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POLITICA. SANTORO: DI MAIO E IL M5S SONO “L’ULTIMA CURVA” PRIMA DEL BARATRO

“Al Forum Ambrosetti di Cernobbio Luigi Di Maio si è allargato un po’ troppo, e non è la prima volta”, commenta Manuel Santoro, Segretario nazionale del partito della Convergenza Socialista.

“Definirsi l’ultima speranza per l’Italia è semplicemente ridicolo soprattutto se si pensa ai danni ingenti dell’amministrazione 5-stelle a Roma, una città che per complessità e per dimensioni dovrebbe essere una prova da superare con successo per poter aspirare a governare un Paese di sessanta milioni di abitanti. Ho il forte dubbio che più che l’ultima speranza per il Paese, Di Maio e il M5S rappresentino l’ultima curva prima del baratro. Su questo non sono soli. Anzi, sono in ottima compagnia insieme a Salvini, Berlusconi, Meloni, Alfano e Renzi. Il nostro futuro non sarà roseo.”

“Vi è troppa confusione sotto il cielo penta-stellato”, continua Santoro, “con costanti cambi di posizione su importantissimi temi, ad iniziare dall’uscita o meno dall’Unione Europea sino ad arrivare al Referendum sull’euro. Lo vogliono oppure no? Sono ancora contro la NATO oppure no? I due mandati parlamentari sono ancora un vincolo?”

“E’ evidente che il M5S cerca di cambiare pelle, almeno così sembra dalle parole di Di Maio al Forum Ambrosetti. Si rinnega tutto quello che è stato il cuore, l’anima del movimento di Grillo, sin dalla nascita. Populismo e anti-europeismo lasciano il posto ai loro opposti, ai loro contrari.”

“Il movimento si ‘normalizza’”, conclude Santoro, ”tendenza sempre più evidente e voluta dai colonnelli e dal capo, per poter essere eleggibile in un Paese molto conservatore e ‘conservato’. Di Maio e il M5S capiscono che in Italia, se vuoi governare, devi democristianizzarti e questo è un lavoro che ai pentastellati riesce benissimo”.

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FRANCIA. SANTORO: ORA DOBBIAMO BATTERE MACRON DA SINISTRA

“In Francia perde la destra nazionalista e xenofoba ma non vincono la solidarietà e la giustizia sociale”, commenta Manuel Santoro, Segretario nazionale del partito della Convergenza Socialista, “e sarei molto attento a non sottovalutare il risultato di Le Pen, la quale ha ottenuto ieri il 34% dei voti correndo contro tutti. Contro quasi tutto lo schieramento politico nazionale ed internazionale, contro la quasi totalità dei media”.

“A mio avviso sarebbe un errore politico sottovalutare, come mi pare si stia già facendo, il risultato in termini di voti di Le Pen. E’ un risultato che se non arginato potrebbe rivelarsi travolgente fra cinque anni, tenendo anche conto delle politiche reazionarie e liberiste che il neo-Presidente Macron metterà in atto in Francia. Mi aspetto tante manifestazioni, tanto dissenso, tanto malessere tra le fasce della popolazione francese meno abbienti, e questi eventi non faranno altro che accrescere la forza di contrapposizione della destra nazionalista francese.”
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SPAGNA-ITALIA 3-1: STORIA DI 1000 GIORNI

di Renato Gatti

Premessa

Più volte il nostro paese si è trovato a confrontarsi con altri paesi europei nella governance dei fondamentali; ricordo, ad esempio, la rincorsa con il Belgio nel tentativo di riportare almeno al 100% del PIL il debito pubblico. La gara la iniziò Prodi puntando ad un lento ma costante rientro attraverso l’avanzo primario. Il Belgio oggi si ritrova un debito vicino al 100% del PIL, mentre l’Italia, nonostante l’avanzo primario, continua ad aumentare il suo debito, e nonostante il ministro Padoan, ogni volta che parla, prometta che l’anno prossimo l’indice diminuirà.
Questa volta voglio mettere a confronto cos’è successo negli ultimi anni in Italia ed in Spagna dove, a prescindere dalla causa scatenante la crisi, dal 2007 al 2013 gli andamenti dei fondamentali erano molto coerenti, ma nel triennio successivo le differenze tra i due paesi sono esplose in modo molto significativo. Il PIL per esempio è aumentato di più del 3% in Spagna mentre in Italia stenta a raggiungere l’1%. Spagna-Italia, 3-1, storia di 1000 giorni.

