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CATALOGNA. SANTORO: SOSTENIAMO LO SCIOPERO GENERALE CONTRO LE VIOLENZE DELLA POLIZIA

”Dopo gli eventi di pura violenza da parte della Guardia Civil contro centinaia di persone inermi durante il referendum per l’indipendenza di domenica, Convergenza Socialista sostiene e supporta lo sciopero generale di oggi proclamato in Catalogna da una quarantina di sigle sindacali per ‘la grave violazione del diritto e delle libertà’, commenta Manuel Santoro, Segretario nazionale del partito della Convergenza Socialista.

“E’ stato sconvolgente assistere alle violenze della polizia mandata sul campo dal Governo reazionario e conservatore di Madrid contro uomini e donne, giovani e anziani, palesemente inermi e pacifici. Il nostro è un atto di accusa forte contro il Governo Rajoy e la sua completa incapacità di gestire una situazione così delicata.”

“Mi chiedo ancora come sia stato possibile mandare all’ospedale quasi novecento persone in un sola giornata di pacifica espressione democratica e affermare spudoratamente che la Guardia Civil e la Policia Nacional hanno esercitato ‘in modo proporzionale le funzioni a difesa della legge’. Solo con questo atto violento, Rajoy dovrebbe dimettersi”, continua Santoro.

“Sosteniamo, quindi, lo sciopero generale di oggi”, conclude Santoro, “e ci saremmo aspettati un atto d’accusa nei confronti di Madrid anche dai leader europei, dalla Commissione europea, dal Consiglio e dal Parlamento europeo. Ma essi tacciono sulle violenze. Evidentemente, la violenza è parte integrante del modus operandi dell’establishment europeo.”

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MARGINALITA’ E PROGRESSIVITA’

di Renato Gatti

Premessa

La legge dell’utilità marginale decrescente afferma che l’utilità totale aumenta al consumo di dosi successive di un certo bene, ma con incrementi progressivamente decrescenti.
Il criterio della marginalità è alla base della teoria soggettivistica del valore, elaborata dagli economisti neoclassici o marginalisti, in particolare da Jevons (1871), Menger (1871), Walras (1874). Poichè l’utilità di ogni successiva unità di consumo è via via minore, il valore di un bene non è rappresentato tanto dal valore d’uso dello stesso, quanto dal suo valore di scambio, il quale dipende dai gusti del consumatore e dalla scarsità dello stesso.

I marginalisti abbandonano la teoria del valore-lavoro dei classici (Smith e Marx) sostituendola con una taeoria del valore basata sull’utilità marginale.
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EVITIAMO LA LIQUIDAZIONE DI ALITALIA

“I lavoratori di Alitalia sono oramai stanchi e votano No!”, commenta Manuel Santoro, segretario nazionale del partito della Convergenza Socialista, “rifiutando un accordo che coinvolge azienda, sindacati e governo, basato su salari più bassi e meno ferie. Un accordo palesemente al ribasso. Un accordo costruito imponendo pesantissimi sacrifici per i lavoratori e senza un piano industriale serio.”

”Il governo dice No alla nazionalizzazione”, continua Santoro, “che invece dovrebbe essere la soluzione del problema. Una soluzione che permetterebbe all’Italia di avere una sana compagnia di bandiera, e come tutte le attività strategiche, finalmente pubblica. Ma visto che il governo si e’ già espresso sulla nazionalizzazione, l’unica soluzione, secondo il governo, gli azionisti e anche i sindacati sarebbe il commissariamento e la successiva liquidazione di Alitalia nel giro di sei mesi. Ma come si fa a liquidare Alitalia, la nostra compagnia di bandiera, uno dei simboli del Paese ancora rimasti in vita?”

“Si preferisce la liquidazione alla nazionalizzazione come una sorta di vendetta dei forti contro i deboli, contro il rifiuto dei lavoratori di votare un accordo al ribasso, con salari più bassi. Dico No ed invito caldamente il governo ad entrare nel capitale di Alitalia.”

“La questione Alitalia pone, però, una domanda più ampia”, conclude Santoro. “Cosa ne facciamo degli asset strategici del Paese? Cosa ne facciamo dei simboli dell’Italia? Non solo quelli in difficoltà, ma in generale tutto quello che e’ considerato strategico, simbolico. Abbiamo perso gran parte del nostro impianto industriale come l’informatica, l’aeronautica civile, la chimica, l’elettronica di consumo, l’high tech. Vogliamo anche perdere un servizio simbolo dell’Italia come Alitalia? Non sarebbe più sensato, invece, che sia il pubblico (e non il privato) a gestire tutto quello che è de facto strategico, che sia lo Stato a ricostruire i poli industriali ormai perduti in modo tale da goderne cosi i profitti, ridistribuendoli equamente nel Paese?”

