Archivi tag: sociale

LA FINTA IMPOSTA DI GRASSINI

di Renato Gatti

Sul Sole 24 Ore di venerdì 3 novembre F.A.Grassini constata che puntare sulla riduzione del debito contando su una crescita del PIL del 3% reale più il 2% di inflazione, è una vaga speranza anche perchè una crescita del 3% in presenza di azioni deflattive pare essere un ossimoro.

Peraltro incombe nei prossimi mesi il divieto alle banche di detenere titoli del debito pubblico oltre ad una certa misura e la prospettiva di un aumento dei tassi di interesse con l’attenuamento del Q.E.

Conclude il Grassini “La strada per ridurre veramente il debito pare solo quella di una patrimoniale che ponga a carico dei più benestanti l’onere della necessaria riduzione”.
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PERUGINA. SANTORO: IL CONFLITTO TRA I LAVORATORI E LA MULTINAZIONALE E’ UN AVVERTIMENTO PER LA POLITICA

”Venerdì 13 Ottobre ci sarà il confronto tra le parti per discutere della grave situazione di tagli al personale per 364 dipendenti dell’azienda umbra, e quando la lotta per il posto di lavoro è tra i lavoratori e una multinazionale la questione diventa grave, critica e richiede la presenza e l’impegno della politica, non solo nazionale ma europea”, commenta Manuel Santoro, Segretario nazionale del partito della Convergenza Socialista.

“Il problema che la politica deve affrontare non è tanto nel rapporto tra il lavoratore e la multinazionale, impari per definizione, ma nell’utilità sociale della multinazionale, di qualsiasi multinazionale. La questione è se l’esistenza stessa della multinazionale sia socialmente utile, da un punto di vista dei rapporti di lavoro, della qualità della vita per i lavoratori e le loro famiglie, per le cittadinanze stesse. E’ fondamentale ripensare la funzione sociale del lavoro e del luogo stesso di lavoro il quale ci porta, de facto, ad un ripensamento della dimensione delle aziende. La politica deve rimettere sul tavolo della discussione politica la questione di una economia a misura d’uomo.”
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UN PRIMO PASSO PER UNA ‘CONVERGENZA’ SOCIALISTA

di Manuel Santoro

Definiamo il campo d’azione
Per una convergenza progettuale, strategica, delle forze socialiste in Italia

Il primo e ineludibile punto sul quale organizzare un ragionamento è racchiuso in una semplice domanda. Cosa è il socialismo, quali sono i suoi obiettivi politici e sociali.

Scartiamo da subito quella malsana idea secondo la quale il socialismo equivalga ad una sorta di riformismo centrista, annacquatamente moderato e blairiano. Non è quella la via.
Rispondere, quindi, alla domanda “cosa debba essere il socialismo” crea de facto una giusta e sana divisione nella galassia socialista poiché si forza l’emersione di chiari obiettivi finali diversi tra chi considera il socialismo alternativo al capitalismo e chi, invece, considera il socialismo come un velleitario esercizio appunto blairiano che renda il capitalismo umanizzato, accettabile alle fibrillazioni del moderatismo di sinistra e alla finanza internazionale. La chiarezza ideologica è prioritaria se si vuole avere alcuna possibilità di organizzare con successo una seria progettualità per la rinascita del socialismo italiano.
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IUS SOLI: RILANCIAMO IL DIBATTITO CON UNA BATTAGLIA SOCIALISTA

di Manuel Santoro

Che Grillo oggi si curi delle conseguenze sulla vita civile e democratica degli altri Stati membri dell’Unione Europea una volta concesso lo Ius Soli in Italia, mi sembra una battuta di spirito. Il meglio del repertorio comico del leader del M5S.

Se il livello del dibattito è questo, se il Parlamento è ostaggio di un dibattito su quali ‘paletti” inserire e quali togliere, come se i nati in Italia fossero esseri umani invisibili, inesistenti, allora meglio rilanciare.
Siamo socialisti e i socialisti non incitano guerre tra poveri. I socialisti attaccano le cause che portano i migranti a lasciare, disperati, i loro Paesi di origine. I socialisti attaccano lo sfruttamento e le guerre condotte da Stati e da multinazionali per il puro profitto, economico e geopolitico.

Rilanciamo allora.

Proponiamo uno Ius Soli come previsto dal XIV emendamento della Costituzione degli Stati Uniti. Automatico e senza condizioni. L’Europa prenderà esempio da noi.

Questa è una battaglia socialista.

EINAUDI, ECONOMISTA LIBERALE NON LIBERISTA

di Renato Gatti

L’eguaglianza dei punti di partenza

Einaudi parte dal principio democratico per cui ogni soggetto deve avere le stesse opportunità nella gara della vita, nessuno deve partire con l’handicap e nessuno deve partire avvantaggiato. “Partendo dalla premessa che solo una minoranza degli eletti può giungere sino ai posti di comando, (è altrettanto vero che) sarebbe ben diverso se la selezione degli eletti potesse farsi tra l’universale degli uomini”.

Ma il principio dell’eguaglianza dei punti di partenza presupporrebbe che ogni nuovo nato parta in condizioni uguali, tutti nudi e senza differenza di mezzi al momento della nascita per lasciare che la competizione selezioni, darwinianamente, il più adatto a ricoprire i ruoli in cui eccelle.

