Archivi tag: Renato Gatti

ANCORA SULLA RIFORMA FISCALE DI TRUMP

di Renato Gatti

La riforma fiscale di Trump si caratterizza per la riduzione dell’aliquota federale dal 35 al 21%, in effetti l’imposizione sulle imprese, considerato che oltre all’imposta federale c’è anche l’imposta statale (dall’1 al 12% con una media del 7,5%), appare tra le più alte nei paesi occidentali. Prima della riforma Trump l’aliquota era del 42,5% (35 + 7,5) mentre ora scende al 28,5% (21+7,5).

L’Italia, calcolando Ires più Irap ha avuto un’aliquota del 37% nel 2006, poi scesa al 31,5 e recentemente al 28% ( aliquota più bassa di quella statunitense ai tempi di Trump).

Certo l’Italia è il paese con aliquota fiscale tra le più alte, fatta eccezione per la Francia che sta al 33,3%, mentre il primato di aliquote basse va all’Irlanda con il suo 12,5%. La virtuosa Germania ha un’aliquota composta del 29,4%, mentre la Gran Bretagna ha una aliquota del solo 24%.
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I DIVIDENDI DAL 1 GENNAIO 2018

di Renato Gatti

I dividendi distribuiti dalle società alle persone fisiche fino ad oggi conoscevano la differenziazione tra dividendi derivanti da partecipazioni qualificate e dividendi derivanti da partecipazioni non qualificate (ovvero < del 20% del capitale).

I dividendi derivanti da partecipazioni non qualificate sono soggette ad un’imposta sostitutiva del 26%.
I dividendi derivanti da partecipazioni qualificate, abbattuti per una percentuale dipendente dall’anno di formazione degli utili, entravano a far parte del reddito irpef e quindi tassati con l’aliquota progressiva marginale.
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LA RIVOLUZIONE 4.0 E LA SOCIALIZZAZIONE

di Renato Gatti

Premessa

La rivoluzione 4.0 che stiamo vivendo ci pone una serie tematiche che vanno affrontate con senso di classe. Dobbiamo analizzarla ma anche, traendone le conseguenze, impostare gli strumenti che ci aiutino a governarla nel senso consono ai nostri principi.
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LA RIFORMA FISCALE DI TRUMP

di Renato Gatti

Attenti alle border taxes

La riforma fiscale di Trump, quella per fare gli USA “great again” viene commentata soprattutto per la riduzione della corporate tax dal 35 al 20%, si parla qui della tassa federale cui si aggiungono le imposte locali (statali, contea).
La cosa, tuttavia non è così semplice stante la complessità della tassazione delle companies statunitensi, comunque quello che è generalmente accettato è che la riduzione del gettito fiscale diminuirà di 1.400 miliardi di dollari nei prossimi 10 anni. Tale crollo verrebbe tuttavia compensato dall’aumento del PIL generato dalla riforma: un aumento di almeno il 3% per le stime governative, ma del solo .08% secondo il Congressual Budget Office.
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A PROPOSITO DI CAPITALISMO FINANZIARIO

di Renato Gatti

“Bitcoin ha successo solo per il suo potenziale di aggirare le regole e per l’assenza di supervisione: dovrebbe essere vietato” firmato Joseph Stiglitz.
Le criptovalute sono “ attività vulnerabili a crisi di sfiducia che possono essere repentine” ha avvertito Fabio Panetta vice direttore generale di Bankitalia.
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I CCF SECONDO MINENNA

di Renato Gatti

Premessa

Nel suo gradevolissimo libro “La moneta incompiuta” Marcello Minenna prende in esame i Certificati di Credito Fiscali come strumento per rompere la rigidità delle norme europee e dare un impulso positivo all’economia reale e quindi al PIL e, di conseguenza, ai parametri ad esso commisurati: deficit e debito, e last but not least l’occupazione.

