Archivi tag: Roberto Spagnuolo

TRE OBIETTIVI SOCIALI PER IL LAVORO E LA PREVIDENZA

Tratto dal documento politico su lavoro e previdenza del partito della Convergenza Socialista. Parte IV

Persona al lavoro e previdenza della persona

Per sostenere concretamente il mondo del lavoro occorre puntare su tutti gli strumenti che tutelano il ciclo lavorativo della persona (istruzione, formazione di base, inserimento, aggiornamento professionale, formazione continua, riqualificazione). Le diverse fasi del ciclo vanno incluse, ognuna per la propria parte di contributo, all’interno della copertura previdenziale che apre e chiude l’attività lavorativa, senza soluzione di continuità grazie anche all’intervento dello Stato nei periodi di perdita del lavoro; in tali momenti la persona entra in un ciclo attivo di riqualificazione e reinserimento assistito, non passivamente, in cui anche il voucher è uno strumento la cui validità deve essere fissata in ragione della sua natura incidentale e integrativa dei periodi iniziali, finali e accidentali del lavoro, non certo strutturali dello stesso.
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LAVORARE MENO, LAVORARE TUTTI. QUALITA’ DEL LAVORO E RETRIBUZIONE DI QUALITA’

Tratto dal documento politico su lavoro e previdenza del partito della Convergenza Socialista. Parte III

Si è detto che, quando si parla di qualità del lavoro, non si può prescindere da istruzione, formazione e riqualificazione che vanno legate a quel mondo fin dall’origine; salario e bisogni vanno integrati nel formare la retribuzione, mentre la qualità deve comprendere il contributo all’ambiente esterno da parte di ogni lavoratore e imprenditore, in termini di impatto positivo ambientale e sociale.
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LAVORARE MENO, LAVORARE TUTTI. L’OBIETTIVO DELLE 20 ORE SETTIMANALI

Tratto dal documento politico su lavoro e previdenza del partito della Convergenza Socialista. Parte II

Lavoro disponibile e tempo di lavoro disponibile

Prima di tutto, occorre affrontare la mancanza di lavoro e, successivamente, la relativa stabilizzazione.
Pertanto, necessita distinguere i settori in perdita da quelli in crescita o con carenza di addetti, in particolare tra i professionali, i tecnici e i lavori sociali, per indirizzare istruzione, formazione e riqualificazione in modo personalizzato e non indifferenziato.

Creare una maggiore disponibilità del lavoro in modo trasversale a tutti i suoi comparti, significa poter offrire una maggiore possibilità di scelta al lavoratore all’inizio del ciclo lavorativo. Il lavoro potrebbe quindi partire non solo per necessità ma anche essere scelto, secondo le personali capacità, attitudini e preparazioni. Questo lo renderebbe strumento di crescita dell’uomo-lavoratore all’interno del luogo di lavoro, ma solo se abbinato a migliori tutele e retribuzioni veramente premiali.
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LAVORARE MENO, LAVORARE TUTTI. INTRODUZIONE

Tratto dal documento politico su lavoro e previdenza del partito della Convergenza Socialista. Parte I

Tasso di disoccupazione in Italia è intorno al 12% (dati 2016/2017). La percentuale di disoccupati fino ai 24 anni di età è al 40% pari a 644-mila giovani. Tra i 25 e i 34 anni di età ci sono in Italia 877-mila disoccupati; tra i 35 e i 49 anni siamo a più di un milione. Bisogna però considerare che queste percentuali non tengono conto di chi il lavoro non lo cerca più. E’, quindi, plausibile supporre che il numero dei disoccupati sia in effetti molto maggiore. Meglio i lavoratori anziani, solo 500 mila disoccupati, che in realtà con la legge Fornero hanno difficoltà ad andare in pensione precludendo di fatto un cambio generazionale nei posti di lavoro.
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FORUM EUROPEO DELLE FORZE PROGRESSISTE. DELEGAZIONE DI CS

FORUM EUROPEO DELLE FORZE PROGRESSISTE. DELEGAZIONE DI CONVERGENZA SOCIALISTA (CS)

Il partito della Convergenza Socialista, firmatario della chiamata, parteciperà al forum di Marsiglia il 10&11 Novembre 2017
https://convergenzasocialista.com/2017/10/05/europa-forum-sinistra-europea-convergenza-socialista/

L’EUROPA DEVE CAMBIARE!

La delegazione del partito della Convergenza Socialista che sarà presente al primo Forum europeo delle forze progressiste organizzato dal Partito della Sinistra Europea (Marsiglia, 10&11 Novembre 2017) sarà composta da:

Francesco Favara
Massimiliano Grazioli
Manuel Santoro
Roberto Spagnuolo

Iniziamo da Marsiglia, il 10 e 11 Novembre 2017, per il primo appuntamento di questo Forum!