Einaudi respinge questo egualitarismo perché questa soluzione annullerebbe il lavoro fatto dalla famiglia a favore dei propri discendenti e scoraggerebbe l’iniziativa dei singoli perché tutto quanto da essi creato sarebbe poi disappropriato e vanificato.
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SOCIALISMO E COSTITUZIONE

di Manuel Santoro

La lunga via al Socialismo, la cui essenza vive nella consapevolezza di essere strategicamente alternativo al Capitalismo, è un processo riformatore, graduale, evoluzionista della società. Un percorso che necessariamente dovrà attraversare fasi intermedie, popolate di lotte politiche e sociali, di scontri, di vittorie e di sconfitte.
E’ mia convinzione che la prima di questi innumerevoli passaggi verso il Socialismo debba essere l’applicazione assoluta della nostra Costituzione nella vita reale delle persone attraverso l’azione legislativa, iniziando proprio dalla questione “sociale”.

La solidarietà economica e sociale è, nella Costituzione italiana, “dovere inderogabile” dello Stato nei confronti dei suoi cittadini e lo Stato ha il dovere di “rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che…impediscono il pieno sviluppo della persona umana” (Art 3), così come “ogni cittadino inabile al lavoro e sprovvisto dei mezzi necessari per vivere ha diritto al mantenimento e all’assistenza sociale” (Art. 38).

Verso il Socialismo, quindi, passando dall’applicazione assoluta della nostra Costituzione attraverso l’azione legislativa.

BONUS O INVESTIMENTI. METODO SCIENTIFICO E COMUNICAZIONE MEDIATICA

di Renato Gatti

L’era berlusconiana ci ha lasciato, oltre a risultati politici ed economici discutibilissimi e problematici, una eredità culturale che ha segnato un mutamento nel senso comune del nostro Paese. Tale eredità si connota, a mio parere, su due componenti che sono complementari l’una con l’altra: la personalizzazione della politica e la cultura della comunicazione.

Queste due componenti sono divenute costanti culturali nel pensiero e nel senso comune, in modo tale per cui oggi sono entrati nei paradigmi del nostro modo di pensare e soprattutto non sappiamo, ma direi meglio, non ci pensiamo neppure di sottoporre a critica.

Oggi parliamo sempre più di leaders e sempre meno di idee e programmi di cui questi leaders sono portatori, e la “comunicazione” è divenuta lo strumento quasi unico nel processo di ricerca del consenso, in particolare di quello elettorale. Un leader che comunica bene, che ha un suo stile di comunicazione è la premessa per la fondazione di un partito politico al di là e prima dei suoi programmi.
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LA BISTRATTATA ACE

di Renato Gatti

Premessa

Nella fase matura del nostro miracolo economico, la richiesta che veniva dal mondo capitalistico ed imprenditoriale era quella che richiedeva di non tassare gli utili reinvestiti.

Sembra abbastanza condivisibile, o almeno lo è da parte mia, che gli utili che restano in azienda e vengono reinvestiti (ci sarebbe eventualmente da discutere sul come vengono reinvestiti) abbiano un trattamento preferenziale rispetto a quelli distribuiti.

Va anche detto che a quei tempi, siamo prima della riforma fiscale di Tremonti, il presupposto principe per la imposizione fiscale era la distribuzione dei profitti e non la produzione di essi. Ciò significa che i profitti d’impresa non erano tassati al momento in cui erano prodotti e rimanevano all’interno dell’impresa, ma al momento in cui ne uscivano sotto forma di dividendi. Questo principio eticamente corretto, venne scavalcato dal pragmatismo delle esigenze di cassa dello Stato. Per aiutare il gettito, si istituì una imposta sulle imprese da considerarsi quale acconto su quanto avessero percepito successivamente. i prenditori di dividendi. Stante questa impostazione fu previsto che nella tassazione del socio percipiente di utili, il calcolo dell’imponibile includesse il dividendo ricevuto al lordo della tassazione avvenuta in impresa, di modo che la progressività dell’imposta non tenesse conto dell’acconto pagato dall’impresa per conto del prenditore di dividendi. Ricostruito così l’imponibile totale, definite le fasce di progressività e applicate le aliquote conseguenti, si determinava l’importo di imposte da pagare cui venivano sottratte le imposte già pagate dall’impresa per conto del prenditore di dividendi. Insomma per esigenze di cassa dello Stato le imprese venivano obbligate ad anticipare imposte altrui molto tempo in anticipo rispetto allìeffettiva erogazione dei dividendi.
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ARGINARE LE PRIVATIZZAZIONI? UN IMPEGNO, MA LE PAROLE NON BASTANO

di Giandiego Marigo, Dipartimento politiche abitative e per gli anziani

La teoria del complotto ha prodotto, è vero, affermazioni molto sconcertanti, a volte eccessive e fantasiose, ma è difficile trovare un nome diverso per quello che l’asse Formigoni-Maroni sta perpetrando a danno della Sanità e del Welfare Lombardo. Per ora il fenomeno è regionale, come la proposta, ma si sa, la Lombardia è, come la Sicilia per altri aspetti, laboratorio alchemico, banco di prova.

A questo si uniscano i pruriti autonomisti-indipendentisti dell’attuale interprete principale (e del suo staff o giunta che dir si voglia) ed una brutta controriforma … ampiamente fuori dai limiti della costituzionalità, unicamente tesa all’affermazione del privato a danno (procurato ed evidente) del pubblico diventa una mina vagante pericolosissima. Un precedente dannoso ed incivile.

La sostanza della deforma cancella i pilastri fondativi della Riforma Sanitaria n.833 del ’78, che già, per molti aspetti liberava le mani al privato.
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