ARTICOLO 18. SANTORO (CS): CON IL NO DELLA CONSULTA UNA OPPORTUNITA’ MANCATA

“Purtroppo il referendum sull’Articolo 18 dello Statuto dei lavoratori non si farà in quanto il quesito referendario è stato ritenuto inammissibile dalla Corte Costituzionale”, commenta Manuel Santoro, Segretario nazionale del partito della Convergenza Socialista, “e con questo passaggio si infrange la speranza di milioni di italiani che avevano colto nello sforzo della CGIL un barlume di speranza”.

“Senza il referendum sull’Articolo 18”, continua Santoro, “molto probabilmente il voto referendario sugli altri due quesiti non ci sarà poiché penso che si metterà comunque mano in Parlamento per modificarne il quadro legislativo.”

“Anche il Governo è consapevole che soprattutto la questione voucher così com’è impostata non funziona e va modificata”, continua Santoro. “Il quesito sull’articolo 18, invece, era senza dubbio quello più importante e sarebbe stato molto probabilmente accolto dalla Consulta se non si fosse introdotto nel testo normativo l’abbassamento della soglia da 15 a 5. Soglia minima di dipendenti in azienda per avere diritto al reintegro in caso di licenziamento illegittimo.”

“Si parla difatti di referendum ‘creativo’, de facto propositivo, e non abrogativo come previsto dalla Costituzione. Attenderemo comunque le motivazioni della Consulta per valutare appieno il giudizio emerso nella giornata di ieri. E, altresì, un peccato aver perso l’opportunità di votare su questo fondamentale passaggio del Jobs Act avendo raccolto oltre 3 milioni di voti.”

“Il ripristino dell’Articolo 18 dello Statuto dei lavoratori” conclude Santoro, “avrebbe consentito di fermare l’impennata dei licenziamenti economici e ripristinare il reintegro in caso di provvedimento illegittimo. Il ripristino dell’Articolo 18 ci avrebbe permesso di invertire la rotta, allontanandoci quindi da una precarizzazione del lavoro sempre più ossessiva e avviarci su un percorso di stabilizzazione del lavoro come parte fondante della vita di ogni individuo.”

REFERENDUM E SOCIALISMO. CONVERGENZA SOCIALISTA SI PRESENTA A CODOGNO

REFERENDUM E SOCIALISMO. CONVERGENZA SOCIALISTA SI PRESENTA A CODOGNO
di Giandiego Marigo, Referente CS a Codogno (Lodi)

Un bell’incontro quello di oggi a Codogno (LO), presenti cittadini e forze politiche territoriali. Convergenza Socialista si è dimostrata interlocutore serio, di livello, capace di ascoltare e di parlare con tutta l’area delle “cosiddetta” sinistra.

Interventi di ottima qualità ed una discussione a tratti persino accesa hanno caratterizzato una presentazione pubblica estremamente seguita ed interessante.

Il Partito è stato presentato nella sua essenza con un esauriente intervento del Segretario nazionale, Manuel Santoro, che il gruppo di lavoro della Bassa Lodigiana ringrazia della partecipazione.
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LETTERA APERTA ALL’ON. SPERANZA

di Filippo Russo, Relazioni con le Associazioni

Caro Onorevole, Lei ha dato prova di grande coerenza politica rinunciando al prestigioso incarico di capo gruppo del PD alla Camera dei Deputati, quando non ha più potuto condividere le scelte della direzione del suo partito. Lei è un politico verso cui provo grande stima, e mi spiace d’essere in disaccordo con Lei in merito al giudizio su Renzi; questi è ai suoi occhi, suppongo, un uomo di Sinistra che sta commettendo alcuni errori, io invece considero l’attuale capo di governo un cinico che agisce con la stessa fredda determinazione dei generali golpisti dell’America Latina degli anni “70, generali che erano in buoni rapporti con Gelli, il quale aveva il conto corrente bancario della P2 presso la Banca Etruria. Per Lei il segretario del suo partito è figlio di un lungo ed accidentato percorso politico che dal PCI, attraverso diverse tappe (e tante sconfitte), ha condotto all’attuale PD, io invece considero Renzi figlio “naturale” di Gelli, Cossiga e Berlusconi, un uomo che solo per comodità, ha indossato la casacca del PD, perciò non mi stupisco che egli vada a braccetto con Verdini ed Alfano, mi stupisce che Lei stia ancora ai suoi ordini ai suoi ordini.
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MALAFEDE ED INGENUITÀ