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DOCUMENTO POLITICO SU LAVORO E PREVIDENZA

Roberto Spagnuolo – Dipartimento del lavoro e previdenza
Manuel Santoro – Segretario nazionale

Documento politico completo su lavoro e previdenza in pdf per la stampa

Contesto storico

Tasso di disoccupazione in Italia è al 12,4%. In crescendo dal 2008 ad oggi. La percentuale di disoccupati fino ai 24 anni di età è al 40% pari a 644-mila giovani. Tra i 25 e i 34 anni di età ci sono in Italia 877-mila disoccupati; tra i 35 e i 49 anni siamo a più di un milione. Bisogna però considerare che queste percentuali non tengono conto di chi il lavoro non lo cerca più. E’, quindi, plausibile supporre che il numero dei disoccupati sia in effetti molto maggiore. Meglio i lavoratori anziani, solo 500 mila disoccupati, che in realtà con la legge Fornero hanno difficoltà ad andare in pensione precludendo di fatto un cambio generazionale nei posti di lavoro.

Dal lato retribuzioni, invece, gli ultimi dati Eurostat confermano che i livelli delle retribuzioni non solo non ricompensano gli sforzi dei lavoratori ma, allargando la cerchia sociale dei “poveri retribuiti”, sono sempre più insufficienti a garantire il minimo indispensabile alle famiglie. Qui va anche peggio. Essendo l’Italia sotto alla media Ue, quasi la metà dell’incremento degli ultimi anni è arrivato solo al 20% più ricco.
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IL LAVORO, TRA SPECCHIETTI FINANZIARI E INVESTIMENTI ECONOMICI

di Roberto Spagnuolo, Dipartimento sulle politiche del lavoro e pensioni

Gli ultimi dati Eurostat* confermano che i livelli delle retribuzioni non solo non ricompensano gli sforzi dei lavoratori ma, allargando la cerchia sociale dei “poveri retribuiti”, sono sempre più insufficienti a garantire il minimo indispensabile alle famiglie. Qui va anche peggio. Essendo l’Italia sotto alla media Ue, quasi la metà dell’incremento degli ultimi anni è arrivato solo al 20% più ricco. È chiaro come le politiche del lavoro sino ad ora abbiano sposato soluzioni eccessivamente liberali, per attirare i capitali d’investimento delle multinazionali con forme di speculazione sul lavoro vendute come opportunità. Una scelta dolosamente miope che ricerca la competitività perduta solo dove è più facile trovarla: vincolando in basso oneri finanziari e giuridici del lavoro, quest’ultimi espressi anche dal diritto di partecipazione alla gestione ed ai risultati aziendali. Multinazionali che, passato il favore fiscale, lasciano agli Stati la gestione del dopo.

Sembra che l’unico specchietto per i capitali possa essere solo un alto e sicuro (!) margine di profitto, indipendentemente dalla sua stabilità e affidabilità nel tempo e dal mezzo per crearlo, in una visione dell’economia reale decantata politicamente e istituzionalizzata nella sua tutela finanziaria, grazie soprattutto al rigore fiscale imposto dall’Europa.

Eppure gli strumenti per dare una natura diversa al profitto creato, più economica che finanziaria, esistono e parlano di qualità del capitale umano, della sua istruzione di base perseguita dai migliori docenti e della formazione professionale continua e concreta, perché basata su reali esigenze del mercato nazionale e sulle relative opportunità offerte dalle nostre specifiche eccellenze. Tali strumenti parlano della condivisione dei rischi e dei guadagni, per dare un margine di flessibilità organizzativa durevole nel tempo e congruo ai tempi; parlano in termini di premialità d’iniziativa, innovazione e impegno nel lavoro ordinario.

Tuttavia, in assenza di una politica che vada nella direzione di tali obiettivi, valorizzando il merito di ogni contributo alla crescita economica e sociale, come vera ricchezza su cui investire e far investire, gli specchietti per i capitali continueranno a ricercare strumenti di competitività centrati solo sui costi assoluti. Infatti, è noto che i ritorni positivi degli investimenti fatti per valorizzare il capitale umano e i prodotti e servizi offerti, maturano in tempi più lunghi di un mandato elettorale ma, di contro, sono anche decisamente più brevi di una vita di lavoro sottopagato.

*fonte: rapporto Oxfam

PRODUTTIVITA’ PRO WELFARE OVVERO L’ECONOMIA DEI BISOGNI

di Roberto Spagnuolo, Dipartimento sulle politiche del lavoro e pensioni

La legge di stabilità 2016 e la nuova legge di bilancio 2017 (che ormai incorpora anche la legge di stabilità) rilanciano un nuovo strumento per recuperare produttività, strumento ancora sottoutilizzato nel mondo del lavoro e delle relazioni industriali e che si presenta come sostegno di natura socio-economica. Si tratta della maggiore detassazione dei premi di produttività se tradotti in servizi per il lavoratore invece che restare monetizzati in busta-paga.