L’andamento del PIL

L’andamento del PIL
L’andamento del PIL

Fatto 100 il numero indice del PIL all’inizio della crisi, i due paesi hanno subito un double dip, nel 2009 e nel 2013, anno nel quale il PIL è sceso al 90%. Nei tre anni successivi la Spagna ha rockettato vero il ritorno al 100% (la Francia sta al 105, la Germania al 108) mentre il nostro paese è rimasto fermo al palo.
Quali possono essere i fattori che hanno determinato questo sensibile scarto nell’andamento dell’economia dei due paesi?
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COMUNICATO AL DIRETTORE DEL QUOTIDIANO LA STAMPA: CHIARIMENTO POLITICO

Caro Direttore,

relativamente all’articolo pubblicato oggi sul suo quotidiano dal titolo “E ora si separano anche i socialisti, divisi dall’alleanza col Pd di Renzi” di Fabio Martini, vorrei chiarire che il socialismo italiano non si esaurisce nel PSI, che sia esso di fede renziana o bersaniana.

Vi è infatti anche il partito della Convergenza Socialista, forza politica che ho l’onore di rappresentare, la quale è nata come atto di rottura nei confronti del Partito Socialista Italiano e del suo gruppo dirigente. Convergenza Socialista ha l’ambizione di rifondare il socialismo, ideologicamente, politicamente e organizzativamente, portandolo definitivamente a sinistra.

In sintesi, una forza autonoma dei socialisti esiste nel panorama politico italiano, al contrario di quello che afferma il Martini nelle sue battute finali. Una forza che si muove ormai lontana dalla galassia malsana di quello che è rimasto del socialismo italiano e che, vietando il doppio tesseramento, de facto si rende autonoma da forze esterne.

Cordialmente,

Manuel Santoro
Segretario nazionale

SCONTRI E RISCONTRI, MENTRE IL PAESE NEMMENO TANTO LENTAMENTE MUORE

di Giandiego Marigo, Dipartimento politiche abitative e per gli anziani

Premetto, ed è tutto sommato importante, che ritengo deviante e distraente dai problemi reali di questo paese e soprattutto dell’Europa e del mondo, questo centellinare ed eternamente raccontare dello scontro, per altro eventuale, all’interno del PD.

Me ne occupo, perché, tutto sommato nel generale marasma d’un paese confuso sulle posizioni e sugli ideali che sorreggono quella che definiamo “politica” appare necessario fare anche questo. In qualche modo, da sempre, il PD gioca questo giochino. Quello della sua divisione interna, che permette al partito di “controllare” se non di rappresentare (questo non lo fa da tempo, anzi dalla sua stessa nascita malriuscita) l’Area di Progresso e Civiltà e di inquinarla con il pensiero liberista che lo attraversa e con il suo Post-blearismo in stile neo-democristiano made in Italy.

Lo scontro Renzi – D’Alema si muove in questo senso, così come fu per Il Renzi – Bersan, piuttosto che per, per quanto farsesco, Veltroni – Bindi. Giocare sulle opposte tifoserie e sulle primarie è il campo scelto dal PD per illudere sulla sua democrazia interna, così, come l’avere, sempre una pseudo sinistra interna minoritaria e ridicola lo è per garantirsi un ponte sul quale decimare le velleità alla sua sinistra.

Il PD si è sempre preoccupato di garantire una tribuna, tutto sommato comoda, ai suoi servitori a sinistra, interni esterni e prossimali. D’altra parte i difetti del bipolarismo sono tali e tanti che, per chi si appresti a servire innanzi tutto il proprio ‘Mostro Pragma’, al di là di ogni possibile deviazione ideale è quasi d’obbligo l’agire così.
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DAVOS. SANTORO (CS): IL FUTURO DELL’EUROPA E’ NELLA STABILIZZAZIONE DEL LAVORO

“Il ministro Padoan ha affermato a Davos che il problema dell’Europea è l’Europa stessa”, commenta Manuel Santoro, Segretario nazionale del partito della Convergenza Socialista, “punto che mi trova completamente d’accordo anche se poi, discorrendo delle ‘riforme strutturali’ intraprese dal Governo Renzi, oggi Governo Gentiloni, è emersa tutta la distanza politica su provvedimenti che continuiamo a considerare di destra.”

“Dobbiamo essere chiari su due punti”, continua Santoro. “E’ vero che i problemi europei risiedono sia a Bruxelles che a Francoforte, ma è altrettanto vero che il lavoro svolto dal Governo Renzi ha promosso politiche liberiste e di destra, e ha caldeggiato in questi anni di legislatura una insensata flessibilità precarizzando il mondo del lavoro nei suoi diversi comparti. Basti pensare al Jobs Act, alla cancellazione dell’articolo 18 dello statuto dei lavoratori, ai contratti a tutele crescenti, ai voucher, ecc.”

