Archivi tag: Renzi

L’AZZARDO DI RENZI

di Filippo Russo, Rapporti con le Associazioni di Convergenza Socialista

Renzi ha ottenuto l’annullamento del Referendum proposto da 9 Regioni sulle trivellazioni, gettando al vento trecento milioni dei soldi pubblici per non accorpare il Referendum con le elezioni amministrative. Ha vinto, ancora una volta, con una “furbata”, ma al Referendum confermativo delle riforme costituzionali non potrà attaccarsi al quorum, e presumibilmente perderà e dovrà dimettersi.

Perché mai allora ha deciso di correre questo azzardo? Mette a rischio la propria fortunatissima carriera politica, sapendo che potrebbe rimanere Primo Ministro fino al 2018, ed anche oltre, se riuscisse a guidare un’ampia coalizione… Ma per i fatti della politica vale il motto di Hegel: “Il reale è razionale”… Qual è dunque la razionalità dell’azzardo di Renzi?
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UNA VITTORIA DI PIRRO

di Filippo Russo, Rapporti con le Associazioni di Convergenza Socialista

Attenda re Renzi a gioire: questa volta il gioco è stato facile, la “partita” era truccata: hanno ridotto i tempi di votazione, hanno elevato surrettiziamente il quorum, computando anche 4 milioni di italiani all’estero, che ovviamente, a grande maggioranza, non votano, hanno usato la Rai per parlare il meno possibile della questione referendaria e diffondere notizie false, gli stessi proponenti, i 9 Consigli Regionali, non si sono impegnati come avrebbero potuto e dovuto, essendo guidati da uomini del PD, i partiti di Governo, violando per l’ennesima volta lo spirito della Costituzione, hanno fatto propaganda per l’astensione……Il cittadino è libero di votare o meno per un referendum, mentre, secondo la Costituzione, sarebbe obbligato a votare alle Politiche, ma ciò non autorizza a fare propaganda per l’astensione, tanto è vero che, stando alla Costituzione, l’annullamento del Referendum non equivale ad una vittoria del No. Adesso i Consigli Regionali avrebbero il diritto-dovere di reiterare il Referendum.
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LA GOVERNABILITA’

di Filippo Russo, Rapporti con le Associazioni di Convergenza Socialista

La parola governabilità era estranea al linguaggio politico fino ed oltre la metà del secolo da poco trascorso, vi è entrata prepotentemente grazie al manifesto politico della Trilaterale, poi diffuso sotterraneamente da politologi prezzolati, da logge massoniche, da circoli e salotti neoligarchici. Su impulso di H. Kissinger e D. Rockfeller tre sociologi reazionari, un americano, un francese ed un giapponese, scrissero nel 1975 un trattato dal titolo “Crisis of Democracy”.

Nel trattato, riprendendo i testi di Aristotele, si sosteneva che la democrazia è sicuramente un male se favorisce l’uguaglianza, la partecipazione dei cittadini alla vita politica, se rafforza cioè la pressione dei molti, delle masse sui governi, i tre sostennero che per far abbandonare ai governi la cattiva abitudine di prendersi cura dei cittadini comuni, cioè di coloro che non sono ricchi, né potenti, occorresse individuare un nuovo valore, la governabilità.

Peccato che la governabilità, nelle sue tre accezioni, durata dei governi, rapidità nella formazione di nuovi governi, predominanza dell’Esecutivo sugli altri Poteri, nulla abbia a che vedere con la democrazia, anzi sia valore ad essa del tutto antitetico: motore della democrazia è infatti il dialogo, il confronto trasparente fra le diverse forze politiche e fra le forze politiche e i corpi intermedi della società, i sindacati, le associazioni, i movimenti.

I paesi che avevano maggiore governabilità nel 1975, la Jugoslavia di Tito, l’URSS di Breznev, la Siria degli Assad oggi non esistono più, mentre gli USA, ove non si tiene in nessun conto la governabilità, restano il paese più grande e potente del mondo. Negli USA i Presidenti, capi dell’Esecutivo, durano in carica 4, massimo 8 anni, ogni quattro anni i nuovi governi si formano attraverso un processo lentissimo di circa un anno, cui partecipano direttamente gli elettori, attraverso le Primarie, negli USA l’Esecutivo non può modificare la Costituzione, tutelata dalla Corte Suprema, non può condizionare la volontà del Parlamento, perché non può scioglierlo, i Presidenti non sono neppure liberi di scegliere i ministri, le persone da loro designate vengono sottoposte al vaglio dei Senatori, chiamati a valutarne competenze e moralità. Il governo centrale e i governi locali USA certamente subiscono le pressioni delle lobby più potenti del pianeta, ma la democrazia in America resta viva, perché le “regole” della governabilità non hanno attecchito, non a caso le attuali Primarie hanno fatto emergere Sanders, un autentico socialista, uno dei politici più di Sinistra del pianeta.

