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Stati Uniti. Santoro (CS): dalla General Motors un taglio occupazionale aberrante

“Sono quattordicimila i posti di lavoro che la General Motors ha annunciato di tagliare in un batter di ciglia, e ciò denota tutta la bruttura, la stoltezza e la ferocia del sistema economico capitalista”, commenta Manuel Santoro, segretario nazionale del partito della Convergenza Socialista. “Una macchina infernale che mette in mezzo alla strada un numero enorme, direi assurdo, di lavoratori e di famiglie, chiudendo ben cinque stabilimenti. Da Detroit a Warren in Michigan, da Oshawa in Ontario a Baltimora e Lordstown, in Ohio.”

“Decine di migliaia di lavoratori che potrebbero, quindi, perdere il posto di lavoro e ritrovarsi assolutamente perduti insieme alle loro famiglie. E questo sarebbe il progresso umano? Per quanto si voglia iniettare welfare in una tale organizzazione di società, la crudeltà del capitale non sarà mai sconfitto dalla solidarietà umana. Per questo ci vorrebbe un cambio assoluto di paradigma: il socialismo. Il Presidente Trump, quindi, può strillare quanto vuole ma non vi è alcuna possibilità di metamorfosi positiva del capitale che, come quello americano, fa leva sul free market e sulla quasi totale mancanza di protezione delle classi lavoratrici, le quali si ritrovano sballottate all’interno del mercato del lavoro, come pacchi postali.”

“Ora, c’è chi vorrebbe mitigare la ferocia del capitale con il welfare e molti, anche nel campo socialista, pensano che sia possibile”, continua Santoro. “Poveri illusi, sarebbe il caso di dire. Il capitalismo è irriformabile, e non contempla il progresso umano, poiché si basa sulla centralità del capitale, e non dell’essere umano. Certo, una maggiore protezione legislativa dei lavoratori può attutire gli effetti così nefasti che invece negli Stati Uniti, per esempio, sono possibili.

“Ma ciò non toglie che ci saranno sempre pezzi di classe lavoratrice, per quanto piccoli, che subiranno le decisioni di classi dirigenti e degli umori dei mercati”, conclude Santoro. “Bisognerebbe solo mettersi nei panni di questi lavoratori appena licenziati, ben quattordicimila, e delle loro famiglie, per essere socialisti. Vivere le loro vite quanto basta per capire da che parte stare. Dalla parte del capitale oppure dell’uomo.”

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LA GRECIA, L’UE, IL LAVORO, IL WELFARE E UNA CLASSE DIRIGENTE DIVERSAMENTE INTELLIGENTE

di Roberto Spagnuolo

Forti sono state le critiche alla vigilia del referendum greco, circa i possibili, terribili, risvolti che una vittoria del NO avrebbe comportato, con tutte le conseguenze e responsabilità che solo il popolo avrebbe subìto, “in ragione della propria irragionevolezza”. Infatti, speculatori finanziari, armatori, governi e politici accondiscendenti (volenti o nolenti in quanto sotto il ricatto di licenziamenti di massa) hanno beneficiato del lassismo programmatico che pur vi è stato.
Tutti, incapaci (o piuttosto nolenti) di progettare un modello di crescita del paese e dell’UE diverso da quello standardizzato e imposto dall’esterno, ma che avrebbe potuto essere, sicuramente, più proficuo nel medio-lungo termine se opportunamente attuato nelle proprie riforme di base sociali ed economiche.

Certo una politica del genere non sarebbe stata in linea con i desiderata vigenti sullo status quo ben più favorevole alle grandi rendite di posizione che, per comprovata definizione, sono sterili in funzione dello sviluppo.
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