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LA PROPAGANDA DELLA RIDUZIONE DELL’IRES. UN CONFRONTO CON L’ACE

di Renato Gatti

L’IRES è l’imposta sui redditi delle società di capitale, l’IRPEF è l’imposta sui redditi delle persone fisiche. Se una persona fisica riceve un dividendo già tassato con l’IRES quel dividendo è calcolato ai fini dell’IRPEF solo per il suo 49,72%. Supponiamo che la persona fisica abbia un’aliquota IRPEF marginale del 43%, e allora siamo in grado di calcolare l’effetto finale fiscale, seguendo il seguente schema:

Aliquote 1
Aliquote

Supponiamo che una SPA faccia utili per 500.000€ (senza effetto ACE come spiegheremo successivamente) l’IRES che l’impresa paga è di 137.500€ per un netto di 362.500€.
I 362.500€ distribuiti (supponiamo ad un azionista unico) entrano nel calcolo IRPEF dell’azionista per il suo 49.72% ovvero per 180.235€ su cui si applica l’aliquota marginale IRPEF del 43% per una imposta pari a 77.501€ e quindi un utile netto imposte di 284.999€.
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LA BISTRATTATA ACE

di Renato Gatti

Premessa

Nella fase matura del nostro miracolo economico, la richiesta che veniva dal mondo capitalistico ed imprenditoriale era quella che richiedeva di non tassare gli utili reinvestiti.

Sembra abbastanza condivisibile, o almeno lo è da parte mia, che gli utili che restano in azienda e vengono reinvestiti (ci sarebbe eventualmente da discutere sul come vengono reinvestiti) abbiano un trattamento preferenziale rispetto a quelli distribuiti.

Va anche detto che a quei tempi, siamo prima della riforma fiscale di Tremonti, il presupposto principe per la imposizione fiscale era la distribuzione dei profitti e non la produzione di essi. Ciò significa che i profitti d’impresa non erano tassati al momento in cui erano prodotti e rimanevano all’interno dell’impresa, ma al momento in cui ne uscivano sotto forma di dividendi. Questo principio eticamente corretto, venne scavalcato dal pragmatismo delle esigenze di cassa dello Stato. Per aiutare il gettito, si istituì una imposta sulle imprese da considerarsi quale acconto su quanto avessero percepito successivamente. i prenditori di dividendi. Stante questa impostazione fu previsto che nella tassazione del socio percipiente di utili, il calcolo dell’imponibile includesse il dividendo ricevuto al lordo della tassazione avvenuta in impresa, di modo che la progressività dell’imposta non tenesse conto dell’acconto pagato dall’impresa per conto del prenditore di dividendi. Ricostruito così l’imponibile totale, definite le fasce di progressività e applicate le aliquote conseguenti, si determinava l’importo di imposte da pagare cui venivano sottratte le imposte già pagate dall’impresa per conto del prenditore di dividendi. Insomma per esigenze di cassa dello Stato le imprese venivano obbligate ad anticipare imposte altrui molto tempo in anticipo rispetto allìeffettiva erogazione dei dividendi.
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