Archivi tag: Renato Gatti

IL BLITZ SU BANKITALIA

di Renato Gatti

Quello che è successo con la mozione del PD sul rinnovo della carica del Governatore va esaminato, a mio modo di vedere, su due aspetti: uno di merito ed uno di metodo.

Nel merito

Il fatto che durante il mandato Visco si sia assistito al default di 10 banche (M.P.S, le 4 dell’Etruria, le 2 venete, le 3 del gruppo San Miniato) non può che farci interrogare sull’efficienza dell’attività di vigilanza cui Bankitalia è istituzionalmante tenuta. E la risposta all’interrogazione va, a mio parere, nel senso di considerare l’operato del Governatore come inefficiente.
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CHE CI ASPETTA NEL 2018. I C.C.F. SONO LA RISPOSTA?

di Renato Gatti

Che ci aspetta nel 2018

Benché si parli di ripresa, debole ma ripresa, benché ancora una volta si affermi di essere usciti dal tunnel, benché segnali positivi si leggono in alcune statistiche, ma non in tutte, le preoccupazioni per il 2018 sono cupe per le seguenti ragioni:

  • Le elezioni in Germania aumentano le spinte a proseguire nell’austerità;
  • Le nuove norme sugli NPL rischiano di restringere il credito che le banche potranno erogare alle imprese;
  • La fine del Q.E. cesserà di farci aiutare da tassi di interesse vicini allo zero;
  • Le elezioni politiche italiane prospettano se non l’ingovernabilità, che non è esclusa, un governo debole e condizionato

Come conseguenza delle cupe ragioni sopra esposte, è facile prevedere la persistenza di investimenti pubblici e privati in difficoltà, consumi ancora restii a crescere, insomma se non deflazione, una deludente stagnazione.
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IL SISTEMA TARGET 2

di Renato Gatti

L’antefatto

Il 20 gennaio 2017 il presidente Draghi, rispondendo ad alcuni europarlamentari italiani, dichiarò espressanmente che in caso di uscita dall’euro di uno dei Paesi membri, i saldi Target 2 avrebbero dovuto essere regolati in pieno. Nello specifico l’Italia (ovvero la Banca d’Italia) avrebbe dovuto pagare 363 miliardi di euro, la Spagna 330, la Grecia 72. La Germania, invece, risultava creditrice verso il sistema Target 2 di 720 miliardi.

Il sistema

Semplificando possiamo considerare le banche centrali dei Paesei membri come banche succursali della banca centrale BCE, per cui se un esportatore italiano deve incassare euro dalla Germania il meccanismo di contabilizzazione avviene nel seguente modo: l’esportatore italiano riceve dalla sua banca l’importo del credito; la sua banca accede al conto di liquidità infragiornaliero presso la Banca d’Italia; l’importatore tedesco paga alla sua banca che a sua volta fa contabilizzare il suo debito presso la Bundesbank.
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MARGINALITA’ E PROGRESSIVITA’

di Renato Gatti

Premessa

La legge dell’utilità marginale decrescente afferma che l’utilità totale aumenta al consumo di dosi successive di un certo bene, ma con incrementi progressivamente decrescenti.
Il criterio della marginalità è alla base della teoria soggettivistica del valore, elaborata dagli economisti neoclassici o marginalisti, in particolare da Jevons (1871), Menger (1871), Walras (1874). Poichè l’utilità di ogni successiva unità di consumo è via via minore, il valore di un bene non è rappresentato tanto dal valore d’uso dello stesso, quanto dal suo valore di scambio, il quale dipende dai gusti del consumatore e dalla scarsità dello stesso.

I marginalisti abbandonano la teoria del valore-lavoro dei classici (Smith e Marx) sostituendola con una taeoria del valore basata sull’utilità marginale.
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IL DIVORZIO TRA TESORO E BANCA D’ITALIA

di Renato Gatti

Un passaggio nella storia italiana

Il fatto

Secondo alcuni economisti fino al 1981, l’Italia godeva di una piena sovranità monetaria nel senso che la Banca d’Italia acquistava (obbligatoriamente) tutti i titoli emessi dal Tesoro, non collocati presso gli investitori privati. Ora i titoli emessi dal Tesoro erano a tassi di interesse fuori mercato, per cui l’acquisto da parte degli investitori era ridotto ad una piccola quota mentre Banca d’Italia si faceva carico di acquistare tutto l’invenduto.

Con questo meccanismo la spesa per interessi gravava in modo minimale sul bilancio dello Stato, riuscendo nel contempo a finanziare la spesa pubblica.

Il 12 febbraio 1981 il ministro del Tesoro Beniamino Andreatta scrisse al governatore della Banca d’Italia Azeglio Ciampi una lettera che sancì il divorzio tra Tesoro e Banca d’Italia; da quel momento lo Stato dovette cercare sul mercato la collocazione dei propri titoli del debito pubblico (anche se Banca d’Italia continuò, volontariamente stavolta, ad acquistare titoli) ma il collocamento avvenne stavolta a tassi di interesse sensibilmente più alti:
interessi, debito, inflazione indici 1977-1987

Dal grafico sopra riportato si nota:

  • l’incidenza degli interessi sul Pil (serie 1 con il rombo) praticamente raddoppia nel decennio (dal 4.4 al 8.8 nel 1986);
  • il debito sul PIL (serie 2 con il quadratino) passa dal 57.9 all’88,6 (un aumento del 53%);
  • l’inflazione (serie 3 con il triangolo) scende dal 17 (con un picco del 21.2 nel 1980) al 4.7 nel 1987.

