco e sotto certi aspetti umiliante che l’ANSA definisca l’assemblea Piddina “kermesse della Sinistra”. Per quanto squalificato e inutile possa essere questo vocabolo ormai, per la memoria del suo significato è umiliante essere adoperato in questo contesto. Fra neo-liberisti più o meno radicali

Fra neo-liberisti più o meno radicali.

Tutti costoro, infatti, senza distinzioni hanno votato il Job Act, hanno accettato, implementato e permesso il ruolo attivo del Paese sui quadranti mondiali al fianco della NATO, hanno sprecato parole e teorie fantasiose sulla “Vocazione Maggioritaria” e questo vale, diciamolo anche per i primi fra i pentiti di pseudo-sinistra (mai sentiti in una autocritica) i Fassina ed i Civati, con una ovvia estensione per i supporters, i loro camerieri stolti Vendola, Pisapia e Boldrini.

Davvero che costoro definiscano l’idea di alternativa, diciamolo ancora per capirci, di Sinistra è umiliante ed in qualche modo dipinge il colore esatto e completo della nostra sconfitta nel secolo trascorso e del tentativo di annullamento del dissenso e del “pensiero socialista” in quello nuovo.
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POLITICA. SANTORO (CS): LA SCISSIONE NEL PD POTREBBE FARE CHIAREZZA NEL SOCIALISMO ITALIANO

“Probabilmente scissione ci sarà e probabilmente sarà un bene anche per i socialisti”, commenta Manuel Santoro, Segretario nazionale del partito della Convergenza Socialista, “visto che in molti già si muovono e non vedono l’ora di approdare alla corte di Massimo D’Alema.”

“Oggi la galassia socialista si divide tra accasati, quasi-accasati e coloro che ancora immaginano un socialismo organizzato in autonomia, esattamente come il sottoscritto. Il PSI è legato a doppio filo con il PD renziano e seguirà naturalmente il ‘capo’, altri si stanno già muovendo per farsi accogliere con tutti gli onori da D’Alema, altri ancora pensano a Fassina e a Sinistra Italiana. Io, invece, penso all’autonomia socialista e a un partito socialista autonomo, esattamente come lo è Convergenza Socialista. Il mio dialogo è con chi persegue lo stesso fine.”

“La scissione nel PD, quindi”, continua Santoro, “potrà fare chiarezza ripulendo la galassia del socialismo italiano da tante stelle, sistemi, ammassi ed associazioni stellari, gas e polveri, lasciando il campo a chi, invece, pensa che il socialismo debba essere prima di tutto rappresentato da una forza autonoma ed autonomista. Se i socialisti ci sono e pensano che il socialismo non debba essere blairismo, neo-liberal, ma tenace rottura delle storture economico-sociali indotte dal capitalismo attraverso riforme di struttura, perché non dovrebbero far parte di un partito socialista, sempre nella sinistra italiana, invece di disgregarsi in mille rivoli che poco o nulla hanno di socialismo?”

“Domanda che passeremo ai posteri”, conclude Santoro, “i quali spero sapranno o avranno capito che senza un serio lavoro ideologico non si riuscirà a rendere pedonabile una vasta area della politica italiana che oggi è del tutto sommersa dalle acque.”

TROPPE VOLTE

di Giandiego Marigo, Dipartimento politiche abitative e per gli anziani, e referente CS a Codogno

Troppi tentativi, piccoli aborti, operazioni già perdute in partenza, per ritornare sempre lì, nel medesimo non luogo. Appoggiando implicitamente il delirio maggioritario dei liberisti, funzionando più o meno coscientemente da patetici supporters d’una visione neo-democristiana.

NO GRAZIE, questa volta non mi tapperò il naso, non sceglierò il meno peggio. Non giocherò ulteriormente un ruolo suicida, senza nemmeno la decenza e il coraggio civile di proporre, ma solo asservendosi ad un disegno che nulla ha da spartire con il Socialismo.

Sono convinto che “un breve viaggio nel deserto” farà bene al pensiero di sinistra. Un ritorno alle proprie origini di “antagonista non amato del sistema”. Non ho paura del minoritarismo, non temo l’escursione extra-parlamentare, ho già dato, so com’è. Non ho e non voglio avere “rendite di posizione” da difendere, se fare una cosa giusta mi costa l’alleanza con Il diavolo … perché dovrei? Forse non è proprio la cosa giusta.

I senza potere parlano dove il potere non c’è, non negli angoli nascosti del suo convitto, non potrei mai capirli dalle sale del banchetto. Lo ammetto, forse sarà l’assoluta indigenza e la povertà vera, che ho passato e ancora vivo a farmi così radicale, forse la maggioranza del paese ha davvero qualche cosa da difendere in questo sistema pseudo-democratico, sempre meno democratico e sempre più pseudo. Quand’anche come è, io non credo e non capisco; ma ribadisco, chi sta seduto negli sgabelli della servitù del banchetto elitario non può pretendere di capire chi sta fuori. Lontano dal PD, per iniziare.
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SCONTRI E RISCONTRI, MENTRE IL PAESE NEMMENO TANTO LENTAMENTE MUORE

di Giandiego Marigo, Dipartimento politiche abitative e per gli anziani

Premetto, ed è tutto sommato importante, che ritengo deviante e distraente dai problemi reali di questo paese e soprattutto dell’Europa e del mondo, questo centellinare ed eternamente raccontare dello scontro, per altro eventuale, all’interno del PD.