La critica di Minenna

Riporto testualmente da pagina 430 del testo citato.
“Il fine esplicito del conferimento di questi titoli di credito sarebbe quello di far ripartire la domanda interna, con conseguenti ricadute positive sull’occupazione e sulla produzione; un’economia in recupero favorirebbe a sua volta l’ampliamento della base imponibile e questo fattore compenserebbe i minori introiti fiscali connessi con l’emissione dei certificati. In che maniera i CCF potrebbero stimolare i consumi e la produzione, visto che si tratta di sconti differiti nel tempo? Se i beneficiari dello sconto infatti tesaurizzassero i CCF per utilizzarli a scadenza, l’effetto complessivo nei confronti dell’economia reale sarebbe verosimilmente neutro, in quanto avremmo un aumento dei consumi privati in diretta corrispondenza con un aumento del deficit pubblico.
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LA MONETA INCOMPIUTA

di Renato Gatti

Sto leggendo (rectius studiando) il libro, il cui titolo ho messo in testata, di quello che avrebbe potuto essere uno dei migliori assessori al bilancio del Comune di Roma, ovvero di Marcello Minenna, ma che solo dopo pochi mesi dalla nomina, ha lasciato la giunta 5 stelle per ragioni ancora poco chiare, ma perciò non meno preoccupanti.
Molto stupefaciente è il fatto che la “Premessa” di una dozzina di pagine, riporti, parola per parola, la prefazione di Romano Prodi senza neppure citarla.
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LA FINTA IMPOSTA DI GRASSINI

di Renato Gatti

Sul Sole 24 Ore di venerdì 3 novembre F.A.Grassini constata che puntare sulla riduzione del debito contando su una crescita del PIL del 3% reale più il 2% di inflazione, è una vaga speranza anche perchè una crescita del 3% in presenza di azioni deflattive pare essere un ossimoro.

Peraltro incombe nei prossimi mesi il divieto alle banche di detenere titoli del debito pubblico oltre ad una certa misura e la prospettiva di un aumento dei tassi di interesse con l’attenuamento del Q.E.

Conclude il Grassini “La strada per ridurre veramente il debito pare solo quella di una patrimoniale che ponga a carico dei più benestanti l’onere della necessaria riduzione”.
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CLASSOLOGICA

di Renato Gatti

Premessa

“La storia di ogni società sinora esistita è storia di lotte di classe. Liberi e schiavi, patrizi e plebei, baroni e servi della gleba, membri delle corporazioni e garzoni, in una parola oppressori ed oppressi (…). La moderna società borghese , sorta dalla rovina della società feudale, non ha eliminato i contrasti di classe. Essa ha soltanto posto nuove classi, nuove condizioni di oppressione, nuove forme di lotta in luogo delle antiche.” (Manifesto del partito comunista – Marx ed Engels).

Una nuova disciplina economica

Nel conformismo della società attuale dominata dal pensiero unico dell’individualismo liberista è difficile leggere una critica scientifica basata sul criterio della lotta di classe, anche perchè, tra le nuove forme di lotta che testimoniano la vittoria della classe capitalistica sulle altre classi, predominano, a mio modo di vedere e senza che siano scomparse vecchie forme di sfruttamento, nuove forme di sfruttamento che vanno analizzate ed arricchite.
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PARLIAMO DI FISCAL COMPACT

di Renato Gatti

Entro fine anno il Parlamento è chiamato a pronunciarsi sulla conversione in trattato del Fiscal Compact, esso diverrebbe quindi una norma imperativa per la regolamentazione del funzionamento dei meccanismi su cui si basa l’Unione Europea.

La trasformazione o meno in trattato peserà in modo sostanziale sul futuro degli equilibri economico finanziari del nostro Paese. Di peso enorme per il nostro Paese è sicuramente la norma più famosa del fiscal compact; quella che richiede che ogni anno si riduca del 5% l’eccesso di debito pubblico rispetto al parametro rappresentatao dal PIL.

Attenzione ciò non significa che in 20 anni il nostro debito debba tornare al fatidico 60% del PIL, perchè ridurre del 5% l’eccedenza comporta una curva asintotica.

La norma che prevede l’obbligatorietà del pareggio di bilancio è già stata recepita dal Parlamento italiano con la modifica dell’art. 81 della Costituzione anche se invece di pareggio si parla di equilibrio di bilancio.

Una norma meno nota impegna a coordinare i piani di emissione del debito con il Consiglio dell’Unione e con la Commissione europea.
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