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DUE CONSIDERAZIONI SUL SOVRANISMO

di Renato Gatti

Confesso di essere abbastanza ignorante in fatto di “sovranismo” ed in particolare sulle sue idee fondanti e sulle conseguenti proposte politiche. Mi pare tuttavia di poter capire la richiesta di:

  • non farsi comandare da una burocrazia non eletta ma incaricata dal finanz-capitalismo;
  • riprendersi la sovranità monetaria;
  • ridare piena concretezza alla nostra Costituzione limitando la cessione di sovranità pur prevista, a certe condizioni, dall’art. 11 della costituzione.

Condivido in pieno il primo punto mentre non condivido gli altri due punti, sono cioè disponibile alla moneta unica ed alla cessione di sovranità semprechè il potere deliberante sia assegnato al Parlamento europeo democraticamente eletto, togliendo i poteri alla commissione fatta dai capi di stato o di governo. La ragione principale sta proprio in questo ultimo punto che costituisce la mia prima considerazione.
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DECONTRIBUZIONE PER I GIOVANI

di Renato Gatti

Si prospetta una decontribuzione per le assunzioni di giovani il cui tasso di disoccupazione risulta essere preoccupantemente alto.

Il problema è reale, anche se buona parte della disoccupazione giovanile è dovuta alla scarsa (o comunque inferiore a quella degli altri paesi europei) iscrizione all’Università; è chiaro che se più giovani si iscrivessero all’Università avremmo due effetti positivi: diminuirebbe il tasso di disoccupazione, avremmo, potenzialmente, giovani più preparti per rispondere alla domanda di lavori nuovi richiesti dalla rivoluzione 4.0, ammesso che l’istruzione univeritaria si ponga come obiettivo anche quello di formare in funzione di lavori futuri, spesso ignoti allo stato attuale.
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CINCINNATO O PALLA DI SEVO?

di Renato Gatti

Dopo la batosta del 4 dicembre subita da una nullità arrogante, ci troviamo in una nuova impasse politica coperta da una figura ambigua, tra la fotocopia e l’ambizione ad una propria autonomia, che mi fa tornare alla mente quando, nel novembre 2011, si aprì la fase Monti.

Nel febbraio 2012 pubblicai un post intitolato “Cincinnato e gli Equi”, accostavo la figura di Monti, civil servant, a quella di Cincinnato, chiamato a fare ciò che un disastrato Berlusconi non poteva fare e ciò che un devirilizzato Bersani non se la sentiva di fare. Ecco che allora, di fronte all’impotenza dei politici eletti sorgeva la necessità di sopperire a questo vuoto di potere con soluzioni esterne alla politica che ne testimoniassero il fallimento.
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SULLE BANCHE

di Renato Gatti

E’ da anni che ci accartocciamo sul problema banche. Il povero Padoan continua a vedere uscite da tunnel, ma temo che ancora una volta sia ottimista. Le difficoltà di Padoan sono evidenti nel fatto che dopo 10 giorni dall’insediamento il governo Gentiloni ha stanziato i famosi 20 miliardi per le banche. Ora è pacifico che questo decreto è stato ispirato da Padoan, ed è pure plausibile che l’esigenza non gli sia nata in pochi giorni. Ne deduco che per anni il governo Renzi si è rifiutato di fare un decreto che il ministyro del Tesoro richiedeva probabilmente per paura di perdere voti. Gentiloni cui non interessano i voti in pochi giorni l’ha emesso. E ciò la dice lunga su tante cose.

Ma a parte ciò vengo alla prima considerazione elementare. E’meglio il decreto o bisognava far fallire le banche?

La risposta è netta: non si possono far fallire le banche, ma i modi per salvarle sono più di uno. Quindi chi pone l’alternativa “Se non ti sta bene il decreto allora facevi fallire le banche” pecca di prepotenza e illogicità e tenta di far passare senza discutere un decreto che lascia molto perplessi.
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LE STRATEGIE DEL PD

di Renato Gatti

Due interessanti articoli sono apparsi oggi, 7 luglio, uno sul Sole 24 Ore, l’altro su La Repubblica. Entrambi gli articoli disegnano la strategia economica del prossimo quinquennio da intendersi anche come punti fondamentali della campagna elettorale per le prossime elezioni. L’articolo de Il Sole parla del libro “Avanti” di Matteo Renzi, segretario del PD, l’articolo de La Repubblica parla delle decisioni di palazzo Chigi, ovvero della coppia Gentiloni-Padoan.

In comune c’è il condivisibile obiettivo di opporsi alla trasformazione in Trattato del famoso “fiscal compact”. Come noto il fiscal compact, padre dell’austerità, oltre a ribadire i parametri di Maastricht impone ai paesi membri con un debito superiore al 60% del PIL (oggi come oggi, quasi tutti) di ridurre detto ratio di un 5% l’anno. Ora il ratio debito/PIL si riduce sia diminuendo il numeratore, sia aumentando il denominatore; chiaramente gli effetti sono diametralmente opposti: se si agisce sul debito si mette in moto un processo deflazionista che tende se non a diminuire a tenere fermo il PIL, se invece si agisce sul PIL si mette in moto un processo virtuoso di ripresa del paese. Praticamente il primo è un modello Hooveriano, il secondo un modello Keynesiano.
Ambedue le strategie scelgono di agire sul denominatore ovvero sull’aumento del PIL. Ma dove le due strategie differiscono è sul come operare per aumentare il PIL.
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