Archivi tag: socialisti

IL BLITZ SU BANKITALIA

di Renato Gatti

Quello che è successo con la mozione del PD sul rinnovo della carica del Governatore va esaminato, a mio modo di vedere, su due aspetti: uno di merito ed uno di metodo.

Nel merito

Il fatto che durante il mandato Visco si sia assistito al default di 10 banche (M.P.S, le 4 dell’Etruria, le 2 venete, le 3 del gruppo San Miniato) non può che farci interrogare sull’efficienza dell’attività di vigilanza cui Bankitalia è istituzionalmante tenuta. E la risposta all’interrogazione va, a mio parere, nel senso di considerare l’operato del Governatore come inefficiente.
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FORUM EUROPEO DELLE FORZE PROGRESSISTE. DELEGAZIONE DI CS

FORUM EUROPEO DELLE FORZE PROGRESSISTE. DELEGAZIONE DI CONVERGENZA SOCIALISTA (CS)

Il partito della Convergenza Socialista, firmatario della chiamata, parteciperà al forum di Marsiglia il 10&11 Novembre 2017
https://convergenzasocialista.com/2017/10/05/europa-forum-sinistra-europea-convergenza-socialista/

L’EUROPA DEVE CAMBIARE!

La delegazione del partito della Convergenza Socialista che sarà presente al primo Forum europeo delle forze progressiste organizzato dal Partito della Sinistra Europea (Marsiglia, 10&11 Novembre 2017) sarà composta da:

Francesco Favara
Massimiliano Grazioli
Manuel Santoro
Roberto Spagnuolo

Iniziamo da Marsiglia, il 10 e 11 Novembre 2017, per il primo appuntamento di questo Forum!

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IL BUE CHE DÀ DEL CORNUTO ALL’ ASINO

di Giandiego Marigo

Questa farsa del Rosatellum, perchè di farsa si tratta, ha evidenziato in modo doloroso, ma quasi esageratamente esposto lo stato delle cose. Un teatrino senza rispetto in cui i convenuti recitano la propria parte fra urli, dispetti e reciproche distorsioni della realtà, mistificazioni incrociate che denotano il medesimo stile di fondo, l'uso strumentale della politica e la “cultura del potere”.

Ebbene sì, quello che sto dicendo qui è che, nonostante i toni apocalittici e gli scontri apparentemente insanabili esiste pochissima differenza reale fra i convenuti a questa commedia.
Il titolo di questo scritto, umilmente , sintetizza il senso di quello che vado dicendo.

Perchè lo dico? Forse questo va spiegato ed io cercherò di farlo, con i mezzi di cui dispongo che sono miserelli. In quanto scrivano di poco conto e di scarsissima importanza.
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APPARTENENZA, APPARTENENZA E APPARTENENZA. SIAMO ‘CONVERGENTI SOCIALISTI’, NON ‘SOCIALISTI’

Essere un ‘convergente socialista’ oppure un ‘socialista’ non è la stessa cosa. A noi interessa l’appartenenza al 100% al nostro progetto politico.

Convergenza Socialista non segue assolutamente il modus operandi di altri ‘soggetti socialisti’ i quali, senza popolo e senza voti, pensano alle politiche del 2018 e a come entrare nelle calde stanza delle istituzioni.

Noi di Convergenza Socialista dobbiamo seguire una nostra strada tracciata da tempo, una strada alternativa nei modi e nei metodi, che seppur con una nostra visione globale ed una collocazione precisa in Europa, inizia dal lavoro territoriale, dalla costituzione dei gruppi locali, dalla formazione della classe dirigente, non socialista ma di Convergenza Socialista, dall’apertura di sezioni nei territori.
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NELL’80° ANNIVERSARIO DELL’ASSASSINIO DEI FRATELLI ROSSELLI

Scritti Politici di Carlo Rosselli a cura di Z. Ciuffoletti e P. Bagnoli, Napoli,Guida editori, 1988, p.284, (da “Giustizia e Libertà” del 18 maggio 1934):