Va dato atto a Kissinger e Rockfeller che con il loro manifesto reazionario intendevano rafforzare l’influenza delle lobby, ma non eliminare tutti i principi democratici, quali la divisione dei Poteri e il dovere per i governi di fondare la propria legittimazione sul consenso della maggioranza degli elettori. In Italia invece lo slogan della “governabilità” è stato adoprato da alcuni personaggi, come Licio Gelli, quale clava atta a distruggere la democrazia.

Se ad ottobre la maggioranza degli elettori approverà le riforme costituzionali renziste, il Senato sarà ridotto ad organo pleonastico, come ai tempi del Ventennio, e Renzi potrà finalmente fare quanto immaginato dal fascistissimo Gelli: in nome della governabilità un solo partito con il 25/30% dei voti comanderà in Parlamento, un solo uomo comanderà quel partito e potrà inserire servi e lobbisti in tutti i gangli vitali dello Stato, la Magistratura, anche restasse autonoma, diverrebbe allora impotente, non avendo più la collaborazione degli altri corpi dello Stato. Con un Si o un No quindi ad ottobre si deciderà il destino di noi tutti: diverremo sudditi in un regime fascistoide o resteremo cittadini?

REFERENDUM D’OTTOBRE “STALINGRADO” DELLA DEMOCRAZIA

di Filippo Russo

Ad ottobre gli Italiani saranno chiamati ad approvare o respingere le riforme costituzionali volute da Renzi, sarà referendum confermativo, quindi anche se andassero al voto meno della metà degli aventi diritto, sarà solo il rapporto di forza fra Si e No a deciderne l’esito. Apparentemente gli Italiani che voteranno Si sceglieranno di rinunciare al diritto di scegliere direttamente i Senatori, mentre il No garantirà la conservazione di tale fondamentale diritto, ma in realtà saremo chiamati a decidere se conservare o spazzar via la democrazia, chi voterà Si dovrebbe essere conscio di approvare il probabile inizio di una “avventura autoritaria”, invece ne sarà del tutto inconsapevole, sarà una vittima della disinformazione. Se vinceranno i No la democrazia sarà sopravvissuta alla più grave aggressione dalla caduta del Fascismo.
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RENZI, LEADER DEL PARTITO ANTIDEMOCRATICO

di Manuel Santoro

In questi mesi abbiamo assistito ad una involuzione drammatica della vita democratica di questo Paese. Abbiamo soprattutto assistito all’emergere di un premier disinteressato della centralità del Parlamento, disinteressato dei veri problemi sociali degli italiani, disinteressato degli effetti che le sue leggi potranno avere sul tessuto democratico dell’Italia negli anni a venire.
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OCCUPAZIONE. SANTORO: DI PEGGIO SI PUO’ SEMPRE FARE

OCCUPAZIONE. SANTORO: DI PEGGIO SI PUO’ SEMPRE FARE

“Trovo stucchevole che il Governo Renzi si compiaccia, con tanta risonanza mediatica, del dato Istat sull’occupazione del (solo) mese di Gennaio 2015 quando il tasso di disoccupazione nell’intero 2014 è salito al 12,7% rispetto al 12,1% del 2013”, commenta Manuel Santoro, segretario nazionale di Convergenza Socialista.
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IL PROBLEMA DELL’ITALIA NON E’ L’ARTICOLO 18

di Manuel Santoro

Nella situazione difficile in cui si trova l’Italia, e parlo di pressanti difficoltà rimarcate dall’ultimo dato sul PIL trimestrale, dopo trimestrali ancor più negativi, è emblematico come la mancanza di una grande forza marcatamente socialista che adotti politiche socialiste e, quindi, per i più deboli delle società moderne, non venga minimamente percepita come necessaria dagli italiani. Sicuramente non è percepita dai socialisti stessi. Essendoci lo spazio politico sarà CS ad occuparlo.

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