Parlando di bisogni e necessità da soddisfare alla persona, il valore economico, qui tradotto meglio dal valore d’uso, è decisamente superiore al mero valore finanziario del corrispondente premio in busta-paga. Ciò avviene in ragione del fatto che l’azienda, grazie al proprio maggior peso contrattuale, riesce a spuntare prezzi più bassi e livelli di qualità più alti dai fornitori di servizi per i propri lavoratori, cumulando tale vantaggio di posizione con l’incentivo della detassazione. In altre parole, premiare con Bonus in servizi essenziali (e costosi) come gli asili nido, le integrazioni previdenziali, l’assistenza agli anziani, le assicurazioni sanitarie, renderebbe il lavoratore meno ansioso nel dover conciliare il proprio lavoro con le necessità familiari per cui aumenterebbe la sua motivazione e la sua produttività.

Tuttavia l’utilizzazione dello strumento è proficua se deriva dal comune accordo e da una maggiore partecipazione tra le parti sociali nel localizzare, secondo le esigenze dei dipendenti, servizi e modalità su cui concordare il premio. Parlare di welfare negoziato, infatti, significa soprattutto personalizzarne le finalità di spesa, magari partendo da linee-guida concordate su almeno tre livelli: nazionale, locale e aziendale, al fine di individualizzare i bisogni da coprire.

E’ evidente come tutto ciò sia la strada da percorrere per garantire servizi fondamentali a chi un lavoro già ce l’ha e sino a certi livelli di reddito; ma è bene ricordare pure che tale strumento andrebbe a sostituire e ad integrare lo Stato, liberando risorse a sostegno di chi ancora non può accedere al mondo del lavoro o, peggio, a sostegno di chi ne sia stato dolorosamente esodato.

REDISTRIBUZIONE DEL REDDITO VUOL DIRE ANCHE REDISTRIBUZIONE DEL TEMPO DI VITA

di Roberto Spagnuolo, Dipartimento sulle politiche del lavoro e pensioni

Difficoltà sono state incontrate, molte ancora non risolte, da parte del governo nel disciplinare una nuova forma di rapporto di lavoro che, grazie alla telematica, rende possibile un approccio al mondo del lavoro decisamente più intelligente: smart work, liberamente tradotto in “agile”, evidentemente per contrapporlo al suo opposto “rigido”.

Conciliare tempi di vita e di lavoro a favore dei primi, decisamente più penalizzati in termini di bisogni sociali, è stato un obiettivo sino ad oggi ricercato soprattutto per coloro che avevano particolari emergenze familiari o personali, non estendibile in via di principio a tutti i lavoratori. Quando studi accademici hanno dimostrato che ne avrebbe beneficiato anche la produttività del lavoro in termini di costi, salari e profitti (quella sociale ne beneficia già dalla mera conciliazione dei tempi), allora si è allargata la cerchia degli utenti potenziali, tra cui il pubblico impiego.
Quest’ultimo, ancora ristretto in ambiti lavorativi gerarchici e compartimentali nelle mansioni, organizzativamente e culturalmente è testimonianza di archeologia industriale.
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PRIMA SEGRETERIA NAZIONALE DI CS

In data 18 Giugno 2016, si è tenuta la prima segreteria nazionale del partito della Convergenza Socialista.

Come primo passo vi è stato il voto sulla formalizzazione della segreteria nazionale. Si è passati poi alla discussione di alcuni punti sui quali i vari responsabili lavoreranno nelle prossime settimane e la cui formalizzazione avverrà alla prossima segreteria prevista a settembre 2016. L’obiettivo è arrivare al primo Congresso nazionale del 2018 nel miglior modo possibile, sia in termini qualitativi che quantitativi.

Alcuni punti di discussione affrontati alla prima segreteria.

Dare maggiore visibilità al partito, una migliore comunicazione verso l’esterno e definire i dettagli per le future campagne di tesseramento di CS. Responsabili: Massimiliano Maiolino e Vito Bruschini.

Continuare con la scuola del partito e iniziare il lavoro di formazione quadri nei territori dove siamo presenti. Responsabile: Francesco Maria Favara.

Si è discusso delle ragioni del NO al referendum di Ottobre, dell’Italicum, mettendo in risalto l’importanza di un impianto proporzionale che riporti la società italiana ad un dialogo tra le parti, alla ricerca del compromesso, alla comprensione delle motivazioni altrui e non, come negli ultimi 20 anni, ad uno scontro tra fazioni che ha totalmente mortificato il Paese eliminando dalla rappresentanza politica intere fette di società. Per il lavoro di CS sul referendum di Ottobre, il Responsabile è Filippo Russo.

Si è inoltre deciso di definire per la prossima segreteria una forte campagna politica che si incentrerà su lavoro e pensioni e metterà in risalto l’abnorme discrepanza tra la ricchezza disponibile per il corretto funzionamento dello Stato e il mercato, ad oggi più grande, dei derivati che ammonta a 1,2 quadrilioni di dollari. Ci vogliono far credere che la coperta sia veramente corta per il sociale, ma i soldi ci sono. In mano alle grandi banche ed alla grande finanza. Responsabili: Roberto Spagnuolo e Manuel Santoro.

Appuntamento, quindi, a settembre.
Per quasiasi informazione rivolgersi a Giancarlo Amante/Daniela Portieri.