“SIAMO ANTIFASCISTI non tanto e non solo perché siamo contro quel complesso di fenomeni che chiamiamo fascismo; ma perché siamo per qualche cosa che il fascismo nega ed offende, e violentemente impedisce di conseguire. Siamo antifascisti perché in questa epoca di feroce oppressione di classe e di oscuramento dei valori umani, ci ostiniamo a volere una società libera e giusta, una società umana che distrugga le divisioni di classe e di razza e metta la ricchezza, accentrata nelle mani di pochi, al servizio di tutti. Siamo antifascisti perché nell’uomo riconosciamo il valore supremo, la ragione e la misura di tutte le cose, e non tolleriamo che lo si umilii a strumento di Stati, di Chiese, di Sette, fosse pure allo scopo di farlo un giorno più ricco e felice. Siamo antifascisti perché la nostra patria non si misura a frontiere e cannoni, ma coincide col nostro mondo morale e con la patria di tutti gli uomini liberi. Il nostro antifascismo implica, perciò, una fede positiva, la contrapposizione di un mondo nuovo al mondo che ha generato il fascismo. Questa nostra fede, questo nostro mondo, si chiamano libertà, socialismo, repubblica; dignità e autonomia della persona e di tutti i gruppi umani spontaneamente formati; emancipazione del lavoro e del pensiero dalla servitù capitalistica; nuovo Umanesimo. Forma moderna della reazione capitalistica, anzi ormai forma tipica di governo verso cui tende in tutti i paesi la classe dominante non appena senta minacciati i suoi privilegi, il fascismo esprime ad un tempo la feroce volontà di difesa della grande borghesia e la irrimediabile decadenza della civiltà che porta il suo nome. Antifascismo è perciò sinonimo di anticapitalismo, di un anticapitalismo concreto e storico che si giustifica non tanto col richiamo ad un astratto schema teorico quanto con le sofferenze materiali e morali delle grandi masse lavoratrici, il cui destino è il nostro destino, e con la constatata incapacità di una classe dirigente che non riesce neppure a sfamare i suoi servi”.
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LA FIGURA UMANA E POLITICA DI LEONETTO AMADEI

di Marco Moriconi

Un ricordo nel ventennale della scomparsa

Quest’anno ricorre il ventennale della scomparsa del compianto Leonetto Amadei, figura di rilievo nazionale, statista, giurista e politico italiano. Nato a Seravezza (Lu) il 7 agosto del 1911, figlio di uno scultore e di una maestra elementare, si diplomò al liceo classico della vicina Massa per seguire poi gli studi giuridici alla facoltà di giurisprudenza dell’Università di Pisa risultando, nel 1931, a soli vent’anni, il più giovane laureato d’Italia nella sua sessione accademica. Iniziò la sua professione di avvocato come tirocinante nello studio legale dell’on. Luigi Salvatori (1881-1946), seravezzino anch’egli, figura di alto spessore morale, antifascista, già deputato socialista negli anni caldi del biennio rosso 1919-’20, poi comunista dopo il 1921. Ad inizio anni Trenta ebbe inizio poi la lunga esperienza militare che lo vide impegnato come ufficiale per quasi tre lustri. Nelle pause del servizio Amadei, tornando in Versilia, affinava la sua formazione giuridica sviluppando una sensibilità professionale per i più deboli, per i molti lavoratori che a lui si rivolgevano. Nel 1938 sposò Nora Cancogni, cugina del noto scrittore e giornalista Manlio, venuto a mancare nel 2015. Iniziata la guerra prestò servizio come capitano nell’artiglieria costiera al comando di alcune batterie del distretto di La Spezia, prima sull’isola Palmaria quindi a Lerici. Nella primavera del 1943 fu trasferito nell’isola di Lero, nel Mar Egeo meridionale.
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SCONTRI E RISCONTRI, MENTRE IL PAESE NEMMENO TANTO LENTAMENTE MUORE

di Giandiego Marigo, Dipartimento politiche abitative e per gli anziani

Premetto, ed è tutto sommato importante, che ritengo deviante e distraente dai problemi reali di questo paese e soprattutto dell’Europa e del mondo, questo centellinare ed eternamente raccontare dello scontro, per altro eventuale, all’interno del PD.

Me ne occupo, perché, tutto sommato nel generale marasma d’un paese confuso sulle posizioni e sugli ideali che sorreggono quella che definiamo “politica” appare necessario fare anche questo. In qualche modo, da sempre, il PD gioca questo giochino. Quello della sua divisione interna, che permette al partito di “controllare” se non di rappresentare (questo non lo fa da tempo, anzi dalla sua stessa nascita malriuscita) l’Area di Progresso e Civiltà e di inquinarla con il pensiero liberista che lo attraversa e con il suo Post-blearismo in stile neo-democristiano made in Italy.

Lo scontro Renzi – D’Alema si muove in questo senso, così come fu per Il Renzi – Bersan, piuttosto che per, per quanto farsesco, Veltroni – Bindi. Giocare sulle opposte tifoserie e sulle primarie è il campo scelto dal PD per illudere sulla sua democrazia interna, così, come l’avere, sempre una pseudo sinistra interna minoritaria e ridicola lo è per garantirsi un ponte sul quale decimare le velleità alla sua sinistra.

Il PD si è sempre preoccupato di garantire una tribuna, tutto sommato comoda, ai suoi servitori a sinistra, interni esterni e prossimali. D’altra parte i difetti del bipolarismo sono tali e tanti che, per chi si appresti a servire innanzi tutto il proprio ‘Mostro Pragma’, al di là di ogni possibile deviazione ideale è quasi d’obbligo l’agire così.
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ESSERE MINORANZA

di Giandiego Marigo, Dipartimento politiche abitative e per gli anziani

Molti sbraitano, progettano, si illudono, quantomeno in questo contesto e allo stato, vagheggiando di una visione alternativa maggioritaria.