di Filippo Russo, Relazioni con le Associazioni

Cos’hanno in comune Flash, Superman ed un renzista in buona fede? Sono tre personaggi di pura fantasia. Il ministro, faccia d’angelo, Del Rio dichiara che fare propaganda per l’astensione ai referendum abrogativi è “ammesso dalla Costituzione”, peccato che sia vero il contrario, così come ha chiarito anche il Presidente della Consulta: la Costituzione prevede l’annullamento del referendum abrogativo per mancanza di quorum solo come ipotesi residuale, solo nel caso che il requisito fosse giudicato spontaneamente dagli elettori di scarso interesse, fermo restando il divieto della propaganda astensionista, come per ogni altro momento elettorale; non a caso l’annullamento del referendum non esclude la possibilità di reiterarlo, conseguenza non ammessa in caso di vittoria del No. Invece sono comparsi manifesti del PD che invitavano all’astensione ed in RAI oltre i Ministri anche i giornalisti davano notizie false e messaggi fuorvianti.
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IL PIANO B

di Filippo Russo, Relazioni con le Associazioni

Come diceva il giudice Falcone tutte le vicende umane hanno un inizio ed una fine. E la Repubblica Democratica Italiana avrà fine, se ad ottobre la maggioranza di coloro che si recheranno alle urne voterà Si, autorizzando Renzi a trasformare il Senato in un organo pleonastico, come già fu al tempo del ventennio fascista. Liquidato il Senato, Renzi ordinerà a Mattarella di sciogliere il Parlamento; e dopo le nuove elezioni politiche,“adulterate” dall’Italicum, un solo partito con il 25/30% dei voti diventerà padrone del Parlamento ed un solo uomo resterà padrone del partito e dello Stato: avrà così inizio l’anno primo dell’Era Renzista, un futuro che avrà tutto il “tanfo” del passato che ha preceduto la Repubblica e la Costituzione.
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QUANDO IL FINE CONTA PIÙ DEL MEZZO: IN COSTITUZIONE METTIAMO GLI INTERESSI INVECE DEI VALORI

di Roberto Spagnuolo, Dipartimento sulle politiche del lavoro

Diversi sono i dibattiti sulla riforma della Carta, diversi sono i punti di riferimento per giustificare un sì o un no al referendum. Tra le ragioni messe a confronto per il no sono degne di nota quelle che riconoscono nella Costituzione un mettere a fattore comune i valori di una società, per cui la modifica degli stessi non può non passare per una fase interlocutoria all’interno di una comune area politica, che consenta di esprimere nuove basi condivise per la convivenza civile e sociale. Basi espresse sempre in valori e non in interessi. Attuare i valori e principi così fissati è un problema che riguarda il funzionamento dei meccanismi istituzionali. Se i meccanismi posti a garanzia della divisione e bilanciamento dei poteri divengono più vischiosi, il problema non è il valore posto sulla Carta ma la procedura che lo attua attraverso la legge ordinaria e i regolamenti delle Camere. Se occorre un intervento anche sulla Carta, tale decisione deve essere presa in comune tra maggioranza ed opposizione, per dare continuità dinamica al valore in evoluzione con la società o abbandonandolo se la società non vi si riconosce più. Il rischio, o piuttosto l’obiettivo, è usare la scusa del pragmatismo decisionale per sostituire valori e principi sociali con interessi contingenti, legati a questioni di governabilità cioè a dinamiche più politiche e amministrative che costituzionali.
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REFERENDUM TRIVELLE: ABITUIAMOCI ALL’ARROGANZA DEI POCHI

di Manuel Santoro, Segretario nazionale

E’ triste essere testimoni di un Paese che non vota. Per chi cerca con perseveranza di cambiarlo, è come remare contro corrente.

Non discuto, oggi ed in questo breve commento, del merito del voto. Votare SI oppure votare NO non è il punto cruciale del mio ragionamento. Il problema è l’astensione, il non voto. Questa stupida idea che non votare sia una sorta di diritto ed abbia un suo senso politico e democratico.

Dobbiamo ancora una volta prendere atto del graduale scivolamento degli italiani verso l’indifferenza volontaria e menefreghista, da una parte, ed indotta da un certa classe politica, dall’altra. Era importante recarsi alle urne e compiere un dovere che anima il diritto di essere liberi e partecipi della vita del Paese.

I doveri animano i diritti. I diritti acquisiti da lotte e da tanto sangue non sono necessariamente dovuti. E non sono per sempre a meno che non vengano coltivati quotidianamente dall’azione e dalla partecipazione dei cittadini alla vita democratica del Paese. Il non andare a votare pone un problema politico che va affrontato poiché rischiamo che tante belle idee come libertà, partecipazione, giustizia sociale rimangano ad ingiallire nel passato dei nostri avi.

Non andando a votare si è dato un altro duro colpo alla democrazia partecipata, all’esserci in quanto cittadini. Non andando a votare gli italiani hanno contribuito, ancora una volta, allo svuotamento democratico della Repubblica e delle sue funzioni, consolidando l’arroganza dei pochi. Di questo passo andrà sempre peggio.

Abituiamoci all’arroganza dei pochi.