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Manovra. Santoro (CS): clausole di salvaguardia, Terzo settore e giovani punti su cui riflettere

“Ci sono tre questioni che dovrebbero farci riflettere attentamente”, commenta Manuel Santoro, segretario nazionale di Convergenza Socialista, “e riguardano le clausole di salvaguardia, l’aumento dell’imposta per il Terzo settore e le risorse mancanti per le politiche per i giovani.”

“Le famose clausole di salvaguardia previste valgono 23 miliardi nel 2020 e 28,8 miliardi nel 2021. Farebbero salire la pressione fiscale rispettivamente di 1,2 e di 1,5 punti percentuali. Per disinnescarle servono 50 miliardi di euro in due anni, ovvero due manovre molto pesanti per fare in modo che l’IVA rimanga ai livelli attuali. La situazione futura è, quindi, molto problematica e le risorse andranno trovate altrimenti ci ritroveremo davanti ad aumenti IVA assolutamente recessivi.”

“Altro punto dolente è l’aumento dell’imposta per il Terzo settore”, continua Santoro, “che rimarrà in manovra ma il governo promette che ritornerà ai livelli attuali con il primo provvedimento di gennaio. Vanno però trovate le coperture che ammontano a 400 milioni in 3 anni. 118 milioni nel 2019, 157 milioni nel 2020 e altri 157 milioni nel 2021. Devo ammettere che la sola idea di aumentare la tassazione sul Terzo settore dovrebbe preoccupare tutti. Non penso, e il governo del Paese dovrebbe saperlo, che l’Italia sia in grado di sopravvivere senza il lavoro del volontariato poiché sostituirlo, oggi, è semplicemente impossibile.”

“Terzo punto riguarda le risorse destinate ai giovani che diminuiscono a 530 milioni tra cui bonus diciottenni da 290 a 230 milioni, fondo di finanziamento ordinario per l’università pari a 40 milioni, fondo per il diritto allo studio pari a 10 milioni, il nuovo Consiglio Nazionale dei Giovani avrà a disposizione 200mila euro, il bonus per l’assunzione di giovani eccellenze pari a 50 milioni, finanziamento al fondo per le politiche giovanili con 30 milioni. Pochi fondi destinati ad un comparto strategico per il futuro del Paese.”

“E’ evidente, infine, che la manovra ora alla Camera presenta grosse lacune di carattere strategico e pesanti problematiche che andranno risolte nei prossimi anni”, conclude Santoro. “Tutto ciò mentre in Spagna il socialista Sanchez chiude l’anno con un aumento delle pensioni nel 2019 del 1,6% fino al 3% per quelle minime non contributive, un aumento del salario minimo e il recupero della sanità universale. Mi sembra un percorso giusto e doveroso. In Italia, invece, gli italiani vengono presi per i fondelli da quasi trent’anni.”

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Yemen. Santoro (CS): i sedicenti socialisti spagnoli dovrebbero vergognarsi per la vendita di bombe all’Arabia Saudita

“Al governo della Spagna ci sono dei sedicenti socialisti, amici del capitale e dell’industria bellica”, commenta Manuel Santoro, Segretario nazionale del partito della Convergenza Socialista, “poiché è impensabile che un vero socialista dia il suo consenso alla vendita di armi, di qualsiasi tipo, in qualsiasi contesto e in qualsiasi periodo. Men che meno, poi, a Paesi in guerra. Il governo spagnolo, esattamente come tanti altri, sappia da subito che avrà sulla coscienza migliaia di vittime civili in Yemen.”

“Non mi capacito del fatto che il Ministro degli esteri spagnolo Borrell, un ministro socialista, dichiari che ‘non vi sono ragioni per non portare avanti la fornitura’ di 400 bombe all’Arabia Saudita e che, ben più grave, ‘questo tipo di arma non produce lo stesso bombardamento di armi meno sofisticate lanciate un po’ a caso’. Trovo queste dichiarazioni inumane e sconcertanti.”

“Il Ministro Borrell pensa forse che lanciare bombe sia un gioco, un divertimento per uccidere la noia oltre a migliaia di vite umane”, continua Santoro, “ma ciò è un oltraggio che il popolo spagnolo, europeo e il mondo intero hanno il dovere di condannare con forza. La Spagna, purtroppo, si accoda a molti altri Paesi, inclusa l’Italia.”

“Spero che il governo spagnolo torni sui suoi passi”, conclude Santoro, “ma diciamo da subito che con questi socialisti non abbiamo nulla da spartire.”

SPAGNA-ITALIA 3-1: STORIA DI 1000 GIORNI

di Renato Gatti

Premessa

Più volte il nostro paese si è trovato a confrontarsi con altri paesi europei nella governance dei fondamentali; ricordo, ad esempio, la rincorsa con il Belgio nel tentativo di riportare almeno al 100% del PIL il debito pubblico. La gara la iniziò Prodi puntando ad un lento ma costante rientro attraverso l’avanzo primario. Il Belgio oggi si ritrova un debito vicino al 100% del PIL, mentre l’Italia, nonostante l’avanzo primario, continua ad aumentare il suo debito, e nonostante il ministro Padoan, ogni volta che parla, prometta che l’anno prossimo l’indice diminuirà.
Questa volta voglio mettere a confronto cos’è successo negli ultimi anni in Italia ed in Spagna dove, a prescindere dalla causa scatenante la crisi, dal 2007 al 2013 gli andamenti dei fondamentali erano molto coerenti, ma nel triennio successivo le differenze tra i due paesi sono esplose in modo molto significativo. Il PIL per esempio è aumentato di più del 3% in Spagna mentre in Italia stenta a raggiungere l’1%. Spagna-Italia, 3-1, storia di 1000 giorni.

L’andamento del PIL

L’andamento del PIL
L’andamento del PIL

Fatto 100 il numero indice del PIL all’inizio della crisi, i due paesi hanno subito un double dip, nel 2009 e nel 2013, anno nel quale il PIL è sceso al 90%. Nei tre anni successivi la Spagna ha rockettato vero il ritorno al 100% (la Francia sta al 105, la Germania al 108) mentre il nostro paese è rimasto fermo al palo.
Quali possono essere i fattori che hanno determinato questo sensibile scarto nell’andamento dell’economia dei due paesi?
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