Teorizzando ‘masse critiche’ e grandi mutamenti in nome di una coscienza diffusa e realmente influente nell’ordine delle cose. Credo umilmente sia necessario fare i conti con la realtà, porsi obiettivi possibili se davvero si vuole, in qualche modo, influenzare e dirottare la corsa suicida di questo sistema.

Siamo minoranza e non sto parlando dell’opinione momentanea o del progressismo dozzinale e di facciata, comunque perdente in questa fase storica. Sto parlando dell’elevazione spirituale e pratica, sto parlando di comportamenti, di una cultura altra e realmente alternativa a-sistemica, sto parlando di una visione altra, aliena da questa che viviamo, perché fondata su postulati e premesse completamente diversi. L’ipocrisia attuale nella quale sguazziamo non può produrre alcun cambiamento, lo nega in sé. È un poco come parlare di ecumenismo e di divino unitario proclamando a gran voce, con corredo di armi e di croci, dalla forza dei propri eserciti che la propria visione/strada è l’unica, si badi, non la migliore o la più moderna ed avanzata, ma l’unica strada realmente valida. Un’assoluta ipocrisia.

Tal quale a quella di teorizzare progressismo avendo come punto di riferimento l’élite mondiale. La realtà è che siamo minoranza.
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RIFLESSIONI SUL MODELLO DI DEMOCRAZIA PREVISTO DALL’ART. 49 DELLA COSTITUZIONE ITALIANA

di Giorgio Pizzol, Senatore socialista X Legislatura

Appunti per l’incontro di studio del 25 marzo 2011 al Liceo Flaminio, Vittorio Veneto

Parte I: Il contenuto normativo
All’inizio degli anni ’60 era facile leggere nei commenti alla Costituzione Italiana, svolti da studiosi delle scienze politiche e giuridiche (delle più diverse tendenze ideologiche), che l’articolo 49, doveva essere considerato come la “chiave interpretativa” dell’intero disegno costituzionale. E ciò perché nelle sue disposizioni, vengono enunciate le caratteristiche peculiari del “modello istituzionale” della “democrazia” quale viene concepita e istituita dalla nuova Carta costituzionale. In altri termini, si diceva che in questo articolo chiunque può “leggere” le idee guida, le norme fondamentali, i principi, secondo i quali i cittadini, come singoli e nel loro insieme (come popolo), hanno il diritto, e il dovere di esercitare, la sovranità popolare.

L’istituzione di questo “modello” veniva giudicata come l’avvio di un’esperienza del tutto nuova e originale nella storia degli ordinamenti giuridici dell’intero contesto mondiale per i motivi che cercheremo di esporre.

Gli stessi studiosi facevano notare che gli ordinamenti costituzionali che si autodefiniscono “democratici” (in quanto riconoscono come titolare della “sovranità” il popolo) rimangono in pratica “oligarchici” (in quanto, nella realtà effettiva, la sovranità è esercitata da poche persone). In base a tali ordinamenti infatti, a ben guardare, il popolo esercita effettivamente la sovranità soltanto al momento del voto in quanto col voto “cede” la sovranità agli eletti, ai “rappresentanti del popolo”, ai quali viene affidato appunto il potere di decidere “a nome per conto” del popolo.
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IL GOVERNO GENTILONI NON TIENE CONTO DEL VOTO. ORA IL PROPORZIONALE

IL GOVERNO GENTILONI NON TIENE CONTO DEL VOTO. ORA IL PROPORZIONALE

“Il Governo Gentiloni è palesemente in continuità con il Governo precedente e non tiene conto del voto netto e contrario alla riforma costituzionale Renzi-Boschi”, così commenta Manuel Santoro, Segretario nazionale del partito della Convergenza Socialista.
“Le dimissioni di Renzi erano dovute proprio per la natura personalistica data alla campagna referendaria, ma mi sarei aspettato un passo indietro rapido e deciso anche della ministra Boschi visto che la riforma proposta agli italiani portava il suo nome”.

“Così non è stato e invece di un passo indietro abbiamo assistito ad un passo in avanti del ministro Boschi”, continua Santoro, “la quale ora sarà probabilmente la causa principale di un crescente clima avvelenato nel Paese”.

“Ritengo comunque”, continua Santoro, “che la Costituzione vada applicata, ed insegnata prima di tutto ai parlamentari che oggi ripropongono il mantra di un Governo non eletto dai cittadini. Ci sarà da varare una nuova legge elettorale e spero che si vada verso una proposta proporzionale, con preferenze e senza sbarramenti, che tenga conto delle diverse anime che compongono la società italiana. Che si concluda poi la legislatura”.

“Saranno sicuramente mesi difficili”, conclude Santoro, “ma oggi la priorità è coinvolgere non dividere, e solo una legge elettorale proporzionale può adempiere a tale scopo. Rafforzeremmo, così, l’assetto parlamentarista incarnata nella nostra Costituzione evitando strappi maggioritari che sono incompatibili con il nostro assetto costituzionale”.