Me ne occupo, perché, tutto sommato nel generale marasma d’un paese confuso sulle posizioni e sugli ideali che sorreggono quella che definiamo “politica” appare necessario fare anche questo. In qualche modo, da sempre, il PD gioca questo giochino. Quello della sua divisione interna, che permette al partito di “controllare” se non di rappresentare (questo non lo fa da tempo, anzi dalla sua stessa nascita malriuscita) l’Area di Progresso e Civiltà e di inquinarla con il pensiero liberista che lo attraversa e con il suo Post-blearismo in stile neo-democristiano made in Italy.

Lo scontro Renzi – D’Alema si muove in questo senso, così come fu per Il Renzi – Bersan, piuttosto che per, per quanto farsesco, Veltroni – Bindi. Giocare sulle opposte tifoserie e sulle primarie è il campo scelto dal PD per illudere sulla sua democrazia interna, così, come l’avere, sempre una pseudo sinistra interna minoritaria e ridicola lo è per garantirsi un ponte sul quale decimare le velleità alla sua sinistra.

Il PD si è sempre preoccupato di garantire una tribuna, tutto sommato comoda, ai suoi servitori a sinistra, interni esterni e prossimali. D’altra parte i difetti del bipolarismo sono tali e tanti che, per chi si appresti a servire innanzi tutto il proprio ‘Mostro Pragma’, al di là di ogni possibile deviazione ideale è quasi d’obbligo l’agire così.
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VOLONTÀ DIVISORIE E DISTRUTTIVE

di Giandiego Marigo, Politiche abitative e per gli anziani

Uno dei risultati peggiori che lo spirito “deformatore” che ha imperato e portato a termine nel Paese è la divisione, gravissima e difficilmente recuperabile che ha provocato all’interno di alcuni, importanti, organismi di partecipazione collettiva.

Per intenderci ‘La Triplice Sindacale’, l’ANPI, l’ARCI e mille altre istanze cosiddette di massa, dove l’AreA di Progresso e Civiltà si incontrava e si confrontava.

Questo andar contro le aspettative di quest’area, questa volontà di dividerla in Buoni e Cattivi, questa, in fondo, vocazione alla dicotomia è ben chiara, soprattutto nel PD, ma non solo.

Sin dai tempi della dichiarazione sciagurata della sua Vocazione Maggioritaria.
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IL SOCIALISMO NON ESISTE SENZA AUTONOMIA

di Manuel Santoro, Segretario nazionale

‘Con i socialisti che migrano verso il PD e Sinistra Italiana, ci saremo sempre noi.
Non riuscirete ad uccidere il socialismo organizzato.’
(M.S.)

Sinistra Ecologia e Libertà (SeL) si scioglie in Sinistra Italiana che terrà il proprio congresso fondativo a Febbraio. Con essa si scioglieranno tutti quei movimenti e gruppi, anche socialisti provenienti essenzialmente dal PSI, che hanno l’intenzione di far parte del processo costituente di Sinistra Italiana.

Non ci sarà alcuno spazio di autonomia socialista. In un congresso fondativo si è dentro oppure fuori. Lasciate, quindi, perdere organizzazione e tesseramento. A meno che non serva a portare i numeri sul tavolo della trattativa per un posto negli organi dirigenti di quello che sarà Sinistra Italiana.

Dall’altra parte del deserto, altri pezzi di PSI lentamente stanno migrando dove il cielo è più azzurro. Nel PD. Alla spicciolata, i socialisti abbandonano la nave madre per un proprio, individuale, futuro politico.

In entrambi i casi, il PSI sarà smembrato tra PD e Sinistra Italiana e, in entrambi i casi, i socialisti saranno riassorbiti, in quanto nettamente minoritari, in una dialettica non ideologica, in una dialettica renziana-antirenziana.

I bagagli culturali e politici, socialisti, di questi individui e gruppi saranno annullati. Non ne vedremo più traccia nel futuro del socialismo italiano. E sarà probabilmente un bene. Chiarezza sarà fatta ed il socialismo italiano avrà la possibilità di riaffermarsi sulle gambe di una seria impostazione ideologica ed autonomista.

Il socialismo non può esistere senza autonomia poiché porta in se una visione propositiva del mondo. Porta in se’ un proprio messaggio politico, strutturale, sistemico, di alternativa nell’organizzazione della società che non può e non deve ridursi alla dialettica contingente tra renzismi e antirenzismi.
Appunto tra PD e Sinistra Italiana.

Il socialismo è ben altra cosa e con umiltà saremo noi a riaffermarne i valori, i principi.

PER CHI SUONA LA CAMPANA

di Manuel Santoro

La vittoria netta del M5S a Roma e Torino è il penultimo atto di una grande ascesa politica che avrà il suo apice probabilmente alle prossime elezioni politiche. Come è stato rimarcato da più parti, è avvenuta la rottamazione del rottamatore, la svolta dopo la svolta, il ‘cambia verso’ immediato dopo che qualcuno, solo poco tempo prima, ci aveva assillato con tale slogan.

E’ emblematica la rapidità del declino di Renzi e del PD. Con un modus operandi veloce, snello, immediato, da tweet, anche Renzi si è visto recapitare una risposta altrettanto immediata. Prevedibile a Roma dove il PD si è di fatto suicidato ma inaspettata a Torino. E’ come se gli elettori stessi abbiano appreso l’arte dell’usa e getta.
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RENZI, LEADER DEL PARTITO ANTIDEMOCRATICO

di Manuel Santoro

In questi mesi abbiamo assistito ad una involuzione drammatica della vita democratica di questo Paese. Abbiamo soprattutto assistito all’emergere di un premier disinteressato della centralità del Parlamento, disinteressato dei veri problemi sociali degli italiani, disinteressato degli effetti che le sue leggi potranno avere sul tessuto democratico dell’Italia negli anni a venire.
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