“Certamente il nostro Paese ha bisogno di crescita economica ma essa deve essere perseguita con un parallelo incremento della qualità della vita delle persone. E’ irricevibile l’equazione secondo la quale la crescita economica deve essere inseguita a qualsiasi costo. A discapito del valore della vita umana, come se donne e uomini fossero pacchi da poter spedire e ricevere in nome di una flessibilità forzata e non voluta. Usando il ricatto del lavoro, o meglio, usando la mancanza di lavoro in un contesto di feroce svalutazione interna.”

“Sono questi elementi di progressiva ma sostenuta precarizzazione non solo nel campo del lavoro ma nella vita quotidiana”, continua Santoro, “ad alimentare l’insoddisfazione della classe media, la disillusione per il futuro e la delusione per le prospettive di vita. Questo processo di impoverimento in atto deve essere fermato, non solo in Italia ma in Europa.”

“Dico quindi che la visione dell’Europa deve essere diversa, alternativa a quella promossa dallo stesso Padoan e dai Governi Renzi/Gentiloni. Dico”, conclude Santoro, “che la stabilizzazione, non la precarizzazione, dovranno essere il futuro delle politiche economiche e del lavoro dei Paese avanzati.”

IL GOVERNO GENTILONI NON TIENE CONTO DEL VOTO. ORA IL PROPORZIONALE

IL GOVERNO GENTILONI NON TIENE CONTO DEL VOTO. ORA IL PROPORZIONALE

“Il Governo Gentiloni è palesemente in continuità con il Governo precedente e non tiene conto del voto netto e contrario alla riforma costituzionale Renzi-Boschi”, così commenta Manuel Santoro, Segretario nazionale del partito della Convergenza Socialista.
“Le dimissioni di Renzi erano dovute proprio per la natura personalistica data alla campagna referendaria, ma mi sarei aspettato un passo indietro rapido e deciso anche della ministra Boschi visto che la riforma proposta agli italiani portava il suo nome”.

“Così non è stato e invece di un passo indietro abbiamo assistito ad un passo in avanti del ministro Boschi”, continua Santoro, “la quale ora sarà probabilmente la causa principale di un crescente clima avvelenato nel Paese”.

“Ritengo comunque”, continua Santoro, “che la Costituzione vada applicata, ed insegnata prima di tutto ai parlamentari che oggi ripropongono il mantra di un Governo non eletto dai cittadini. Ci sarà da varare una nuova legge elettorale e spero che si vada verso una proposta proporzionale, con preferenze e senza sbarramenti, che tenga conto delle diverse anime che compongono la società italiana. Che si concluda poi la legislatura”.

“Saranno sicuramente mesi difficili”, conclude Santoro, “ma oggi la priorità è coinvolgere non dividere, e solo una legge elettorale proporzionale può adempiere a tale scopo. Rafforzeremmo, così, l’assetto parlamentarista incarnata nella nostra Costituzione evitando strappi maggioritari che sono incompatibili con il nostro assetto costituzionale”.

VITTORIA! LA COSTITUZIONE REPUBBLICANA E’ SALVA

di Manuel Santoro, Segretario nazionale

Anche grazie al contributo del Comitato per il NO di Convergenza Socialista, il referendum è vinto. Ieri per Convergenza Socialista si è consumata una vittoria politica.

Con il 60% circa dei NO su una elevata percentuale di votanti, possiamo essere orgogliosi del lavoro svolto in questi mesi.

CS è stata presente nel ribadire con forza la pericolosità della riforma Renzi-Boschi, la quale è stata spudoratamente imposta al Paese. Una riforma sbagliata nel metodo e nel merito e questo gli italiani l’hanno capito. Il rifiuto della riforma è stato netto. Cominciamo magari ad applicare la Costituzione, invece di modificarla. Il secondo comma dell’Articolo 3 grida vendetta.

Ora dobbiamo ripartire sapendo che il nostro percorso politico, socialista, è stretto tra le forze pro-establishment uscite perdenti dal voto di ieri ed i populismi ‘sovranisti’ di destra. Ripartiamo dalla nostra posizione politica uscita rafforzata dal voto di ieri che vede nel parlamentarismo e nel proporzionale le vie da percorrere. Vogliamo più Europa. Una Europa, però, diversa, politica e democratica, non solo monetaria, fondata sui valori del socialismo democratico.

Lo abbiamo più volte detto e lo ripetiamo anche oggi. Gli Italiani per uscire dalla crisi hanno bisogno di più democrazia e non più autoritarismo. Siamo aperti alle possibili riforme costituzionali, ma esse devono ampliare il terreno democratico, non restringerlo. Più democrazia e meno elitarismo, più dialogo e meno settarismo.

La vittoria del NO è un segnale di speranza importante affinché ci si incammini lungo questa via per riunire il Paese e ripensare l’Europa.

INVITO A TUTTI I SOCIALISTI ITALIANI: VOTATE NO

di Manuel Santoro, Segretario nazionale

Il Presidente del Consiglio Renzi è ormai diventato onnipresente sui media negli ultimi giorni. Tra giornali e canali televisivi, è ovunque a qualsiasi ora della giornata e della serata. Avrà probabilmente abdicato al suo ruolo di Premier per dedicarsi alla propaganda politica. Insieme ad i suoi accoliti cerca di arrampicarsi sugli specchi blaterando improbabili risposte alle critiche mosse dai comitati del NO sulla riforma costituzionale che porta anche il suo nome.

Da goffe contraddizioni a vere e proprie bufale, Renzi sta provando a confondere il confondibile in questi ultimi giorni prima del voto. Renzi non è uno statista, e passerà alla storia semplicemente come un grande venditore di fumo. Probabilmente il migliore, di certo non l’ultimo.

Basta riprendere la sua recentissima perla sull’elezione diretta dei senatori la quale, di fatto, surclassa per audacia e coraggio tutto quello sino ad oggi ascoltato dalla voce del Premier. “I cittadini eleggeranno il nuovo Senato”, ha dichiarato.

Forse l’unico punto certo, vergine, immacolato, non ancora imbrattato dall’incertezza delle giravolte renziane, cade anch’esso. L’unico punto chiaro nella mente di tutti gli elettori sino a quel momento, diventa confuso, torbido. Devo ammettere che l’immensità della dichiarazione ha confuso all’inizio anche me. Eravamo tutti convinti, leggendo l’Articolo 57 della riforma costituzionale, che fossero i Consigli regionali, non gli elettori, ad eleggere i senatori. E’ scritto nero su bianco lì, senza alcun dubbio. E’ probabile che si sia confuso, il Premier, oppure cha abbia avuto un blackout pre-voto dimenticando un pilastro importante della riforma costituzionale? Certamente no.

A seguire si sono accodati i media. Leggere alcuni passaggi del suo intervento sui maggiori quotidiani italiani nei quali pericolosamente dichiarava che “con la legge elettorale che sarà fatta in caso di vittoria del sì gli elettori potranno decidere sulla scheda quale consigliere regionale andrà in Senato, metteranno il nome e cognome del candidato scelto all’interno del loro partito”, mi ha ulteriormente confuso.

Mi sono chiesto, allora, come fosse possibile immaginare una legge elettorale che prevedesse il voto diretto dei senatori quando proprio la riforma della Costituzione prevede al ‘nuovo’ Articolo 57 che “i Consigli regionali e i Consigli delle Province autonome di Trento e di Bolzano eleggono, con metodo proporzionale, i senatori tra i propri componenti e, nella misura di uno per ciascuno, tra i sindaci dei Comuni dei rispettivi territori”? Come può una legge elettorale, quindi, ordinaria, contraddire così palesemente la ‘nuova’ Costituzione? Nella mente del Premier la risposta era nella proposta di legge Fornaro-Chiti. Una proposta dimenticata da tutti, abbandonata e ripresa all’ultimo momento. Esattamente come un prestigiatore poco abile, in difficoltà, estrae all’ultimo istante un coniglio dal cilindro.

La proposta Fornaro-Chiti non è certo di ieri ma espone una volontà politica della minoranza PD non ancora assimilata dalla maggioranza del partito e, sicuramente, non dal Parlamento. Da quello che mi risulta, la proposta di legge Fornaro-Chiti non è mai stata depositata formalmente. Allora, di cosa stiamo parlando?

L’unico sentimento certo è e rimane la confusione. Eppure il 4 Dicembre andremo a votare una riforma della Costituzione, fondante per il futuro del Paese e gli elettori dovrebbero essere informati correttamente sul quesito e sui risvolti politici per il Paese. In questo, però, il Presidente del Consiglio di certo non aiuta.

Anche il partito che rappresento si batte insieme a tanti altri per evitare una tragedia nazionale irreversibile. Sono e siamo contrari a questa riforma costituzionale perché vorremmo una Italia diversa rispetto a quella che si intravede se dovesse vincere il SI.

Sono un socialista, in un partito socialista, tra socialisti, ed invito tutti i socialisti italiani a votare NO.